LA ONESTA’ INTELLETTUALE E LA TAGLIATA DI VITELLO DEGLI “ANIMALISTI” DELL’ULTIMA ORA

LA ONESTA’ INTELLETTUALE E LA TAGLIATA DI VITELLO DEGLI “ANIMALISTI” DELL’ULTIMA ORA

1 Settembre 2020 0 Di Sandro Feola

Che le campagne elettorali siano caratterizzate da un significativo surplus di partigianeria e da dichiarazioni enfatiche con le quali i candidati lodano se stessi e giudicano male gli avversari è noto. E si sa anche che a questo faccia da corollario la ricerca di dettagli “scomodi” nella storia e nella vita degli avversari per poterli screditare, evidenziando eventuali incoerenze. Tutto più o meno legittimo in tempi di “guerra”, per quanto le esagerazioni rischino sempre di essere controproducenti, se non altro perché gli elettori, in tempi di populismo ormai inoltrato, riescono a distinguere quando un rilievo è strumentale e quando, invece, poggia su elementi oggettivi, e quindi è credibile e degno di considerazione.

Nella serie ormai nutrita di boutade irpine rientrano anche le polemiche generate dalla richiesta di chiarimenti sull’attività imprenditoriale del candidato di Davvero, Gabriele Buonanno, venuta ieri dagli animalisti campani. Non perché non sia legittimo che detto partito, che è in condominio con la lista petittiana, si chieda se un suo candidato sia un torturatore seriale di amorevoli cagnolini o un impalatore di inermi micetti, ma per lo stracciarsi le vesti che ne è conseguito tra gli avversari, che non hanno disdegnato la opportunità per strumentalizzare la richiesta degli esponenti pro animals regionali.

Intanto, nello specifico, va detto che, a sentire i bene informati, la conceria in questione – nella quale il candidato fa solo il contabile – non commissiona l’abbattimento di animali per rifornirsi di pellami, ma usa solo quelli recuperati dalla catena alimentare. Insomma, pelli di animali che sarebbero stati abbattuti a prescindere per rifornire di bistecche e salsicce le tavole di quelli che ieri hanno puntato il dito contro Buonanno.

Si tratta evidentemente di una strumentalizzazione, specie perché ad alimentarla sono quelli che da tempo vanno predicando la necessità di rilanciare il Polo conciario irpino, che dava e continua a dare lavoro a tantissimi giovani, non solo di Solofra. Un minimo di coerenza vorrebbe, dunque – anche per smentire subito l’accusa di ipocrisia manifesta –  che questi signori chiedessero la chiusura di tutte le concerie di Solofra e cominciassero ad indossare calzature di pezza o plastica.

Ma in tempi di populismi – figurarsi poi in campagna elettorale – la onestà intellettuale non si sa più cosa sia. Immaginiamo che alcuni degli “animalisti” dell’ultima ora, che ieri inveivano contro Buonanno, pensino che sia qualcosa che si mangia. Un po’ come le tagliate di vitello o l’arrosto di agnello che abbondano spesso sulle loro tavole.