IL “SEGNO A TERRA” DI PIAZZA SAN GIOVANNI – LA NOTA

IL “SEGNO A TERRA” DI PIAZZA SAN GIOVANNI – LA NOTA

9 Febbraio 2019 0 Di Norberto Vitale

Quando si riempie Piazza San Giovanni, significa che in Italia c’è un problema. Quando dentro questa piazza si mischiano lavoratori e imprenditori, il problema è confermato e diventa doppio. Quando lavoratori e imprenditori concordano di stare in questa piazza insieme e per le stesse ragioni, il problema diventa ineludibile.

La congiuntura internazionale, che non sta risparmiando i Paesi dell’Unione Europea, sta mettendo a nudo tutti i bluff del governo: finanzia a debito l’assistenza, sperando nel controbalzo dell’aumento dei consumi interni propedeutico alla esplosione fantasiosa del nuovo boom economico; manda un po’ prima un po’ di gente in pensione, con l’assegno però dimagrito, ritenendo come non è che ad ogni singola quiescenza corrisponda un nuovo posto di lavoro; deprime gli investimenti; blocca grandi opere infrastrutturali per decine di miliardi. Come se non bastasse, il governo sovranista-populista persegue scientemente l’obiettivo suicida di isolarsi dal contesto europeo dichiarando guerra a mezzo mondo e ammiccando e privilegiando come interlocutori i governi autoritari e un po’ fascisti, diciamolo, dell’est Europa o facendo comunella con la parte estremista, i casseur, dei Gilet gialli francesi. Una tempesta perfetta che Salvini e Di Maio alimentano e perseguono con il solo obiettivo di lucrare il più possibile dalle prossime elezioni europee. E intanto il Paese rischia di finire in malora.

Lo si capisce anche da come questo governo, e i suoi terminali territoriali, affrontano questioni a noi vicine come IIA (hanno di nuovo mischiato le quote societarie; cercano un partner industriale che non trovano; gli autobus in portafogli li costruisce, prima gli italiani?, la Karsan in Turchia e non c’è traccia di un piano industriale); come la Lioni-Grottaminarda che hanno fermato a sette chilometri dalla conclusione provocando già consistenti danni.

Piazza San Giovanni, quella di oggi, mette un segno a terra. Non sono le agenzie di rating, il Fmi, l’Ocse, la Bce, la commissione europea, l’ufficio parlamentare di bilancio, quelli considerati gufi, menagramo, nemici del popolo. Sono il popolo: cittadini, lavoratori, imprenditori in carne ed ossa scesi in piazza per non farsi rubare il presente e l’avvenire. Avanti così!