IL PARTITO DEL NO

IL PARTITO DEL NO

31 Ottobre 2018 0 Di Delfino Sgrosso

La vicenda della TAP, il gasdotto Trans-Adriatico che dovrebbe approdare in Italia nei pressi di Melendugno, nel Salento, ha riportato alla luce un partito trasversale e capillarmente diffuso nello Stivale: il Partito del No.

No Tap, no Tav, no Triv, no Termovalorizzatore, no Ponte di Messina, no Eolico sono solo alcuni delle tante espressioni di questo partito che prende forza ogni volta che in Italia si prova a modernizzare, aggiornare, integrare una rete di infrastrutture carente sotto tutti i punti di vista, dalla sicurezza all’efficienza. Quasi come se la realizzazione di queste opere fosse per forza deleteria, per forza foriera di chissà quali ruberie indicibili, per forza costruita a misura di “poteri forti” che muovono le fila di tutto quanto avviene in Italia dal loro misterioso Olimpo.

In realtà a muovere le fila di tutto sono sempre gli stessi burattinai. Non misteriosi burocrati, non loschi interessi, non spregiudicate ed avide multinazionali ma le ben più subdole Ignoranza e Ipocrisia. L’ignoranza intesa come la mancata conoscenza della materia, lo scarso approfondimento, la tendenza inevitabile dell’italica popolazione a seguire il o i Masaniello di turno, a ergersi protagonista dietro un cartello, uno slogan, uno striscione e, soprattutto, a non riuscire a guardare al di là del proprio naso.

Prendiamo ad esempio la TAP. Lo sbarco sulle coste pugliesi del gasdotto è noto da anni. Gli amministratori, regionali e locali, forse “dimenticando” di leggere per tempo la documentazione di progetto, si sono accorti con sommo sgomento che il gasdotto sfocerà in località San Foca nel comune di Melendugno, presso una delle spiagge più belle dell’intero Mediterraneo e Bandiera Blu da tantissimi anni. Inoltre una delle centrali di depressurizzazione sorgerà nelle campagne di Melendugno, rendendo necessario l’espianto di centinaia di ulivi secolari che, per la loro veneranda età, potrebbero non sopravvivere all’operazione.  E giù lamentele, cortei, richieste di bloccare il progetto (nonostante probabili multe di entità pari al Reddito di Cittadinanza Pentastellato), con il partito di Di Maio in grave difficoltà proprio per la (consueta) leggerezza con cui ha trattato la materia in campagna elettorale e non.

Intendiamoci, se fossimo residenti di Melendugno ci arrabbieremmo, e non poco, a veder arrivare questi tubi enormi proprio sulla spiaggia di San Foca invece che un po’ più in là o un po’ più in qua. Però non andremmo a sfogare la nostra (legittima) rabbia al cantiere della TAP, tentando e chiedendo di bloccare i lavori, ma piuttosto sotto l’abitazione di tutti quegli amministratori, presenti e passati (e a tutti i livelli), che “non si sono accorti” che tali tubi passeranno su una delle spiagge più belle italiane invece che, magari, vicino ad una insignificante scogliera un chilometro prima o dopo. Perché dire “no”, aprioristicamente ed acriticamente, guardando solo a spiagge ed ulivi, rende difficile quella che si chiama convivenza civile.

Uno Stato non può avere le proprie risorse distribuite ugualmente ed uniformemente sul territorio e dunque chi le ha le DEVE mettere a disposizione del viver civile, ovviamente sotto la tutela di Leggi e Costituzione. Se si ledono interessi privati è giusto ed opportuno prevedere risarcimenti, se si può realizzare un’opera in maniera più intelligente (ottimale collocazione sul territorio, tutela paesaggistica, attenzione alle popolazioni, rispetto del viver locale) si DEVE fare, se è necessario intensificare controlli e migliorare procedure per rendere la procedura più snella ed efficace, ciò va fatto anche con leggi ad hoc.

Ma non si può pensare di fermare la realizzazione di QUALSIASI opera perché c’è una spiaggia, un ulivo, un ponte, un edificio, una montagna che non si può utilizzare, spostare, costruire, abbattere, traforare. O peggio ancora che, come proposto spesso dall’ala più estremista del “Partido de la Revolución”, al secolo il Movimento Cinque Stelle, non si realizzi un’opera per timore di infiltrazioni malavitose. Attenzione Signori, in questo caso saremmo alla resa dello Stato! Saremmo di fronte allo Stato che dice “ha vinto la Mafia, la ‘ndrangheta, la Camorra: per timore di quello che potrebbero fare loro, io non faccio nulla, sono paralizzato, non mi muovo autonomamente e liberamente”. Si parla tanto di sovranismo nei confronti dell’Europa, ci si scandalizza se a Bruxelles ci dicono che la Manovra Economica è da dilettanti allo sbaraglio e poi dovremmo diventare schiavi della malavita? Ci sembra quantomeno che siano applicati due pesi e due misure…

Tornando a noi, è dunque l’Ignoranza, intesa come errata o nulla conoscenza della materia, a fornire spesso cartelli, striscioni e slogan a chi si riversa nelle strade a tentare di bloccare questa o quell’opera infrastrutturale. Ed appena accade ciò, interviene la compagna dell’Ignoranza, l’ipocrisia. Perché, vedete, se il signor Rossi fosse un manifestante che protesta contro la TAP in toto, ossia non contro l’eventuale mancata delocalizzazione in presenza di serissimi motivi ostativi, ma bensì contro l’Infrastruttura in sé, prima di alzare il cartello ed intonare lo slogan, dovrebbe domandarsi: “ma a cosa serve questa infrastruttura?”.

In sintesi estrema, la TAP serve a trasportare gas naturale dal bacino del Mar Caspio (e dall’Azerbaijan in particolare) fino all’Italia e all’Europa. Il gasdotto, che a regime trasporterà fino a 20 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, pari al fabbisogno di 14 milioni di famiglie, è utile anche a diminuire la dipendenza dell’Italia dal gas russo, soggetto spesso a problemi di natura geo-politica. Ciò detto, dove subentra dunque l’ipocrisia? Subentra nel momento in cui il signor Rossi, pur avendo capito l’importanza strategica del progetto ed il fatto che esso consente di convogliare gas naturale in Italia in maniera significativa, esce di casa, va a fare comunque la sua brava protesta, intonando slogan ed agitando cartelli, poi, stanco, torna a casa e decide di fare una bella doccia calda e vivificante. E non si chiede COME MAI dal rubinetto di casa esca ACQUA CALDA. Signor Rossi, glielo spieghiamo noi. Esce calda perché a Passo Gries in Piemonte, a Bizzarone in Lombardia, a Tarvisio e Gorizia in Friuli, a Porto Viro in Veneto, a Panigaglia in Liguria, a Livorno in Toscana, a Mazara e a Gela in Sicilia sono stati realizzati gasdotti che passano nei territori di altri cittadini, come lei aventi gli stessi diritti e gli stessi doveri, che consentono però a lei di riscaldare la SUA acqua con la quale fa la SUA doccia.

Lei lo sa benissimo, in fondo, signor Rossi che per riscaldare l’acqua ha bisogno del gas naturale, lo stesso contro cui ha intonato cori appena mezz’ora prima. Ma se ne frega. Basta che il gas non passi nel SUO territorio. Ed ecco allora l’ipocrisia che si manifesta in tutta la sua virulenza. Se lei, signor Rossi, protesta contro il gas azero che deve passare nel “suo” territorio, sulla “sua” spiaggia, spostando i “suoi” ulivi, allora sia almeno coerente: da domani dismetta la sua caldaia a gas e riscaldi l’acqua per la sua doccia in un bel calderone sul fuoco, come si faceva nell’Ottocento. Allora sì che la sua protesta sarebbe legittima.

Come lei, dovrebbero porsi le stesse domande, e prendere le stesse decisioni, chi protesta contro l’Eolico e la sera accende la luce della sua stanza, chi non vuole il termovalorizzatore e si lamenta trovando il suo portone di casa ricoperto da rifiuti, chi dice che non è necessario il Ponte sullo Stretto ed impiega 17 ore per arrivare a Palermo da Roma con il treno (a fronte delle 5 per arrivare a Monaco di Baviera!), chi non vuole la TAV perché buca le montagne ed accetta che le Alpi si valichino ancora con i TIR che arrancano sulle salite, inquinano il quintuplo del treno e trasportano meno merci in maniera più dispendiosa, causando rincari ai prezzi dei beni di consumo DI TUTTI, chi non vuole le trivellazioni per il petrolio e continua ad utilizzare l’automobile invece di andare a dorso di mulo o in bicicletta.

Insomma signor Rossi, la sua doccia non la fa da solo. La fa con la sua imbarazzante Ipocrisia e la sua ingombrante Ignoranza. Rispettivamente Segretaria e Presidentessa del Partito del No.