IN SEI MESI LA SVOLTA DELL’AMMINISTRAZIONE FESTA 

IN SEI MESI LA SVOLTA DELL’AMMINISTRAZIONE FESTA 

24 Dicembre 2019 0 Di Sandro Feola

I primi sei mesi di Gianluca Festa alla guida del Capoluogo dicono che, pur tra significative difficoltà legate alla condizione ereditata dalle amministrazioni precedenti, la città ha cambiato strada, per molti versi ha svoltato. Un cambiamento che è prima politico e poi, in ragione di questo, anche amministrativo. Sei mesi serviti, tuttavia, non solo ad evidenziare i pregi del nuovo governo cittadino, ma anche a far emergere gli aspetti da migliorare.

La svolta politica

Petitto, D’Agostino e Festa

Che piaccia o meno ai detrattori di Festa, la vicenda amministrativa che lo vede Sindaco nasce dalla esigenza di dare una risposta alla richiesta di cambiamento a più riprese manifestata dall’elettorato di centrosinistra, e con esso dalla base di un Partito Democratico dilaniato dalla cattiva abitudine dei capi corrente di decidere a dispetto delle volontà assembleari. L'”esperimento” è nato dalla convergenza di tre protagonisti della vita politica irpina, tra i quali c’è un’affinità anche generazionale, come Angelo D’Agostino, Gianluca Festa e Livio Petitto, che hanno sfidato queste classi dirigenti, i loro metodi, dicendo basta ad amministrazioni “impantanate” a causa di una conflittualità senza rimedio. La svolta politica è nel risultato ottenuto del ‘Tridente’ che, nonostante avesse letteralmente tutti contro, è riuscito inaspettatamente ad assicurare alla città una maggioranza al riparo da logiche di corrente e dalla conflittualità che ne consegue, e per ciò stesso con una caratteristica fondamentale qual è quella della coesione.

La svolta amministrativa

Un’amministrazione che può contare su una maggioranza coesa non può che avere dalla sua quella marcia in più tanto da incidere significativamente sulle sue performance. La capacità di assumere decisioni è, infatti, uno dei presupposti per assicurare un governo efficace a qualsiasi realtà. Avellino è stata provata da amministrazioni che, salvo casi specifici, si sono caratterizzate non solo per una inadeguata gestione dell’ordinario, ma anche per la incapacità di assumere quelle decisioni particolarmente innovative che spesso fanno la differenza. E che richiedono, ovviamente, “fondamenta” solide, “spalle larghe” e quel coraggio che possono avere solo le persone “partiticamente” libere.

In sei mesi alcune di queste decisioni sono state assunte. E non si tratta solo dello spostamento del terminal bus, ma anche della determinazione nell’avviare da subito una riorganizzazione della struttura amministrativa tale da assicurare una efficace gestione dell’ordinario. La prima “rivoluzione” che gli avellinesi si aspettano è proprio quella di riavere servizi funzionanti e una burocrazia meno farraginosa. Di potersi interfacciare con un Comune “amico” e non con il muro di gomma che spesso hanno trovato nel passato. Su altri versanti, come opere pubbliche e servizi sociali, il Comune sta creando le condizioni per ottenere i risultati sperati, dopo anni di gestioni quasi inesistenti, approssimative e spesso inconcludenti. E’ chiaro che i non pochi rilievi delle opposizioni, seppur legittimi, sanno troppo di scontato, di posizioni assunte per partito preso. Sei mesi sono sei mesi. E solo la bacchetta magica consentirebbe che processi articolati e complessi si concludano nell’immediato.

Gli eventi

albero natale avellinoLe manifestazioni ferragostane o natalizie che siano, dovrebbero rientrare nelle attività ordinarie di un’amministrazione. In una città come Avellino, almeno per quest’anno, non è stato così: gli eventi sono stati per alcuni versi la rappresentazione della “svolta” impressa da Festa e, nel caso specifico, dal giovane assessore Luongo. Non tanto per gli eventi in sé, quanto per il fatto che negli ultimi 10 anni la città sia stata consegnata ad una sostanziale irrilevanza, senza alcuna capacità attrattiva, priva di identità, priva di iniziativa. Rinunciando ad essere Capoluogo. Un ferragosto in linea con le aspettative, intelligente nel suo coinvolgere ogni parte di Avellino, ha rigenerato l’entusiasmo di una città che è tornata a sentirsi comunità. Far rivivere la tradizione, di cui evidentemente c’era nostalgia, e mescolarla con le idee dei giovani e delle realtà associative locali, è servito a ricreare un clima positivo, ha indotto la gente a tornare in piazza per vivere la propria realtà. Anche il Natale si sta rivelando un successo, “certificato” non da chi ha ragioni di parte, ma dai cittadini che rivivono le piazze e dagli irpini che tornano ad Avellino. Le conseguenze, ovviamente, sono state positive non solo in termini di immagine, ma anche e soprattutto per il commercio locale che respira di nuovo.

Le opposizioni

Che le minoranze si oppongano a chi amministra, usando tutti gli strumenti a loro disposizione, è normale. Ma che in questi sei mesi lo abbiano fatto con un persistente richiamo alla coerenza e all’etica dei comportamenti politici ha rischiato di esporle al ridicolo di quei pulpiti sgangherati dai quali si predica bene dopo aver razzolato male. E’ noto, infatti, che certi “oppositori” – non tutti, ovviamente – abbiano alle spalle più incarichi e tessere di partito che anni di impegno politico. Tutto legittimo, ovviamente. Ma il continuo “stracciarsi le vesti”, al quale abbiamo assistito, è poco credibile agli occhi non solo degli addetti ai lavori, ma anche degli elettori che, a vedere certi esponenti della minoranza indossare il saio di San Francesco in Consiglio, si fanno tutt’al più quattro risate. A maggior ragione, alla luce delle ultime dinamiche partitocratiche di coloro che hanno costruito l’alternativa a Festa a furia di “Mai Più Ancien Régime”, salvo poi diventare loro stessi parte integrante del Régime che dicevano di voler combattere. E abbattere a mo’ di birilli.

Il Consiglio

I primi sei mesi di Festa hanno evidenziato, tuttavia, alcune carenze della nuova compagine amministrativa. In particolare quella che attiene alle dinamiche consiliari. E’ paradossale, ma il rinnovamento che ha interessato il gruppo di maggioranza, dove ci sono ben 16 consiglieri su 20 alla loro prima esperienza, crea una qualche difficoltà. Spesso il confronto con le “vecchie e navigate glorie” del passato, che affollano i banchi della minoranza, vede la maggioranza in affanno, specie quando si registra la mancanza dei capigruppo. Un aspetto, questo, che la maggioranza non dovrebbe sottovalutare e al quale dovrebbe porre subito rimedio, magari trovando il modo di coinvolgere i consiglieri nella vita complessiva del governo e su tematiche specifiche, inducendoli all’approfondimento, ad immergersi nei dossier e, nel contempo, a vivere la vita politica appieno. Intervenire in consiglio richiede tutto questo.

Svolta sì, svolta no

Già prima dell’insediamento della nuova Giunta sussistevano gli elementi per poter parlare di svolta nella vita politica della città: è un’intera classe politica che è stata archiviata dall’elettorato. Circostanza, questa, alla quale, salvo stravolgimenti, non potrà non conseguire una svolta amministrativa che, nonostante siano trascorsi solo sei mesi, i fatti già indicano.

Le minoranze continueranno a fare il loro lavoro, come è giusto e legittimo che sia. Noi ci limitiamo a rilevare che posizioni pretestuose e spesso poco credibili possono convincere solo chi è già sul versante opposto. Poco potranno con i cittadini che guardano alla politica con distacco, senza parteggiare per gli uni e per gli altri; quelli che badano più alla sostanza che alle dichiarazioni. E che alla fine sono quelli che hanno fatto, fanno e faranno la differenza.