LA CANZONE POPOLARE DI TONINO

LA CANZONE POPOLARE DI TONINO

3 Gennaio 2018 0 Di La redazione

Resta ancora tanta memoria e ricordo di Tonino Di Nunno, scomparso a 69 anni il 3 gennaio del 2015. Non lo ha dimenticato la città di cui è stato sindaco per 9 anni, dal maggio del 1995 all’autunno del 2003, quando venne dimesso dalla sfiducia dei consiglieri della Margherita di De Mita e Mancino e dei Democratici di Sinistra di Michele D’Ambrosio: “Operazione-Canaglia”, così sarebbe passato alle cronache il disarcionamento che miracolosamente mise d’accordo chi non andava d’accordo su niente. Due anni prima, mentre partecipava a Salerno ai funerali di Fiorentino Sullo, era stato colpito da un ictus le cui conseguenze avrebbero pesantemente gravato sugli anni a venire. Lo chiamarono dopo che Tangentopoli aveva spazzato via la Democrazia Cristiana, quando molti erano già scappati altrove e altri ancora stavano approntando i bagagli, consegnandogli una città che dopo il gigantismo euforico del post terremoto non aveva soldi neanche per tenere accese le luci del municipio, come gli disse il segretario generale il giorno dopo la sua elezione. Nove anni dopo lasciò ai successori un gruzzolo di quasi 20 miliardi di lire e una città che aveva imboccato il futuro. La pietra d’angolo del suo progetto fu la questione urbanistica: stop al consumo del suolo, difesa delle colline, riuso e riqualificazione del patrimonio edilizio privato e pubblico.

Probabilmente, ma anche senza, è stato l’ultimo sindaco di Avellino ad avere un progetto democratico della modernità: dare alla città un’anima, cioè armonizzarla, metterla, centro e periferie, nella condizione di riconoscersi, di stimarsi e dunque di crescere insieme.

Tonino Di Nunno è stato davvero l’ultimo sindaco di Avellino ad aver lasciato una impronta che peraltro nessuno ha seguito, anzi sembra abbiano fatto a gara nel prenderne le distanze. Gli anni a seguire ci avrebbero consegnato e ci consegnano una realtà capovolta rispetto a quel progetto e nessun altro progetto, giusto o sbagliato che sia. Viviamo di conserva: dai tempi della Canzone Popolare che accompagnò l’inaspettato trionfo elettorale di Tonino, siamo passati ai cori delle osterie.

 

di Norberto Vitale