IL PD, CENNAMO-MORENO E GLI INTERROGATIVI DI FESTA E PETITTO

IL PD, CENNAMO-MORENO E GLI INTERROGATIVI DI FESTA E PETITTO

22 Novembre 2019 0 Di Sandro Feola

Sono passati davvero tanti anni dai mondiali del 2002, ma gli amanti del calcio, millenials compresi, conoscono senz’altro Byron Moreno, arbitro di quella “Corea – Italia” che costò l’estromissione degli azzurri dalla competizione internazionale. Il suo fu un arbitraggio che probabilmente viene ancora indicato agli aspiranti fischietti come modello da non seguire, come esempio da non imitare. Moreno fu di fatto il dodicesimo giocatore in campo del sodalizio asiatico. E pur non essendoci né var, né altre diavolerie tecnologiche, utilizzate oggi a supporto di chi arbitra, le immagini dell’epoca lo dimostrarono inconfutabilmente.

Il commissario del PD, venuto ad “arbitrare” l’annoso, interminabile e palloso conflitto intercorrentizio della Federazione irpina, è passato, un po’ come Moreno, dalle buone intenzioni dell’inizio ad essere il portavoce di una delle parti in causa; da sermoni densi di idealità e di “vogliamoci bene ché l’unità è importante”, a comunicati stampa dal tenore più che bellicoso.

Sconcertante? Non tanto quanto la circostanza che vede il Pd irpino, e con esso il suo commissario, per niente intenzionati a rassegnarsi ai responsi elettorali che si sono susseguiti negli ultimi anni. Non alle ragioni di una parte, ma alle decisioni dei cittadini e degli amministratori, i quali hanno detto con chiarezza che non ne possono più della “politica 1.0” che ha fin qui caratterizzato le dinamiche di via Tagliamento e dintorni. Che ribadiscono ad ogni occasione un “basta” alle decisioni assunte a dispetto degli eletti e delle assemblee.

Il primo interrogativo che ogni democrat autentico dovrebbe porsi, in definitiva, è che senso abbia un partito che non tiene conto delle indicazioni di chi lo vota. Cos’è, se non un contenitore evidentemente oligarchico, indifferente ai cartellini gialli già più volte estratti dall’elettorato? Il secondo interrogativo, che dovrebbe porsi quella parte maggioritaria del PD di cui Gianluca Festa e Livio Petitto sono i riferimenti, è se abbia ancora un senso permanere in una realtà che non solo ha perso la sua dimensione democratica, ma che vede venir meno anche le ultime garanzie, quelle che un commissario dovrebbe assicurare. Perché l’arbitraggio è proprio alla Moreno.

Incuranti, però, gli oligarchi, che il cartellino, quello decisivo, lo estrarrà ancora una volta l’elettorato. E questa volta il rischio è che si tratti di un grande, enorme cartellino rosso.