IN RICORDO DI ANTONIO DI NUNNO A QUATTRO ANNI DALLA SCOMPARSA

IN RICORDO DI ANTONIO DI NUNNO A QUATTRO ANNI DALLA SCOMPARSA

3 Gennaio 2019 0 Di Vincenzo Di Micco

A quattro anni esatti dalla scomparsa di Antonio Di Nunno, amici ed ex amministratori si ritrovano nella chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, nel centro storico, per una messa in suffragio; a promuoverla è il giornale “L’Irpinia” che il prossimo 1° febbraio al Carcere Borbonico darà vita ad un convegno sul tema “Giornalismo e politica, la lezione di Antonio Di Nunno”.

La cerimonia, intima e partecipata, diventa occasione per riaprire il cassetto dei ricordi e perpetuare l’idea e l’impegno del due volte sindaco, giornalista Rai, con Avellino nel cuore.

L’ex Cinema Eliseo, Villa Amendola, la Città Ospedaliera, la Città Giardino e i parchi, gli esperti per il Piano urbanistico: nelle riflessioni a margine della cerimonia ritornano uno dietro l’altro i progetti, le idee, le visioni, che quindici anni dopo hanno trovato solo in parte concretezza, ma che rappresentano un patrimonio comune acquisito.

Di Nunno morì all’età di 69 anni, fu il primo sindaco ad essere stato votato con l’elezione diretta nel ’95, rimase in carica 8 anni e il secondo mandato s’interruppe in polemica con l’establishment del tempo.

La sua prima elezione a sindaco avven con affermazione al ballottaggio. Di Nunno vinse con uno scarto minimo, il 52,7 % dopo aver raggiunto al primo turno solo il 25,5% contro il 40, 6% del competitors, l’avvocato Stefano Sorvino.

E Sorvino è tra i presenti alla cerimonia in memoria: «Sembrava una sfida già vinta, fu una competizione molto appassionata – ricorda oggi il direttore generale dell’Agenzia regionale per l’ambiente – il largo vantaggio nel primo turno non bastò. Nel tempo ho avuto modo di apprezzare il rigore morale, la passione civile e politica, l’impegno di Di Nunno,  la condivisione delle  problematiche della Città: una sorta di prospettiva utopica che ha caratterizzato il suo doppio mandato in anni significativi. Al di là delle concretizzazione delle cose, Di Nunno ha dimostrato uno slancio progettuale, la capacità di gettare il cuore oltre l’ostacolo – ricorda Sorvino – un insegnamento da riprendere in tempi d’impoverimento generale».

«Con lui ho condiviso l’esperienza di Radio Irpinia prima ancora che la stagione politica e di ricordi ne ho tantissimi», dice Gennaro Bellizzi. “L’ultimo ricordo risale a due giorni prima della morte. Erano in corso le manifestazioni commemorative per mio fratello a dieci anni dalla scomparsa, Tonino mi telefonò e, nonostante un tosse stizzosa, mi disse che sarebbe venuto ad ogni costo, poi si aggravò. La vittoria del 1995 fu sicuramente memorabile: Tonino rappresentò l’ entusiasmo di una nuova stagione, una grande speranza che ancora ci guida. Sognava il famoso aquilone, la Città giardino, una città con un rapporto franco e diretto tra cittadini e amministrazione, era un conoscitore di Avellino come pochi, anche degli angoli più remoti. Riportare Avellino ad una bellezza semplice in fondo era quello il suo obiettivo».

C’è bisogno di ricordare Di Nunno in qualche altro modo ? Con intitolaizoni? Chiediamo a Nunzio Cignarella. «Penso che il modo migliorare per ricordarlo sia di continuarne la lezione che per me è stata soprattutto una lezione di grande rettitudine morale. Ho ricordi vivi da ex capogruppo e assessore: con Di Nunno ci incontravamo come antica abitudine di sera per il Corso e facevamo il punto della situazione. Condividevamo aspirazioni e desideri. Manca tanto, ancora oggi, a 4 anni di distanza. Sognava una Città che vivesse davvero una democrazia partecipata. Che ascoltasse le istanze di tutti. Molte cose che abbiamo oggi risalgono alla sua esperienza. Basta un dato su tutti: è con Di Nunno che parte il progetto dell’ex Cinema Eliseo che nascondeva una esigenza dei giovani di Avellino di fare Cultura e di avere un luogo dove si potesse fare Cultura. Sono passati tanti anni e il progetto è ancora incompleto; così come il progetto del parco sul Fenestrelle da Mercogliano ad Atripalda…».

L’ex Presidente del Consiglio comunale e già vicesindaco Antonio Gengaro ricorda: «Con di Nunno ci fu una stagione felice per Avellino, di rinnovamento e grande entusiasmo. I due slogan della campagna elettorale “Diamo un’anima alla Città” – dopo gli anni cupi del post terremoto – e “Avellino Città Giardino” – per un capoluogo che si qualificasse per la qualità della vita – hanno colto nel segno. Dopo 15 anni le cose vanno male. E l’esempio può essere la questione finanziaria. Di Nunno seppe affrontare il problema: vennero pagati più di 130 miliardi di debiti, istituì l’ufficio legale, bloccò le assunzioni, attuò politiche tali da far rientrare il Comune sul piano finanziario; oggi siamo sull’orlo della crisi e nessuno dice come va affrontata. Resta il patrimonio di idee e di proposte per proiettare Avellino al di là di se stessa. Al tempo c’era un sindaco che la rappresentava in tutta Italia. Un sindaco che operò scelte fondamentali: penso all’impianto per lo smaltimento rifiuti che ha tenuto Avellino al di fuori dell’emergenza. O, ancora, alla Città Ospedaliera che altri inaugurarono ma che Tonino ebbe il coraggio di sbloccare, firmando, dopo tangentopoli, gli atti per il compimento. Ebbe il merito di puntare su una classe dirigente giovane che poi è stata accantonata».