LA SANTA MESSA DOMENICALE DALLA CHIESA DI SANT’IPPOLISTO DI ATRIPALDA

LA SANTA MESSA DOMENICALE DALLA CHIESA DI SANT’IPPOLISTO DI ATRIPALDA

25 Ottobre 2019 0 Di La redazione

La Santa Messa Domenicale di questa settimana sarà trasmessa su Prima Tivvù Canale 90 e Telenostra Canale 189, dalla Chiesa di Sant’Ippolisto Martire di Atripalda.


ORE 9:00 SU PRIMA TIVVU’ CANALE 90 – ORE 11:00 TELENOSTRA CANALE 189


LA SANTA MESSA SARA’ FRUIBILE DOMENICA ALLE 09:00 ANCHE IN STREAMING – CLICCA QUI E APRI LA DIRETTA


La  chiesa di Sant’ Ippolisto Martire di Atripalda è certamente il primo luogo di culto delle genti irpine .La chiesa ingloba lo Specus Martyrum (cimitero paleocristiano di Abellinum ) le sue origini sono remote, sorge dapprima come basilichetta, sulla cripta dei martiri, poi assume sempre più  importanza nel corso dei secoli.

Le prime notizie documentabili risalgono al XI secolo, in un atto del 1098 il normanno Ubone, nel donare una terra alla chiesa di S. Maria, cita, tra i confini, la  “ ecclesia Sancti Ippolisti ”

Nel 1585, dopo lunghe dispute, i canonici avellinesi rinunciarono agli antichi diritti ecclesiastici e  la parrocchia di Atripalda diventa autonoma, viene eretta in collegiata nel 1598, servita inizialmente da 6 canonici, passati poi a 19. Nel corso della storia, viene più volte rimaneggiata, conservava , prima del sisma dell’80 l’aspetto del restauro compiuto nel 1852.

La chiesa presenta un impianto architettonico cinquecentesco. Fu realizzata infatti nel sedicesimo secolo sulla preesistente basilica paleocristiana, quando Atripalda assunse notevole importanza diventando autonoma rispetto ad Avellino, acquistando tra l’altro una propria fisionomia urbanistica evolvente si continuamente all’interno della cinta muraria.

Approssimativamente l’altare della celebrazione eucaristica della chiesa superiore corrisponde all’area dei martiri secondo il criterio molto antico adottato ben presto dai cristiani.

Recenti sondaggi compiuti prima del terremoto del 1980 avevano portato alla luce le originarie e massicce colonne romaniche in pietra viva delle navate, ricoperte nell’800 da strati di tufi e di stucchi.

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Il disastroso terremoto abbattutosi su Irpinia e Basilicata il 23 novembre 1980 ha causato gravissimi danni anche a tutta la struttura della chiesa: crollo totale del transetto con le sue sovrabbondanti capriate in cemento armato , frutto dell’intervento statico effettuato in seguito al terremoto del 1930; crollo del catino absidale e del pilastro a destra del transetto con le quattro volte che su di esso poggiavano: due della navata centrale e due della navata laterale destra; distacco della parte alta della facciata settecentesca dai muri longitudinali. Dissesti su tutti gli archi della navata centrale. Notevoli i danni del campanile tanto da richiedere l’abbattimento del terzo ordine. (G. VILLANI, Restauro in Irpinia pago 20)

Lenta e faticosa è stata l’opera della ricostruzione e del restauro della chiesa con soluzioni a dir poco estrose da parte del progettista che hanno letteralmente stravolto l’armonia della chiesa.