IL PD NON CAMBIA, NONOSTANTE CENNAMO. ANZI…

IL PD NON CAMBIA, NONOSTANTE CENNAMO. ANZI…

7 Novembre 2019 0 Di Sandro Feola

La riapertura del tesseramento in casa PD suscita nei pochi ai quali ancora interessano le vicende interne al partito di via Tagliamento un paio di interrogativi.

Cosa è cambiato in tre mesi di commissariamento Cennamo?

Non ce ne voglia l’onorevole, uomo di indubbio spessore politico e culturale, ma a parte l’essere il nuovo inquilino della stanza più luminosa di via Tagliamento, non è cambiato sostanzialmente nulla. Non perché chissà cosa ci aspettassimo dall’ex parlamentare napoletano, data la realtà a nostro avviso tanto balcanizzata quanto incomponibile che è il PD irpino. Ma santiddio, riaprire il tesseramento del partito e prospettare il Congresso, forse anche prima delle regionali, con le 7-12 correnti che lo compongono ancora tutte pronte a farsi la guerra, senza aver rinnovato drasticamente la sua classe dirigente, significa prendere atto di una realtà ampiamente bocciata dagli elettori e rassegnarsi ad essa.

La seconda domanda che – come diceva Lubrano – “sorge spontanea” è: cosa avrebbe dovuto fare il Commissario?

Aldo Cennamo

Impresa per niente semplice, senza dubbio. Ma almeno avrebbe dovuto tentare di agire in ragione di quanto gli elettori e gli amministratori hanno espresso a più riprese nelle urne. Non quanto sostenuto da una delle parti in causa; non quanto predicato dai notabili artefici del disastro, alcuni dei quali, ancora oggi, hanno la pretesa di indicare il “nuovo percorso”, magari citando Moro e Berlinguer. Cennamo avrebbe dovuto tenere in debita considerazione l’insofferenza emersa puntualmente ad ogni appuntamento elettorale e muoversi di conseguenza. Certo, appellandosi all’unità e lavorando per questa, ma sgombrando immediatamente il campo dalle macerie; magari facendo attenzione a differenziare bene i detriti, ma indicando, sin da subito, la strada dell’azzeramento come l’unica percorribile, data la irreparabilità del contesto e le indicazioni nettissime degli elettori. I quali, peraltro, hanno detto con chiarezza a quale classe dirigente affidare la guida del Partito.

Il Pd irpino, invece, non cambia. Anzi. Pur di occupare uno spazio di gestione di nome Ente Idrico, la settimana scorsa una delle sue parti non ha disdegnato affatto i voti di Forza Italia. Immemore, forse, di quanto questa stessa parte abbia triturato gli zebedei a mezzo mondo, ripetendo quanto fossero stati ripugnanti i voti dati da alcuni amministratori democrat all’attuale Presidente della Provincia e quanto fossero stati disgustosi quelli contraccambiati al Sindaco di Avellino.

Insomma, nulla di nuovo nel Pd, nonostante la presenza di Cennamo. E il futuro, così, salvo miracoli, li vede ancora perdenti.