LA PALINGENESI DEI GRILLINI IRPINI

LA PALINGENESI DEI GRILLINI IRPINI

6 Agosto 2018 0 Di Sandro Feola

Le prime settimane di una nuova classe dirigente possono dire molto, non tanto per la qualità e la quantità dell’attività prodotta, quanto per la natura dell’approccio che questa mostra di avere con il potere. I pentastellati irpini, alla prima vera prova con il governo della cosa pubblica, si sono allineati, senza fare eccezione, all’esecutivo nazionale gialloverde, così nettamente caratterizzato da quei paradossi, e anche da quelle storture, che si determinano solo quando il potere viene gestito secondo le logiche del populismo.

E così, al pari di quanto accade a Roma, dove i nuovi ministri si compiacciono di azzerare anche quanto di buono offre il passato, solo perché, appunto, frutto del passato, l’Irpinia e il suo capoluogo devono sorbirsi le singolari esternazioni di sottosegretari, parlamentari e primi cittadini che vivono come in una sorta di perenne set facebookgrafico, dove ciò che conta non è dimostrare la concretezza e la efficacia di un impegno, ma semplicemente rispondere alla richiesta un po’ di forca e un po’ di efficientismo  che viene dall’elettorato. Lo stesso, quest’ultimo, che non avendo alcuna consapevolezza di quanto sia complessa la macchina amministrativa, si è fatto abbindolare dalla promessa di poter risolvere i problemi con un colpo di accetta, con un ordine ben urlato, con un provvedimento che concede tutto a tutti, o con un vaffanculo generale. Forse immaginando, molto ingenuamente, che dei nuovi amministratori possano chiudere con il passato, sopratutto quello gestionale, più o meno con la stessa facilità con la quale si chiude una porta o una serranda.

I pentastellati di casa nostra, al pari di quelli romani, ignorano – come ha scritto recentemente Marco Follini – che se queste sono le premesse, il cambiamento dei “loro” uomini, per poter essere credibile almeno un po’, dovrà avere le caratteristiche quasi di una palingenesi. E quando si arriva a questi livelli, il rischio di adottare provvedimenti poco ragionati, e quindi dannosi, è enorme; la possibilità di assegnare incarichi di rilievo a persone senza arte né parte, con tutto ciò che ne consegue, è altissimo. Così come è elevatissimo il rischio di esporsi a manifestazioni, esternazioni e pose da Facebook per le quali è facile, molto facile, scadere nel ridicolo.