IL POLO LOGISTICO COL BUCO INTORNO. PNRR IRPINIA, DIBATTITO CERCASI

IL POLO LOGISTICO COL BUCO INTORNO. PNRR IRPINIA, DIBATTITO CERCASI

23 Giugno 2021 0 Di Vincenzo Di Micco

È l’unica opera irpina inserita dalla Regione Campania nelle richieste al Governo sul Pnrr: un polo logistico in Valle Ufita. Ma serve davvero?

Provoco sperando di contribuire a stimolare un dibattito che non c’è, sorvola le teste di partiti, politici, cittadini ed è lontano anni luce dagli interessati, la next generation Ue.

Giovani, Donne e Mezzogiorno restano le ferite aperte e lacerate dal Covid, in un Paese che da 20 anni non cresce. A declinare progettualità e visioni sostenibili di rilancio dovrebbero esserci anzitutto loro.

Perché occuparsi del “polo logistico”?

Ogni singolo ente locale può attivarsi per presentare un proprio piano di rilancio, con il rischio elevato di disperdere in mille rivoli risorse.
Il polo può generare posti di Lavoro – e con lo tsunami sociale in arrivo – diventa crocevia della dignità futura, e non solo dei giovani, di queste terre.

Al progetto va dato un merito. Mette insieme oltre 40 comuni, Confindustria, sindacati e il Consorzio industriale che lo ha promosso con un protocollo condiviso e recepito da Palazzo Santa Lucia. 

L’idea del polo aleggia da tempo, da molto  prima ancora che venisse appaltata – in queste ore – l’opera strategica della Stazione dell’Alta Velocità-Capacità ferroviaria per il trasporto di merci e persone, la cui ultimazione è prevista nel 2026. Doveroso dunque è non perder l’appuntamento col treno in quell’area.

Ma di piattaforme, o sistema infrastrutturale, si discute da almeno 20 anni, nel corso dei quali Valle Ufita ha sofferto – come il resto del Sud – una forte desertificazione di popolo e d’industrie.

Per il rilancio quel che s’ipotizza è l’utilizzo di ettari di suolo e volumi in connessione. La finalità è garantire servizi per le aziende, vecchie o nuove che siano. Una sorta di gigantesca area  per scalo merci a supporto di porti o aeroporti, un terminal di scambio tra aree costiere e metropolitane sature, collegate dalla rete dei binari (interconnessa all’autostrada).

Il pacchetto prevede fiscalità di vantaggio per attrarre nuovi investimenti produttivi, il fine è ingolosire quanti percorreranno le rotte tra Napoli e Bari, il Mediterraneo e l’Europa del Nord, a fermarsi.

Su che tipo di logistica fonderà il polo? È un po’ come chiedersi a questo punto se sia nato prima l’uovo o la gallina.
Logistica per manifattura, agricoltura, industrie – in passato si è ventilata una catena organizzata del freddo -chissà ancora quali altre strade possono disvelarsi: 
turismo, ricerca, qualcosa che magari ancora non esiste. 

Qual è la capacità attrattiva che è stata ipotizzata, su quali basi scientifiche di studi recenti per il polo?

Perché sì, il mercato,  a tempo debito, risponderà incrociando domanda e offerta e non vi è dubbio.

Il dubbio che qui poniamo sul polo è se occorra qualcosa di nuovo – superfici ed espropri – o il recupero e la messa a sistema di migliaia di metri cubi di capannoni vuoti e terreni improduttivi disseminati e speculati; di aree Pip che ancora si moltiplicano mentre i servizi latitano: dalle stazioni dell’alta tensione a singhiozzo col maltempo, alle strade digitali inesistenti, fino alle arterie di collegamento completamente polverizzate.

Il futuro suolo che ospiterà il polo logistico, tutto da definire, ha una sola certezza ora, il grande buco intorno.

Andrà riempito. Con una transizione che o è ecologica e sostenibile, che riconverte e armonizza, o rischia di non essere.

Banale e difficile al tempo stesso, dire davvero cosa occorra, serviranno approfondimenti.

Pericoloso sarebbe dare per scontato che il di più che arriverà sarà positivo comunque, tesi che danno l’impressione di sostenere molti sindaci.

Ciò di cui non si avverte necessità è di cattedrali nel deserto dal sapore di terremoto.

Pianificare in sinergia, è la sfida.

Con una domanda di fondo, magari: troveranno lavoro grazie al polo logistico i giovani del futuro o, una volta passata l’onda recovery, rimarrà calpestata la loro dignità?
Agli imprenditori illuminati di questa provincia si assegni un ruolo chiave, li si ascolti e li si renda protagonisti del tessuto di eccellenza e caparbietà che rappresentano.

Ps. I soldi dell’Europa non arriveranno a scatola chiusa, saranno  collegati a una serie di riforme governative da realizzare: Fisco, Pa, Giustizia, Semplificazione. Riforme che devono rafforzare il Sud.

L’incapacità a spendere risorse dell’Italia meridionale è purtroppo nota, scontiamo arretratezza e sviluppo sotto funzionale al Nord che – al netto del malaffare diffuso ormai ovunque – è la grande catena da spezzare.

Per questo occorre una visione forte e determinata del futuro, che punti sulle forze reali  e le capacità propulsive e di intraprese di queste terre,  oltre ogni assistenzialismo.

Passare dalle parole ai fatti lo si potrà fare  provando a riempire i buchi della lunga deriva con speranza concreta di rilancio . Che polo realmente serve?
Cos’altro l’Irpinia non ha ancora pianificato?

Pnrr, (piano nazionale di ripresa  e resilienza) parliamone.