Il “NUOVO” PD DI ZINGARETTI, CHE ASSOMIGLIA TANTO AI PERDENTI DI CORBYN 

Il “NUOVO” PD DI ZINGARETTI, CHE ASSOMIGLIA TANTO AI PERDENTI DI CORBYN 

13 Gennaio 2020 0 Di Sandro Feola

Cosa sarà il PD o come si chiamerà dopo la “svolta” annunciata dal suo segretario nazionale? Poco è dato sapere ufficialmente, se non che Zingaretti ha usato frasi fatte e piuttosto inflazionate per definire la creatura che secondo lui dovrà venir fuori dopo le elezioni in Emilia Romagna. “Partito nuovo e non nuovo partito”, “radicale innovazione e apertura”, “partito che fa contare le persone”, alcune delle banalità che il fratello di Montalbano ha tirato fuori in un’intervista a Repubblica.

E’ evidente a chiunque, invece, che l’intera operazione serva a mascherare – in maniera anche piuttosto goffa – il ritorno nel Partito democratico di quella sinistra estrema che farà tanto assomigliare “il partito nuovo” ai laburisti britannici di Jeremy Corbyn. Un bel gruppetto di nostalgici del socialismo quasi reale, che vorrebbe portare l’Italia a una cinquantina di anni fa, con un bel po’ di nazionalizzazioni, anacronistici e inapplicabili articoli 18, aumento vertiginoso della spesa pubblica, reddito di cittadinanza esteso e più sostanzioso. Insomma un partito che abbandona il riformismo, che si sconnette dalla realtà, e pretende di competere con il populismo di destra, mettendone in campo uno di segno opposto e altrettanto irrealizzabile.  

Jeremy Corbyn

Zack Beauchamp, giornalista statunitense, nel 2017 scriveva su Vox che Corbyn è “la dimostrazione vivente di come far fallire un partito di sinistra e del perché il populismo di sinistra non può funzionare.” Nicola Zingaretti, che nel febbraio del 2019 (non 2009!) diceva “Non intendo favorire nessuna alleanza o accordo con i 5 Stelle” (sic!), è la dimostrazione vivente di come si possa ridurre ai minimi termini un Partito nato per essere Democratico e riformista, e che invece si è ritrovato ad essere clamorosamente incoerente, prima sul piano delle alleanze, e ora sulla sua stessa natura, che presumibilmente sarà giustizialista, statalista e centralista. 

E non c’è bisogno di ipotizzare l’epilogo, che è già stato scritto nel Regno Unito, e che in Italia vedrà larga parte dei moderati voltarsi dall’altra parte, quelli che vogliono un Paese moderno, europeo, al passo con i tempi dettati dalla integrazione, dalla globalizzazione, da una interdipendenza ormai inarrestabile. Gli stessi che hanno bocciato (e bocceranno) chiunque abbia anteposto proprie illusioni e visioni ideologiche alla semplice realtà. 
Gli stessi che molto probabilmente manderanno a casa un Zingaretti che pretende di raccontare pressapoco che “poiché il popolo non è d’accordo, allora bisogna nominare un nuovo popolo.”

foto: Il Fatto Quotidiano – The Guardian