IL POPULISMO, LE REGOLE E LE MOLTIPLICAZIONI DEI GRILLINI IRPINI

10 agosto 2018 0 Di Sandro Feola

Ha scritto bene Bruno Gambardella in uno dei suoi sempre meno rari post politici, questo sindaco sembra quasi un podestà. E ciò che sconcerta, più di altro, è che lui e i suoi amici non colgano la gravità delle sue dichiarazioni.

Però c’è poco di cui meravigliarsi. Chi segue più attentamente le dinamiche del populismo grillino sa bene che gli eletti del Movimento Cinque Stelle poggiano le loro esternazioni, per tanti versi quasi eversive, sulla convinzione che la legittimazione ottenuta alle urne possa esimerli dal rispetto delle regole. Circostanza, questa, aggravata non poco dalla esaltazione tipica di chi, immaginando di essere il depositario della verità, si considera il Bene, investito dalla missione di distruggere il male, che ovviamente sta sempre dalla parte degli avversari. Per cui – come è accaduto ad Avellino – anche una variazione di bilancio, che richiede – come sanno anche i ragazzi di 3^ liceo – una delibera di Giunta, viene portata in Consiglio senza curarsi minimamente delle leggi che sovrintendono alla vita democratica degli enti locali. E se qualcuno – com’è successo – osa evidenziare che non si possono adottare provvedimenti contra legem, rischia di finire sui 6×3 affinché venga esposto alla pubblica gogna.

Questo è solo uno degli aspetti di quel populismo che oggi, sondaggi alla mano, piace tanto agli elettori italiani. I quali, attratti da soluzioni semplici a problemi complessi, prima di cambiare idea dovranno sperimentare ancora vicende sconcertanti come quella di Avellino e come il decreto dignità, un provvedimento paradosso ad uso mediatico, dannoso al di là di ogni interpretazione, che poteva scaturire solo dalla volontà di chi agisce in preda alla esaltazione.

Verrebbe da osservare che quando il populismo arriva al governo, il rischio di un’uscita dall’ordine costituzionale si eleva. Ma non siamo (ancora) a questo. Ad Avellino l’unico ordine che i nostri grillini hanno lasciato è quello del tragico per passare al comico; dai numeri che spesso danno i loro parlamentari sono passati alla misura dei manifesti-gogna, i 6 x 3. Tutto sommato, uno sforzo positivo per proporre soluzioni più elaborate ai problemi complessi della città: dai numeri a piacere alle moltiplicazioni.