LA “MAGNANIMITA'” DEI VINCITORI

LA “MAGNANIMITA'” DEI VINCITORI

7 Maggio 2019 0 Di Norberto Vitale

Sulla manifestazione che ieri mattina ha visto protagonista Matteo Salvini ad Avellino forse c’è da aggiungere qualcosa.

Lascio da parte l’isolato saluto romano, il mezzo energumeno che hanno dovuto trattenere perchè voleva prendere di peso una ragazza per farla sloggiare da via Dalmazia, e gli stessi argomenti che il ministro ripete pari pari ovunque si trovi e ha ripetuto anche ad Avellino, che non fanno il paio con un Paese trattato alla stregua di un enorme bar sport che da qui a due-tre mesi non sa quale destino lo attende.

La cosa che va chiarita ai neoleghisti di Avellino, è un’altra, diversa da quanto essi scrivono a commento della civile contestazione di cui è stato oggetto il ministro. Non è stata una concessione generosamente offerta da chi per decenni sarebbe stato emarginato e perseguitato perché fascista e che oggi con la magnanimità dei vincitori concede a quelli che li avrebbero perseguitati.

Questa retorica di complemento è smentita dalla cronaca e dalla storia. Questo è il Paese in cui gli eredi di Salò hanno potuto fondare un partito, partecipare a libere elezioni, sedere in Parlamento, essere perfino determinanti nella elezione di qualche presidente della Repubblica. E’ rimasto celebre il conciliabolo che ebbero in Senato Vittorio Foa, partigiano socialista, e Giorgio Pisanò, repubblichino e fascista fino al midollo, “Abbiamo vinto noi e sei diventato senatore; se aveste vinto voi, io sarei morto o in galera”. Altra cosa è chi incita alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, religiosi: costituisce un concreto pericolo per l’ordinamento democratico e la convivenza civile e pacifica che va contrastato anche presidiando una piazza. La libertà di opinione, compresa quella di chi si rivendica fascista, è una cosa. Farla diventare espressione di un programma politico si pone invece fuori dalla Costituzione e va a sbattere contro il Codice Penale. Ieri il sindacato, le associazioni, studenti, semplici cittadini avevano un solo dovere, quello di comunicare alla Questura dove si sarebbero incontrati. Altri permessi non erano, non sono e non saranno contemplati. In quanto alle persecuzioni, la destra di Avellino se la prendesse con gli elettori che da 72 anni le negano consensi sufficienti per governare la città.