LA SENTENZA SUL PD, GLI STRUZZI E LE BIZZARRIE DEI RICORRENTI

LA SENTENZA SUL PD, GLI STRUZZI E LE BIZZARRIE DEI RICORRENTI

26 Giugno 2019 0 Di Sandro Feola

Guardare in faccia la realtà spesso può essere doloroso. Ma per quanto possa arrecare fastidio e per quanto possa suonare come una pernacchia, con la verità occorre sempre fare i conti. Chi è dotato di un minimo di buon senso e di onestà intellettuale ne prende atto, evitando di lasciarsi andare a ridicole arrampicate sugli specchi o di mettere la testa sotto la sabbia pur di non vedere.

Sulla sentenza PD c’è poco da opinare: basta prendere il pronunciamento del Tribunale di Avellino per leggere il motivo per il quale il Giudice ha dato ragione ai ricorrenti. E in questa benedetta sentenza, che – è bene evidenziarlo – è di un Tribunale civile, non c’è scritto da nessuna parte che le adesioni on line fossero false, né che il tesseramento nel suo complesso fosse viziato da chissà quali altre irregolarità. Il Giudice, infatti, ha dichiarato “la nullità e l’inefficacia del Regolamento per le elezioni del Segretario e dell’Assemblea provinciale e degli atti collegati e conseguenti.” Stop. Sì, ha anche scritto che “l’accoglimento della domanda sotto il profilo appena scrutinato rende superfluo l’esame degli ulteriori motivi di censura formulati..”. Ma vivaddio, questo significa che parte delle tessere fossero false? C’è scritto questo da qualche parte? No. Non non c’è scritto da nessuna parte. Nessuno può dire che la sentenza accerti questo.

Se una parte politica si è innamorata di una tesi e l’ha sostenuta con così tanta passione, dinanzi a una sentenza che non gli dà ragione è normale che ci rimanga male, che la delusione sia cocente. Ma mistificare la realtà non serve a nulla, se non a mettere in evidenza una disonestà intellettuale che non fa onore a chi pretende di rappresentare i cittadini e le istituzioni.

Poi è chiaro che se, oltre al danno di un pronunciamento che non prova quanto sostenuto, si aggiunge pure la beffa di una sentenza che, nel frattempo, non era più desiderata dai ricorrenti, allora è chiaro che i protagonisti di queste bizzarrie – che non hanno ritirato il ricorso – farebbero bene a interrogarsi sulla opportunità di proporsi ancora alla valutazione dei cittadini. Che non a caso lo scorso 9 giugno li hanno sonoramente bocciati.