INQUINAMENTO-TUMORI. IL TEMPO È SCADUTO. DOPO L’ALLARME CHI FA CHE COSA ?

INQUINAMENTO-TUMORI. IL TEMPO È SCADUTO. DOPO L’ALLARME CHI FA CHE COSA ?

5 Luglio 2021 0 Di Vincenzo Di Micco

Nel sangue dei cittadini che tra il 2016 e il 2017 si sono volontariamente sottoposti ad analisi per lo studio del biomonitoraggio ambientale, nelle valli dei fiumi Sabato e Irno, sono stati riscontrati metalli pesanti (e non solo) presenti in misura cinque volte superiore alla norma. Un dato empirico per il quale, tuttavia, non esisterebbe una lettura scientifica condivisa ma che, secondo il principio di precauzione, fa scattare l’allarme : queste persone – ed evidentemente altre che non facevano parte del campione – possono sviluppare tumori.

In quanto tempo? Qual è il percorso epidemiologico e clinico da attivare?
Mettersi per un attimo nei loro panni può servire: venire a conoscenza dopo un lustro e più degli esiti – poiché si sono nel frattempo dovuti acquisire i massimi pareri di autorità scientifiche – lascia il segno. La ferita aperta da quei valori critici sa di beffa e di rabbia, per averli scoperti soltanto ora, avendoli, nel tempo, presagiti.

Vivere nel tutt’uno di agglomerati industriali, in terre circondate da monti tutt’intorno, in cui i flussi ristagnano alimentati da fumi (a norma?e a discapito degli onesti imprenditori che investono in sicurezza), da ciclici incendi di rifiuti o fabbriche, da aria avvelenata anche da colture agricole non più tradizionali, che dall’erba al frutto rimescolano diserbanti. E mentre si sopravvive in quella medesima aria incrostata da evoluzioni e sviluppo senza futuro e sostenibilità, si sommano, ancora, riscaldamenti, polveri di strade (non manutenute) e autostrade, pulviscoli killer che si abbattono su monti sempre più scarni e rimbalzano nei fiumi , e che tornano a donne e uomini, anziani e bambini con conti salati da pagare, fino al prezzo della vita (?).

Lo rivelerà, solo quando sarà a regime, il registro provinciale tumori con i suoi dati (a quando? chiediamo lumi ad Regione ed Asl!).

Già possono affermare, senza grossi timori di smentite, quegli stessi risultati i ricettari dei medici di famiglia: provare a verificare gli antitumorali prescritti nelle singole realtà comunali.

Lo studio ha avuto il merito di portare in trasparenza il rischio inquinamento-tumori (per diverse famiglie certezze che non necessitano di nesso causale) e di trascinarsi dietro una serie d’interrogativi.

In cima all’elenco c’è: quale prevenzione clinica scatterà? Già troppo tempo è trascorso senza uno straccio di cronoprograma operativo. Sarà mica un problema di costi ? Non possiamo neppure prendere in considerazione la sciagurata ipotesi se la finalità dell’indagine è stata, sin dall’inizio, definita un’azione preventiva a tutela della Salute.

Il secondo interrogativo richiama il delicato tema delle responsabilità. Esistono nei dati ed evidenziano un potenziale disastro ambientale. Sono da accertare fino in fondo – finanche fossero giuridicamente prescritte – perché è solo ristabilendo la verità che si potrà davvero iniziare a voltare pagina, sul punto la Procura della Repubblica è già al lavoro confermando impegno massimo.

Il terzo, più che un interrogativo è un pericoloso dubbio, si osserva una sorta di sfilacciamento istituzionale sul tema. Giustificabile se nei limiti di timori mediatici per ripercussioni di carattere economico su attività produttive. Ingiustificabile sarebbe un totale disimpegno misto a scellerati tentativo di oblio comunicativo istituzionale.
Detta in altri termini: non possono essere lasciate sole le associazioni ambientaliste ad occuparsi del caso per riparare in dichiarazioni di facciata con promesse d’impegni per tavoli e sottotavoli.
Se ne faccia carico in primis lo Stato, tramite il Prefetto, di un coordinamento concreto. Insieme con la Regione (da noi interpellata tramite il vicegovernatore Bonavitacola, assessore all’ambiente) che ha competenze sanitarie imprescindibili e il privilegiato osservatorio dell’agenzia per l’ambiente, ma soprattutto facciano coro i sindaci – la rete può essere costruita e arricchita ulteriormente – senza, difficilmente si alzerà un baluardo per la tutela della salute.


Chi continuerà a tenere gli occhi socchiusi per finta, forse pronto ad aprirli solo su sollecitazioni, non potrà che essere considerato complice di un disastro, studiato e annunciato.


Inquinamento – tumori ?

Dopo l’allarme dello studio Spes (a questo link i risultati completi) chi fa che cosa?

 

Lo studio Spes presentato in piazza a San Barbato di Manocalzati (Av) , una delle zone nevralgiche del monitoraggio.