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LA CAREZZA DEL VESCOVO AGLI AMMALATI DELL’OSPEDALE “MOSCATI”. «NON C’È GUARIGIONE SENZA UMANITÀ»

Tenerezza e speranza, teologia e filosofia: la messa celebrata dal Vescovo insieme gli ammalati, nella cappella della Città Ospedaliera “San Giuseppe Moscati”, è stata questo ed altro. Monsignor Arturo Aiello dopo aver visitato in forma privata l’Ospedale, nelle scorse settimane, ha accettato l’invito arrivatogli da don Luigi Iandolo e don Cristoforo Kruc ribattezzati «Pastori di una “parrocchia speciale”». Alla celebrazione hanno partecipato i vertici dell’azienda, con in testa il Direttore Generale Angelo Percopo, medici, infermieri, personale sanitario e amministrativo. Nell’omelia sono stati costanti i riferimenti all’umanità (ferita) quale unica via di guarigione in una società che sbaglia nel dividere tra buoni e cattivi, sani e malati; «Siamo tutti peccatori, a cominciare da me – ha spiegato Aiello – ma questa condizione umana è la via obbligata per tentare di metterci nei panni dell’altro e condividerne la condizione umana e spirituale». Rispondendo alle domande dei cronisti Aiello ha sintetizzato così la sua visita:  «Ci troviamo in un luogo d’eccellenza, sia nella struttura che per le  prestazioni. Ci lamentiamo sempre. Invece le cose virtuose bisogna indicarle, ricordarle. Ma non basta, non basta la competenza per guarire, c’è bisogno di umanità. Una testimonianza, questa, che proprio San Giuseppe Moscati ha portato avanti nella sua professione». Al Vescovo che invita a guardare al bello chiediamo se esso esista pure nel dolore: «Il dolore è un elemento di vita. Faccio riferimento – spiega Aiello – a quei cancri senza sintomi che si scoprono quando sono già esplosi. Questo è un esempio, in negativo, di una malattia dove il dolore è assente. Quindi il dolore diventa un campanello di allarme, un segno di vita: normalmente percepiamo il dolore sempre negativamente, in realtà sentire dolore è sentirsi vivi». Al termine della celebrazione, salutando i presenti, Aiello ha pubblicamente sottolineato il grande sforzo fisico compiuto da un paziente in sedia a rotelle che nel corso della messa si è inginocchiato nei momenti solenni. Il Vescovo ne ha chiesto il nome: «Salvatore», è stata la risposta. «Ecco, Salvatore, avrei voluto lasciare tutto e abbracciarti, è stato un segno cristiano forte il tuo, un simbolo di fede anche nella sofferenza, che è servito da lezione a me e spero a tanti altri». Ancora poche parole in privato tra i due e poi la carezza del Vescovo all’uomo… un altro simbolo di forte umanità arrivato al cuore di tutti gli ammalati di questa “speciale parrocchia” chiamata Ospedale. 

Prima di lasciare l’Ospedale il Vescovo ha fatto visita ad alcuni ammalati, incontrando, tra gli altri, anche il ragazzo coinvolto nella lite di Halloween e attualmente ricoverato in neurochirurgia dopo i giorni trascorsi in rianimazione.

 

 

 

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