IL MACIGNO DI FESTA, IL VIGNOLA DELLA DISCORDIA E IL BUONSENSO DI D’AGOSTINO

IL MACIGNO DI FESTA, IL VIGNOLA DELLA DISCORDIA E IL BUONSENSO DI D’AGOSTINO

16 Ottobre 2018 0 Di Sandro Feola

Non deve essere stata una giornata piacevole per Michele Vignola, candidato PD alla presidenza della Provincia. Maurizio Petracca ha fatto sapere che il centrosinistra avrebbe potuto fare di meglio nell’individuare il candidato; Enzo Alaia, intervistato da Orticalab, ha detto senza mezzi termini che il sindaco di Solofra dovrà chiedere i voti a coloro che lo hanno voluto; Gianluca Festa dalle colonne de “Il Mattino” è andato oltre, definendo Vignola “un candidato scelto da Ciriaco De Mita” per poi aggiungere che c’è una protesta interna al Partito democratico dagli esiti imprevedibili.

Gianluca Festa

Una giornata complicata per Michele Vignola, ma non solo. Le dichiarazioni di Gianluca Festa costituiscono probabilmente un macigno insormontabile posto sulla autostrada che avrebbe dovuto condurre agevolmente il sindaco di Solofra a Palazzo Caracciolo. Non solo perché il leader di ‘DavVero’ ha nella sua squadra un nutrito gruppo di amministratori, di cui 3 nel Consiglio comunale di Avellino, ma perché le sue parole avranno un effetto dirompente nei già fragilissimi equilibri interni al Pd. Festa stamani ha di fatto tolto la fiducia all’attuale segreteria provinciale del suo partito. Ha staccato la spina a un già barcollante Di Guglielmo, che ora si ritrova con un partito ancora più dilaniato in ragione di un candidato alla presidenza della Provincia che, suo malgrado, è sgradito a larga parte degli amministratori. Con l’aggravante – non ce ne voglia il segretario – di chi non ha voluto cogliere i tanti segnali che avrebbero dovuto “consigliarlo” diversamente: la fuga dei militanti registrata negli ultimi mesi, gli appelli alla ragionevolezza ripetuti da un dirigente attento come Bruno Gambardella, la presa di distanza della Presidente della Federazione, Roberta Santaniello. E poi le dimissioni di Mario Pagliaro, corredate da un atto di accusa durissimo nei confronti dell’attuale dirigenza di via Tagliamento.

Angelo D’Agostino e Bruno Gambardella

Angelo D’Agostino, pur tenendosi a debita distanza dalle beghe interne al Pd, aveva capito da tempo che fare sintesi sarebbe stato arduo, forse anche impossibile. Non a caso, la settimana scorsa aveva dichiarato a Edoardo Sirignano che il livello della guerra in corso tra bande suggeriva di trovare una soluzione adeguata alla realtà, individuando un candidato unitario che potesse davvero mettere insieme il complesso e bellicosissimo mondo dei Dem. Come nel suo stile, l’imprenditore irpino ha detto ciò che pensava basando le sue considerazioni su una analisi franca della realtà e, se volete, sul semplice buonsenso.

Se non fossimo in campagna elettorale – anche se si tratta di una competizione di secondo livello – alla Presidente D’Amelio non resterebbe che chiedere a tutti le dimissioni per tentare una ricomposizione in vista del congresso. Magari stavolta partendo dai circoli, dagli iscritti, da chi ci crede. Concretamente, non solo a parole. Al resto della allegra compagnia, specie a tutti i pretoriani che antepongono le ragioni di corrente a quelle di partito, non resta altro che fare tesoro, per il futuro, di quel semplice buonsenso dimostrato da D’Agostino. Magari maturando la consapevolezza che per fare politica con maturità occorrono dirigenti che credano in ciò che fanno (per il Pd e non per una corrente) e che sappiano – semplicemente – che non si può prescindere dalla realtà. Mai.