L’ URNE DEI…SCONFORTI

L’ URNE DEI…SCONFORTI

7 Novembre 2018 0 Di Delfino Sgrosso

A pochi giorni dalla Commemorazione dei Defunti, per tentare di leggere le notizie che arrivano dall’Italia e dal Mondo con un occhio diverso, ho provato a fare con me stesso un gioco. Come il grande poeta Ugo Foscolo sosteneva che i Sepolcri dei defunti ci trasmettessero i valori e le idee portate avanti da quelle persone, e dunque riuscissero ad essere di esempio e di monito, ho inteso aprire le pagine dei giornali con lo stesso spirito, soffermandomi sulle notizie con l’intento di cogliere cosa mi trasmettessero emotivamente prima di intenderne il pieno significato.

Comincio dunque a sfogliare le pagine dei giornali di questi ultimi giorni e trovo subito la notizia che Di Maio, in Cina, a margine dell’incontro con il presidente cinese Xi Jinping, ha spiegato a Bill Gates il reddito di cittadinanza! Immediatamente tolgo gli occhiali, mi stropiccio gli occhi e metto sul fuoco un bel caffè, convinto di avere le traveggole, magari per la stanchezza. Ma poi mi rendo conto che è mattina, sono riposato, quale stanchezza? Rileggo: Di Maio, in Cina, ha spiegato a Bill Gates il reddito di cittadinanza! Penso a questo punto ad un errore del Correttore delle Bozze della testata. Deve avere invertito soggetto e complemento di termine. Di Maio che spiega a Bill Gates? Ma no…Peraltro il verbo “spiegare” si addice piuttosto poco al nostro vicepremier, figuriamoci in un’altra lingua benché supportato da traduttori. E poi spiega COSA? Il reddito di cittadinanza? All’uomo che ha teorizzato il capitalismo creativo, basato SUL LAVORO E NON SULL’ ASSISTENZA? Praticamente è come se il sottoscritto bussasse alla porta di Carlo Rubbia e lo intrattenesse parlando di astrologia! Compreso che, drammaticamente, dal punto di vista sintattico la frase è perfetta, prorompo in una risata nervosa e passo VELOCEMENTE avanti, cercando di eliminare dalla mia mente fosche immagini di improbabili colloqui.

Subito dopo mi capita sotto gli occhi lo scontro in parlamento sulla Prescrizione, il “mal di pancia” degli esponenti più a sinistra del Movimento 5 Stelle e l’irritazione della Lega, sempre meno a suo agio con un alleato di governo massimo esperto mondiale di complotti e politica urlata, ma assolutamente incapace ed inadatto all’azione concreta ed alla proposta realizzabile. Nulla di nuovo sotto il sole, penso, almeno il titolo non mi sconvolge come quello precedente. Resto però interdetto. Di fronte a contrasti che paiono insanabili, il buon Movimento 5 stelle sta compiendo scelte ben precise, che vanno in una direzione sola: quella dell’allineamento con il sistema. A me sembra che, dopo i tanti anni passati a fare il censore dei vizi dei partiti tradizionali dall’esterno del sistema, una volta entrato nel meccanismo il Movimento si sia accorto che le mani nella marmellata è piuttosto inevitabile metterle e che questa marmellata è pure buona! Intendiamoci, niente di illegale o di corrotto. La marmellata rappresenta il compromesso, inevitabile, che lega gli attori della politica, impegnati, quando possibile, in una discussione seria, argomentata e fruttuosa, da cui il Movimento si è sempre tenuto lontano, isolandosi su un “Aventino morale” che non aveva alcun senso se non quello di poter dire “io sono puro perché non ho nulla a che fare con costoro”.

L’ evidenza dei fatti ha consegnato alla storia invece che la purezza era legata al “non fare” perché appena si è scesi sul campo, chiamati a gran voce dagli elettori italiani, è venuta fuori non solo la storia della marmellata, ma anche l’estrema insipienza nel “fare”, come le devastanti esperienze della Raggi a Roma e della Appendino a Torino avevano già fatto presagire. Vedremo dove si andrà a finire. Certo sia che si trovi un accordo (orrore per i puristi del Movimento) sia che non si trovi, stando a quanto sempre dichiarato su questo punto dai Pentastellati, dovrebbe esserci la resa di un Governo tenuto insieme con lo scotch. A meno che non si stiano sfruttando le proprietà del fruttosio ed il tutto sia tenuto insieme proprio dalla marmellata…

Passo ancora avanti, sorvolo volutamente le notizie riguardanti Pil, Rating, disavanzo economico perché ho intenzione di fare una lettura serena e che non mi provochi i soliti sintomi di gastrite. Il problema è che poi tra disastri ambientali, edifici crollati, grandi e piccole problematiche mondiali e la solita sfilza di suicidi, morti ammazzati e stragi, la voglia di dedicarmi al giardinaggio sale vertiginosamente. Quando poi appare sotto i miei occhi il volto bovino ed inespressivo di Donald Trump, impegnato a distruggere un altro pezzo del nostro pianeta e della nostra intelligenza, la decisione è ormai presa: smetto e prendo la vanga. Non senza prima essermi domandato cosa sia passato nelle menti degli elettori americani che nell’urna hanno COSCIENTEMENTE inserito il nome di Trump. Il parrucchino color Biscardi (che, a differenza di Trump, è stato un GRANDE)? L’inespressività del volto? L’assoluta incapacità di fare un discorso degno di tale nome? L’inadeguatezza totale ad essere il capo della “più grande democrazia del mondo”, come gli americani si sono auto-nominati? Con un po’ di spocchia penso: “solo gli statunitensi potevano fare una cosa del genere”. Poi rifletto e mi ricordo di chi noi italiani abbiamo mandato al Governo. E mi rifugio in un silenzio tanto triste e gelido quanto dignitoso ed opportuno.

Sto chiudendo il giornale e paf! Notiziona! La Isoardi ha lasciato Salvini! Caspita! Sono sconvolto, ora non penso che dormirò stanotte! A sconvolgermi in realtà è la consueta pubblicità di una notizia intima e privata, che ha il suo peso (o meglio dovrebbe averlo) esclusivamente nei cuori e nei sentimenti delle persone direttamente coinvolte, alle prese con la fine di un sentimento. Rispetto massimo per l’avvenimento in sé, disprezzo altrettanto massimo per la continua pubblicizzazione di avvenimenti del tutto privati, fatto peraltro, da parte della Isoardi, utilizzando parole altrui e con una foto ritraente un Vice-Premier in una posa molto intima, che non fa bene all’immagine di Salvini né tantomeno, e soprattutto, a quella dell’Italia. D’altronde è il rovescio della medaglia del continuo utilizzo dei social per trasmettere ogni sensazione, sempre più degli altri e sempre meno propria.

Chiudo definitivamente, con la piacevole sensazione di non appartenere, e con orgoglio, al mondo social e nel riporre il quotidiano al suo posto ripenso a Foscolo, alle “egregie cose” che in lui “il forte animo accendono”, suscitate dalla visione delle tombe di chi ha fatto grande l’Italia. E guardo con un po’ di rabbia il giornale appena piegato, che per me è stato invece come contemplare “l’urne dei…sconforti”.