IL PD E L’ANTIFASCISMO DI GOVERNO

IL PD E L’ANTIFASCISMO DI GOVERNO

1 Settembre 2019 0 Di Sandro Feola

Non si può non essere antifascisti. Chiunque sia, di destra o di sinistra, più o meno moderato, non può che partire dall’abiura di un regime che, nel limitare le libertà democratiche e nel fare proprie le leggi razziali, ha impresso su se stesso il marchio dell’infamia. Nel portare a morire nei campi di concentramento di Auschwitz migliaia di donne, bambini e uomini italiani di fede ebraica, il fascismo, che pure qualcosa di positivo produsse, si è reso indegno della dignità umana, da ogni punto di vista, individuale e sociale.

Da qui deve partire chiunque ambisca a rappresentare gli italiani nelle istituzioni, e siamo d’accordo. E’ sconcertante, tuttavia, che oggi un membro della direzione nazionale del PD, Miccoli, abbia chiesto – in piena crisi e nel mezzo delle trattative per il nuovo Esecutivo – che l’antifascismo “torni al centro di qualunque iniziativa”, aggiungendo (sic!) che deve “soprattutto tornare al centro dell`agenda di Governo”. Dichiarazioni riprese dalle agenzie e attribuite al Partito Democratico.

Nicola Zingaretti

Se questi sono i presupposti, il centrosinistra ha un orizzonte molto più limitato di quanto non sia quello già delineato dai sondaggi, dai risultati delle elezioni regionali ed europee e dalle elefantiache contraddizioni che rendono il governo giallorosso – già prima che nasca – una imbarazzante barzelletta di livello planetario.

I dirigenti del PD dovrebbero preoccuparsi di trovare da subito una intesa con il M5S sulle cose che intendono fare nel tempo che li separa da qui alla elezione del nuovo Capo dello Stato. Su temi ben specifici: politica fiscale, immigrazione, sicurezza, sviluppo, occupazione, infrastrutture. Sono questi i punti che devono essere “al centro dell’azione di un Governo” al quale gli italiani chiederanno risposte immediate, efficaci e risolutive.

Matteo Salvini

L’antifascismo è un principio che è giusto ribadire. Ma non può essere oggetto dell’attività dell’Esecutivo. Anche perché nessuno crede che Salvini, Meloni e la Lega siano fascisti. E i primi a non crederci sono gli italiani. I quali – non guasta evidenziarlo – hanno fin qui relegato qualche nostalgico esaltato che si è presentato al voto a uno striminzito 0,3%.