IL “MONDO DI MEZZO” NON E’ MAFIA, FORSE E’ PEGGIO – (Dal Diario Politico del 23 ottobre)

IL “MONDO DI MEZZO” NON E’ MAFIA, FORSE E’ PEGGIO – (Dal Diario Politico del 23 ottobre)

23 Ottobre 2019 0 Di Norberto Vitale

Il mondo di mezzo non è mafia. La Corte di Cassazione ha qualificato diversamente dalla Corte di Appello, confermando la tesi del tribunale di primo grado, escludendo che l’organizzazione passata con il nome Mafia Capitale avesse le caratteristiche di una associazione di tipo mafioso. Era una banda di criminali quella che ruotava intorno all’ex Nar Massimo Carminati e al ras delle cooperative Stefano Buzzi e non una cosca di tipo mafioso.

Penso che questa qualificazione produce conseguenze sul piano delle pene per i reati commessi e sulle modalità di detenzione per i condannati. Non mi pare che sposti più di tanto la sostanza di quello che per anni è accaduto a Roma. Qualcuno si accontenta del fatto che cancellando formalmente una accusa che ha segnato la brusca interruzione del plurimillenario rispetto che il mondo portava a Roma, la capitale d’Italia viene riabilitata agli occhi del mondo. Tesi legittima ma alquanto retoricamente ardita. La riqualificazione della natura criminale è stata possibile perché la Cassazione, che non interviene nel merito, ha ritenuto che la motivazione della sentenza fosse carente se non insufficiente a dimostrare la natura propriamente mafiosa di quella organizzazione.

Resta però il mondo di mezzo, lo stesso che compare a pagina 8 dell’ordinanza del Gip del tribunale di Salerno, Pietro Indinnimeo, sulle sentenze pilotate della Commisione tributaria.

Proprio la percezione che su quelle sentenze pilotate agiva il mondo di mezzo, il magistrato è portato a ritenere che quello che è venuto alla luce dall’inchiesta sia soltanto la punta di un iceberg.

Oltre ogni qualificazione. Credo che il mondo di mezzo non sia da considerare meno pericoloso, gerarchicamente sottostante una cosca mafiosa, ‘ndranghetista o camorrista.

Che cos’è infatti il mondo di mezzo. E’ quello che sta in mezzo. Sopra stanno i vivi, sotto stanno i morti. E’ la cerniera tra istituzioni, colletti bianchi, imprenditoria,  il mondo di sopra della apparente legalità; e l’illegalità del mondo dei morti: trafficanti, rapinatori, batterie di fuoco. Quelli di sopra e quelli di sotto si incontrano nel mondo di mezzo.

Le organizzazioni mafiose hanno bisogno di riciclarsi, di teste di legno, di mettere a libro paga questo o quel servitore infedele dello Stato, questo o quel politico. Devono muoversi cioè con una qualche fatica in più per infiltrarsi nell’economia legale, per stabilire connessioni politiche e istituzionali e si considerano e restano comunque l’antistato.

Il mondo di mezzo se non è peggio ci manca poco: scava infatti lo Stato dall’interno come un cancro, la pubblica amministrazione, l’economia. Non deve mimetizzarsi più di tanto, come le mafie, perché è considerato parte dello Stato che nel frattempo divora ed è anche più difficile intercettarlo e scoprirlo.