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LA “STORIA SBAGLIATA” DI PAOLO FOTI E I CACICCHI DEL PD

Per la terza volta Paolo Foti annuncia le sue dimissioni, dopo che per almeno altre 33 era stato momentaneamente dimissionato da pezzi della sua maggioranza e da pezzi del suo partito.

Perché sta pensando di dimettersi?

Più del caldo, è stato stremato dalla sua pseudo maggioranza, e ha deciso di concedersi una lunga vacanza?

Più che dalla sua pseudo maggioranza, è stato stremato dal caldo, ed è giunto alla conclusione di concedersi una lunga vacanza?

Si è accorto, dopo quattro anni, di essere finito in una storia sbagliata e di rappresentarla al peggio delle sue possibilità?

La Uno, la Due o la Treeee, come scandiva Mike Bongiorno?

Ci sentiremmo sollevati se la risposta fosse una delle prime due. Purtroppo è abbastanza verosimile che quella di Paolo Foti, si consegni come una storia sbagliata, come la cantava De Andrè, una storia da basso impero, un po’ sputtanata, e comunque una storia da dimenticare.

Risparmiandovi e risparmiandoci il riassunto delle puntate precedenti, di cui pure siamo stati costretti a lungo ad occuparci, la storia sbagliata che intestiamo a Paolo Foti, che ci ha messo abbondantemente del suo per meritarsela, è la storia sbagliata del suo partito: divennero renziani tutti, dal mattino alla sera, si spartirono le candidature, fecero liste al comune le più mediocri nella storia del comune di Avellino, vinsero perché giocavano senza avversari, sono andati quindi all’assalto di scanni, scannetti e strapuntini, distribuito briciole e regaloni a piene mani a clienti ed amici utilizzando il patrimonio comunale e, all’ultim’ora, stanno facendo finta di azzuffarsi per il congresso per spartirsi, possibilmente senza spargimento di sangue, le candidature alle prossime politiche. Cacicchi senza lo straccio di un’idea che in quattro anni, insieme a Foti o suo malgrado, hanno trascinato la città in una bruttezza che Avellino non meritava.

Foti, indotto all’errore come lui dice a proposito delle nomine al “Gesualdo”, è stato man mano costruito da quel contesto politico e di partito, come l’Errore con la maiuscola da dare in pasto al colto e all’inclita. Non ha grandi chances per ribaltare la percezione diffusa in città che lo riguarda. Non ha disposizione carte da giocare, se non quella delle dimissioni, per andarsene appunto al mare. Se le rassegnasse davvero, quella percezione diventerebbe però giudizio definitivo e inappellabile: lasciare ad un commissario i prossimi mesi, con le scadenze e gli impegni che riguardano forse la possibile chiusura di problemi diventati ormai atavici, sarebbe un suo proprio atto di irresponsabilità, quasi una vendetta nei confronti della città piuttosto che dei suoi infiniti detrattori e avversari. Si faccia consigliare dalla sua onestà di fondo: resti al suo posto. Altrimenti questa storia sbagliata, un po’ sputtanata, sicuramente da basso impero, diventerà per lui una cattiva e ingombrante ombra destinata ad accompagnarlo per gli anni a venire.

Circa Norberto Vitale

Norberto Vitale

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