LA NOCCIOLA E L’ IRPINIA, VIAGGIO  SENTIMENTALE IN UN PRODOTTO SIMBOLO DELLA NOSTRA TERRA

LA NOCCIOLA E L’ IRPINIA, VIAGGIO SENTIMENTALE IN UN PRODOTTO SIMBOLO DELLA NOSTRA TERRA

29 Agosto 2020 0 Di Delfino Sgrosso

 

Non solo e non soltanto un frutto unico della terra, con un sapore ed un profumo inconfondibili. La nocciola per l’Irpinia è storia, cultura, passione e fatica, quella portata avanti per secoli da generazioni intere di agricoltori che hanno fatto di questo frutto un simbolo stesso della nostra terra.

Al punto tale che già i romani identificavano di fatto la nocciola con la nostra terra chiamandola “nux abellana” da cui i nomi di Abellinum e ad Abella, le odierne Avellino ed Avella, Plinio, Catone e perfino Virgilio, nelle sue Georgiche, ne danno ampio resoconto, connotando sin dall’antichità un territorio intero. Ma non è soltanto una connotazione geografica, una mera indicazione agroalimentare in un paese, l’Italia, che, per fortuna, di queste eccellenze abbonda. E’ qualcosa di più, è un elemento della tradizione popolare che narra di intere famiglie coinvolte nella coltivazione di questa, pianta, il nocciolo, che ha bisogno di determinate caratteristiche climatiche, e quelle dell’Irpinia sono perfette, per poter dare il meglio di sè.

Narra di suoni, colori, profumi, sapori che sono legati ad una determinata parte dell’anno, il tramonto dell’estate, che portano con sé tradizioni millenarie ed abitudini entrate a far parte del vivere quotidiano. Non c’è festa religiosa dove la “nucella” non sia assoluta protagonista, dal torrone, il “cupeto”, dal latino cuppedìa, ghiottoneria, al frutto tal quale, magari infilato a mò di collana nella caratteristica “nzerta”, elemento distintivo e ricordo comune di feste e serate spensierate nel clima mite di fine agosto o inizio settembre.

Ma il nocciolo è anche elemento del verde rigoglioso ed intenso del nostro paesaggio, una sorta di argine virtuale alla cementificazione, così come elemento di difesa dalle erosioni del suolo, senza dimenticare che fu anche il rifugio delle nostre popolazioni bombardate nel settembre 1943, cui offrì il riparo della sua chioma frondosa ed il conforto del suo frutto.

Quasi un fratello maggiore per molti irpini, il nocciolo continua a dare i suoi frutti, tra lo stormire tranquillo delle sue fronde ed i ricordi che si tramandano di generazione in generazione come il più prezioso dei libri.