IL VOTO DI SCAMBIO E IL “TRA L’ALTRO”! DIARIO POLITICO 24 OTTOBRE

IL VOTO DI SCAMBIO E IL “TRA L’ALTRO”! DIARIO POLITICO 24 OTTOBRE

24 Ottobre 2019 0 Di La redazione

E’ la prima volta certamente da quando l’Italia è una Repubblica che un politico della provincia di Avellino viene indagato per scambio elettorale politico-mafioso.

E’ questo il segnale definitivo, lo spartiacque che irrompe e ci inchioda ad una realtà che pezzo dopo pezzo, cronaca dopo cronaca, compone un mosaico che sancisce la altrettanto definitiva perdita dell’innocenza di comunità e territori che per anni si sono raccontati la resistibile favola dell’isola felice?

Occorre distinguere, distinguere per comprendere nel senso che intende don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera, non nel senso di chi insegue il cavillo che ridimensiona, circoscrive, e rassicura sulla presenza di baluardi che garantirebbero la tenuta delle mura della legalità.

Occorre distinguere e avere memoria. Ne abbiamo passate di peggio. La camorra, quella di Raffaele Cutolo, arrivò in forze nel dopo terremoto. Per anni il cosiddetto Irpiniagate è stato stabilmente sulle prime pagine per l’intreccio di sprechi e collusioni che portarono sul banco degli imputati sindaci, amministratori, imprenditori, faccendieri. I processi, fino al terzo grado, ridimensionarono, in molti casi hanno annullato le responsabilità di cui erano stati chiamati a dar conto. Penso alle assoluzioni definitive del sindaco Antonio Matarazzo e di Antonio Sibilia, che venne anche risarcito dallo Stato per ingiusta detenzione. Ma le sentenze restituiscono la verità giudiziaria, l’accertamento delle singole responsabilità rispetto al Codice penale e soltanto indirettamente giudicano il contesto in cui quei fatti sono avvenuti. Ed era quello un contesto anche da brividi che nessuna sentenza ha potuto assolvere o condannare. L’euforia dei sopravvissuti a quella immane tragedia fu la benzina che accese i motori alla spregiudicatezza dei comportamenti, pubblici e privati. La spregiudicatezza non è necessariamente un reato, ma cambia, capovolge, peggiorandoli i termini della convivenza, a cominciare dalla propria.

Questo per dire che non siamo mattacchioni smemorati, come ci fanno sentire quanti, anche da palazzo di giustizia, quasi rimproverano a questa provincia di vivere con la testa tra le nuvole. Sappiamo bene come e perché anche antropologicamente è cambiata in peggio la provincia di Avellino né perdiamo occasione per denunciarlo. E comunque quei quasi rimproveri vanno bene lo stesso se, come è nelle intenzioni di chi li muove, vogliono spingere alla consapevolezza e per un altro verso a sollecitare una maggiore vigilanza e protagonismo civili, senza il cui apporto alle inchieste giudiziarie, agli arresti, alle indagini mancherà sempre un pezzo. Naturalmente a questi magistrati, che vivono peraltro sotto scorta perché esposti considerevolmente ad attentati e minacce di morte, va tutto il nostro sostegno e ringraziamento. Ed è in particolare il caso del Procuratore aggiunto Vincenzo D’Onofrio.

Detto questo, non mi sento di vivere in una provincia e in una città messe con le spalle al muro dalla criminalità organizzata e non, da una politica fellona alla quale si può piuttosto imputare la considerevole inconsistenza. Non mi sento asserragliato anche per le risposte che ci sollevano che danno sul campo le forze dell’ordine e gli inquirenti e perché c’è ancora tanta larga parte di questo popolo che sta nelle leggi, le rispetta, fa il suo dovere, non ammicca.

Lo scambio elettorale politico-mafioso di cui è accusato Sabino Morano nell’inchiesta che ha dato scacco matto al Nuovo Clan Partenio. Il reato è stato novellato come si dice in termini giuridici recentemente dalla legge 43 del 2019 che è intervenuta sull’articolo 416 Ter del 2014 che riformulava a sua volta quello precedente del 1992. Inasprisce le pene, che passano dai 6-12 anni precedenti ai 10-15 anni di reclusione; estende la punibilità anche agli intermediari dello scambio; contempla non solo lo scambio di denaro o di altra utilità ma anche la disponibilità del politico o di un suo intermediario a soddisfare interessi o esigenze dell’associazione mafiosa.

Dopo l’intervista a Sabino Morano, che abbiamo trasmesso ieri a StudioSera, sulla quale aggiungerò qualcosa più avanti, sono andato a rileggere l’ordinanza che riguarda questo punto. Morano, con Damiano Genovese, Antonio Genovese, Pasquale Galdieri e Nicola Galdieri è indagato per aver promesso di erogare in favore dei co-indagati utilità rappresentate, tra l’altro, dall’impegno ad intervenire per garantire il buon esito di alcune pratiche amministrative di natura edilizia. In cambio di questa promessa, Galdieri e gli altri a loro volta promettono di procurare voti a Morano, affidandosi anche alla capacità di penetrazione e intimidazione cui i clan camorristico Nuovo clan Partenio poteva -e può- contare sul territorio di Avellino e provincia.

Il punto di sintesi dello scambio, dice la Procura, è costituito da Damiano Genovese, che in quelle elezioni comunali del 2018 sarebbe poi risultato eletto con la Lega.

Che Pasquale Galdieri, considerato il capo del nuovo clan faccia votare per Morano viene attestato da una intercettazione nella quale ad amici e familiari dà indicazioni perentorie di votare come sindaco Morano perché si è sempre messo a disposizione. Secondo i magistrati, questo dirottamento di voti ha assunto le connotazioni di un vero e proprio condizionamento politico mafioso innestandosi altresì tale condizionamento politico-mafioso nel libero esercizio del diritto di voto… nell’alveo di una commistione di interessi e prospettive di natura squisitamente criminali ed interessi e prospettive politico-amministrative il cui punto di sintesi, come dicevamo, è considerato Damiano Genovese. Che significa punto di sintesi? E’ il nostro uomo in consiglio comunale ed è il trait d’union tra noi e Morano. Questo intende la Procura.

Poi ci sono i fatti. Non vi è dimostrazione che Morano, direttamente o indirettamente, abbia contattato Pasquale Galdieri. C’è un colloquio tra Osvaldo Galdieri nel frattempo deceduto e Morano, nel quale il fratello del presunto boss dice al candidato sindaco di non dimenticarsi della scuola media. Sarebbe questo, secondo la Procura, l’impegno da parte di Morano per intervenire a garanzia del buon esito di pratiche edilizie. Non conta il fatto che Osvaldo Galdieri sia incensurato, e dunque, frequentarlo anche perché si abita nella stessa strada non costituirebbe un motivo di censura. Conta invece il fatto che la scuola media a cui fa cenno, non è una pratica edilizia per il cui buon fine Osvaldo, a nome proprio o indirettamente a nome del fratello e del clan, si rivolge a Morano. Quella scuola media non è una pratica edilizia, come scrive la Procura, ma è la “Dante Alighieri” di via Piave, abbandonata da anni. Osvaldo Galdieri suggerisce a Morano di non dimenticarsene nei video che Morano realizza per la sua campagna elettorale e gli manda sul telefonino anche uno screen shot, una fotografia delle condizioni di abbandono in cui versa l’edificio. Siccome nell’ordinanza è questo l’unico elemento che individua la disponibilità di Morano, peraltro nei confronti dell’incensurato Osvaldo Galdieri e non di altri componenti o affiliati al clan, potendo Morano dimostrare che di questo si tratta, come mi ha mostrato sul suo telefonino Morano, viene meno l’unico punto citato che rappresenta invece per la Procura la prova della disponibilità a seguire le pratiche, gli interessi del clan.

Attenzione, però. Ricordate il passaggio dell’ordinanza in cui, a proposito di Morano, si scrive che è indagato per aver promesso di erogare in favore dei co-indagati utilità rappresentate, tra l’altro, dall’impegno a garantire il buon esito di alcune pratiche amministrative di natura edilizia? Ecco, in quel tra l’altro potrebbero esserci cose che non conosciamo, che la Procura per una sua strategia ha inteso tenere ancora coperte per portarle soltanto successivamente alla luce. Fin tanto che questo non avverrà, è certamente un punto a favore di Morano. Resta Pasquale Galdieri che di lui dice, si è sempre messo a disposizione. Se Galdieri non intende, come intende Morano, la disponibilità ad occuparsi di facilitare visite mediche e ricoveri al fratello Osvaldo, e cioè intende altre disponibilità di cui Morano si è fatto promotore, non lo sappiamo e nell’ordinanza non è scritto. Anche questo potrebbe rientrare in una strategia della Procura, ma se anche questo aspetto, in maniera più dettagliata e particolareggiata non dovesse venire alla luce, sarebbe indubbiamente un altro punto a favore dell’ex segretario della Lega.

Per stare a Morano, alle cose che ci ha detto nell’intervista, osservo due cose. Intanto non fa la differenza la tesi secondo la quale non poteva promettere nulla perché intanto non aveva mai gestito un qualche potere né poteva promettere qualcosa da candidato sindaco che aveva una possibilità su cento miliardi di essere eletto. La promessa, tanto più nell’ipotesi di voto di scambio politico-mafioso, prescinde dal potere effettivo, reale di poterla realizzare. Basta farla e si viene condannati anche quella promessa, chiunque la faccia, poi non viene concretizzata.

La seconda osservazione. Sabino Morano sottovaluta, secondo me principalmente sul piano politico e quasi per niente su quello giudiziario, la conversazione con Damiamo Genovese nella quale l’ex consigliere comunale della Lega gli descrive gli equilibri all’interno del clan, il dissidio sulle strategie da adottare tra Pasquale e Nicola Galdieri, ma soprattutto gli dice che pure essendo d’accordo con la strategia più soft di Nicola rispetto a quella più decisa e violenta di Pasquale, gli dice che lui, Damiano Genovese, sta con Pasquale che nella sua gerarchia di valori e riferimento, considera subito dopo suo padre Amedeo.

Non è una chiacchiera, è il racconto di uno che sta dentro, uno considerato come sostengono in Procura, il punto di sintesi in Consiglio comunale, il mondo di mezzo a cui è affidato il compito di far incrociare quelli che stanno sopra, la politica, e quelli che stanno sotto, il clan.

In quella conversazione, Morano si limita ad una esclamazione, quella di chi ti dice che sta sentendo ciò che gli viene raccontato sia pure nel frastuono di una festa. Passata la quale però, Morano avrebbe dovuto trovare il tempo e la concentrazione per capire di dover togliere anche il saluto a Damiano Genovese. Non è detto che non lo faccia.

In conclusione c’è però una buona notizia che riempie il cuore di speranza. Da ieri le disastrate finanze del comune di Avellino sono un po’ più al sicuro. Grazie al presidente della Commissione Trasparenza, Ettore Iacovacci, il comune di Avellino ha fatto pelo e contropelo ai poteri forti facendo incassare al tesoriere 120 euro per la recinzione di un cantiere, quello del Gruppo D’Agostino, che avrebbe occupato dai 20 ai 50 centimetri di suolo pubblico. Dovendo raddoppiare la larghezza del precedente marciapiede, la recinzione è andata oltre. Era stata anche richiesta l’autorizzazione, prima della quale è arrivato come un falco Iacovacci che già in una interrogazione aveva parlato di invasione. In realtà il passaggio ai pedoni era stato garantito, ma le transenne vengono rimosse e spostate, come accadrà ancora, da chi parcheggia l’auto in quella zona. In una interrogazione, Iacovacci aveva già denunciato l’invasione del cantiere, quei 20 centimetri che mettono spalle al muro i poteri forti. Come non sentirsi più sicuri con un Iacovacci in circolazione?