LA DISCONTINUITÀ DI FESTA E LE MANI DI CIPRIANO

LA DISCONTINUITÀ DI FESTA E LE MANI DI CIPRIANO

22 Aprile 2019 0 Di Sandro Feola
A pochi giorni dalla presentazione delle liste, lo schieramento che fa capo a Gianluca Festa è non solo già ben definito nella sua composizione, ma anche e sopratutto caratterizzato, in maniera omogenea, senza caotici distinguo, da una chiara linea di discontinuità con il passato. 
Una discontinuità – attenzione – che non è la ridicola, moralistica e manichea dicotomia tra buoni e cattivi, tra quelli che avrebbero amministrato sempre e solo bene e quelli che, invece, avrebbero gestito la cosa pubblica come se fossero diretta espressione del Male assoluto, tutti intenti – stando alle risibili ricostruzioni degli “alternativi” –  a estendere i propri tentacoli sulla città per fare affari e mortificare gli avellinesi.
La discontinuità con il passato di Festa e dello schieramento “W la Libertà” è nella consapevolezza che la buona amministrazione della città può essere garantita solo se una classe dirigente con un livello adeguato di esperienza e preparazione è messa nelle condizioni di godere di un adeguato livello di autonomia, affrancandosi da partiti inconcludenti, autoreferenziali, con una forte  conflittualità, esterna ed interna; amministratori liberi di decidere, di incidere, di determinare quel cambiamento che non è la retorica enunciazione di intenti utopistici, né il moralismo a buon mercato di chi predica contro lo stesso sistema dal quale ha avuto prebende e posti di potere.  
La forza di Festa e di chi lo sostiene è sia nella sua significativa potenzialità elettorale, quanto nella possibilità di esprimere un messaggio di chiarezza, un programma lineare, uno schieramento compatto, nel contesto di un centrosinistra che vede i popolari frantumarsi tra petracchiani e demitiani e il Pd che si ostina ottusamente a farsi del male, a litigare, rinnegando le primarie e, dunque, la sua stessa essenza di partito democratico.
Il fatto, poi, che il leader di Davvero abbia avuto esperienze amministrative diventa, in questa fase, un paradossale punto di forza e non una contraddizione da evidenziare, a maggior ragione se non ha mai avuto problemi con la giustizia e se gli avellinesi hanno netta la percezione del flop dei nuovi, onesti per antonomasia, ma inesperti amministratori pentastellati.
In definitiva, la determinazione di Festa è proprio quella di chi sa – e lo dice da tempo – che occorre liberarsi da una realtà così confusa e asfissiante qual è quella del Pd, dei popolari e dei rispettivi leader. Gli stessi ai quali Luca Cipriano aveva opposto le sue mani alzate per dire loro mai più. Gli stessi ai quali ora ha teso la mano per essere il loro candidato a sindaco.