IL MANGANELLO CHE VOLTEGGIA SU MAROTTA!

IL MANGANELLO CHE VOLTEGGIA SU MAROTTA!

5 Novembre 2018 1 Di Norberto Vitale

Mentre Ciampi fa marcia indietro sul ragioniere capo del Comune, Carlo Sibilia pigia sull’acceleratore.

In un post su Facebook dice che Marotta deve vergognarsi e si deve dimettere perché dà giudizi politici: “Gente che ha visto passare le peggiori porcate sotto il naso per 30 anni e non ha detto una parola. Arrivano i 5 Stelle e sono tutti statisti”. Per stare al punto, è facile dimostrare che non ci vuole poi molto…

Nel merito. Giudizi politici quelli di un dirigente che nella sua autonomia esprime un giudizio tecnico sul bilancio? Ha il dovere di farlo. Sostiene che si può fare il risanamento e che il dissesto non ha ragione di essere dichiarato? Anche questo è un suo dovere che non limita né si sostituisce alle decisioni che l’amministrazione intende assumere in difformità.

E’ grave questa presa di posizione di Sibilia che dice ad un funzionario dello Stato di vergognarsi e gli ingiunge di dimettersi. Traspare l’irritazione perchè Marotta è un intralcio, è il nero su bianco che preavverte, che mette sull’avviso. E’ fuori dal coro e dunque va manganellato, soprattutto se ad impugnarlo è Carlo Sibilia, sottosegretario all’Interno, ministero che vigila e controlla su molte e dirimenti competenze degli enti locali. Che sia inconsapevole del ruolo e della funzione, non ci piove. Che altri non glielo facciano notare è sicuramente peggio. Non è la prima volta che Sibilia esorbita. In campagna elettorale anticipò il giorno prima da un palco a Borgo Ferrovia le misure cautelari che sarebbero state emesse il giorno dopo nei confronti degli indagati nell’inchiesta Noi con Loro; ha rivendicato il linciaggio delle Vele nei confronti dei consiglieri comunali che votarono contro il pasticcio del Ferragosto; ha definito gli amministratori locali che si battono per il mantenimento della Stazione Hirpinia, dei morti che camminano che hanno impoverito e saccheggiato le nostre zone; oggi dice ad un funzionario comunale che deve dimettersi dopo essersi vergognato. Ne ha combinato e dette altre, passate tutte in cavalleria senza che alcuno gli chiedesse conto. Anche per questa ragione lo ospitiamo spesso nel Diario, recuperando così in qualche modo la dimenticanza altrui. Puntualmente le sue dichiarazioni finiscono per offendere, delegittimare, infamare fin quasi alla calunnia gli amministratori locali. Sono il suo bersaglio preferito, uomini e donne di ogni colore politico che in larghissima maggioranza con serietà e sacrificio lavorano ogni giorno tra mille difficoltà per i loro concittadini. Sarebbe il caso che gli amministratori locali, sindaci e consiglieri comunali, si facessero protagonisti di una qualche iniziativa che riconduca il sottosegretario in quell’alveo istituzionale e costituzionale da quale esce ed entra a piacimento.

Non si reclama una questione di forma che viene meno. Si denuncia la sostanza della democrazia che viene continuamente lesionata da questo signore: il sottosegretario all’Interno non può intimidire e minacciare amministratori e funzionari comunali. Non ne ha diritto e men che meno facoltà. E’ un lavoro da giannizzeri, non da esponente del governo. Non avendone contezza lui, ci costringe a vergognarci per lui.