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LA MEDIOCRITA’ DI NERONE ! – LA NOTA

Tempi brutti? Cerchiamo di essere più precisi: i tempi ci appaiono e sono brutti perché la mediocrità, i mediocri dettano l’agenda. Qualche sentore, diciamo così, deve averlo avuto il nostro vescovo Arturo proponendo un frammento dei Diari di Kierkegaard, il sofferto campione dell’esistenzialismo cristiano: se a bordo della nave, l’unica voce che si sente è quella del cuoco, il bastimento è destinato a far rotta sugli scogli. La mediocrità fa danni irreparabili. Su scenari più vasti, trova ancora qualche resistenza che ne rallenta il dilagare; su quelli più circoscritti, penso ad Avellino, spadroneggia senza colpo ferire.
Dentro questa zona grigia che è la mediocrità, “la cosa più miserabile” per l’uomo, per scomodare di nuovo Kierkegaard, si ritrovano meschinità, interessi, cavalieri erranti, siano essi politici, sindaci, assessori, anche giornalisti, che si sostengono, si danno di gomito, reclutano e affiliano nuove leve.
Affermano tutto e il contrario di tutto. Poi ci sono i fatti, che sono testardi e che dovrebbero inchiodarli. Ma loro non se ne danno per intesi: i mediocri hanno il cervello corto, ma hanno vista lunga. Le responsabilità se le fanno scivolare addosso come acqua sul marmo. Come dimostra il triste e imbarazzante rosario delle opere pubbliche: al netto di tutti gli alibi, che pure non mancano, loro continuano a sorvolare, a spostare più indietro e più avanti il discorso. E a continuare a pasticciare: in ogni opera pubblica incompiuta, c’è il loro tocco, la loro firma, la loro mediocre fantasia. Il tunnel, che non è ancora diventato sottopasso ma è diventato a pieno titolo una tragica barzelletta, si farà anche se non serve più a nientee a nessuno: aveva ancora un senso, dopo aver accorciato il progetto originario di Di Nunno, se fosse stata mantenuta la connessione strategica con il parcheggio interrato di Piazza Libertà. Avendo deciso che quel project financing andava cancellato, Foti consequenzialmente avrebbe dovuto decidere di interrare il buco. Ha pensato di salvare capra e cavoli, ma quando prima o poi lo finiranno non troveranno né la capra né i cavoli. Quando sarà, vedrete, cambieranno discorso, scenderanno in campo altri cavalieri erranti a rattoppare spiegazioni, riporteranno tutto nella zona grigia dove compenseranno, prometteranno, continueranno nel gioco di gomito. L’ultima è sul transennamento del Ponte della Ferriera. Chi doveva provvedere alla segnaletica? Il sindaco dice sul Mattino che il compito spettava alla ditta. Già, ma la ditta se n’era andata, come comunicato al sindaco, perché non aveva niente da fare e da poter fare perché, ancora alla data del 9 di agosto, il cantiere non gli era stato consegnato dal comune. Che slitti di qualche giorno la chiusura, non è il problema. Ma anche in questa procedura, è plasticamente rappresentata l’idea, l’andazzo che troveremmo se andiamo a ricapitolare Mercatone, Autostazione, Bonatti, la faticosa riapertura a singhiozzo di Piazza Libertà. Il crimine, diceva uno, non è che Nerone suonava mentre Roma bruciava, ma il fatto che non sapesse suonare. Ad Avellino, siamo nei paraggi.

 

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Norberto Vitale

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