IL M5S NEL MIRINO DI DE LUCA MA IL VERO BERSAGLIO E’ IL PD – (Dal Diario Politico del 23 ottobre)

IL M5S NEL MIRINO DI DE LUCA MA IL VERO BERSAGLIO E’ IL PD – (Dal Diario Politico del 23 ottobre)

23 Ottobre 2019 0 Di Norberto Vitale

Soltanto in apparenza Vincenzo De Luca mette nel mirino il Movimento 5 Stelle, il suo vero bersaglio e il Pd. De Luca ha impugnato la spada e la riporrà solo quando dal Partito Democratico, ovvero da Zingaretti, verrà una parola netta e chiara che lo riguardi 

Cosa c’è di più diseducativo per le giovani generazioni di una politica camaleontica, funambolica, protesa a tutti i possibili compromessi al ribasso per mantenere posizioni, rendite, potere?

Non hanno bisogno di sermoni. I giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza, di altruismo, diceva dal Quirinale Sandro Pertini in un passaggio del suo discorso di fine anno nel 1978, sintonizzandosi così con Sant’Agostino per il quale, sì, le parole insegnano, ma gli esempi trascinano.

Parto da quella domanda perché essa, e chi l’ha posta, ci porta nel pieno dell’attualità politica e delle dinamiche che le vengono costruite intorno. Sto parlando del quadro regionale avviato alla prova elettorale di primavera e di Vincenzo De Luca che nell’arco di pochi giorni ha sferrato un uno-due di quelli che lasciano il segno. Il governatore sente puzza di bruciato. Nel suo partito c’è chi vorrebbe cogliere due piccioni con una fava: liberarsi della ricandidatura di De Luca pensando di riconquistare la Regione Campania alleandosi con il M5s. Quanto sia fondata questa aspettativa, di vincere non senza De Luca ma con De Luca contro, sfugge sia alla razionalità ma anche alla irrazionalità.

De Luca che fino all’altro ieri si limitava a confermare che si sarebbe ricandidato senza ombra di dubbio, faceva parlare i suoi, (Ci conviene e su quali basi l’alleanza, chiunque sia il candidato, con un partito che improvvisa, che non ha cultura di governo?). Poi ha messo le carte in tavola. Prima asfaltando i 5 Stelle: una razza di idioti guidati da un saltimbanco che non fa neanche più ridere. Poi ha fatto salire sul ring il Partito Democratico e lo ha pestato: Va bene che è un governo necessitato, ma non possiamo negare che sia un governo portatore di elementi di trasformismo intollerabile. Qui ci sono forze che cambiano posizione senza sentire il bisogno di motivare le proprie scelte. Gente che era contraria alla vaccinazione, ora è favorevole. Penso che se alle giovani generazioni trasmettiamo il messaggio che coerenza e rigore morale non sono valori da salvaguardare non avremo giovani capaci!

Ora uno potrebbe dire: Da che pulpito viene la predica, addebitando a De Luca un trasversalismo e reclutamenti che sarebbero altrettanto diseducativi. Mettiamo però per un attimo da parte il pulpito e stiamo alla predica. Soltanto in apparenza De Luca rimette nel suo mirino i 5 Stelle. Il bersaglio vero, attraverso il governo, è il suo partito: vale anche per il Pd l’intollerabile trasformismo di chi cambia posizione senza il bisogno di motivare le proprie scelte. E a quella dell’emergenza democratica, scelta come presupposto fondante, ha finito per non credere nessuno. Un governo, nato nel segno di un intollerabile trasformismo, che non si accorge del lento declino verso il quale è avviata l’Italia, che continua a scivolare verso il basso.

Queste parole non sono state pronunciate a Lira Tv, dove De Luca comizia settimanalmente né sono state raccolte direttamente o a margine di un convegno al quale ha partecipato. Dice questo concludendo a Napoli gli Stati Generali della Cultura, in una sede cioè impegnativa davanti ad una platea di giovani, ricercatori, accademici, soprintendenti, giornalisti, scrittori che per due giorni hanno elaboratori attraverso sei tavoli tematici altrettanti focus con un’unica strategia di fondo: attraverso lo sviluppo della cultura in tutte le sue diramazioni, si possono trovare gli anticorpi verso le tendenze degenerative ed aprire uno spazio verso la modernità.

Il podio impegnativo dal quale scuote il Pd e strattona il governo, ci dice che De Luca è sceso in campo impugnando una spada che riporrà soltanto quando dal Partito Democratico, ovvero da Zingaretti, verrà una parola netta e chiara che lo riguardi.