IL DIARIO POLITICO – 7 agosto 2019

IL DIARIO POLITICO – 7 agosto 2019

7 Agosto 2019 0 Di Norberto Vitale

Recuperiamo anche nel nostro piccolo qualche rumore di fondo, più infantile che sguaiato, che ha visto protagonista il sindaco di Avellino. Ieri sera a Picarelli, dove si esibivano alcuni attori del cast di Made in Sud nell’ambito delle iniziative dell’Avellino Summer Fest, Festa è stato invitato sul palco e si è preso la scena cantando il suo personale tormentone inaugurato la notte della vittoria elettorale: E’ il mio sogno da bambino, fare il primo cittadino.

Intanto va rimarcato che Gianluca è oggettivamente e irrimediabilmente stonato. Siccome non fa il cantante, l’importante è che non stoni da sindaco. Se nel frattempo calmierasse questa sua spontanea propensione al politicamente pop, non sarebbe una cosa sbagliata. Il suo ottimismo è un ottimo propellente per l’azione amministrativa, aiuta a far crescere la speranza. E’ un materiale, l’ottimismo, che va però usato con misura e sapienza. I tormentoni si prestano facilmente ad essere smontati e rimontati alla rovescia. Festa ha già di suo un sorriso stampato e rassicurante. Si accontenti di quello. Basta e avanza. Di questi tempi, come abbiamo detto, sottrarre al frastuono anche un piccolo rumore, di cui peraltro si può fare benissimo a meno, può essere anche considerato un atto di eroismo.

Frastuono sedato sulle vicende Sidigas a cui sono collegate le ansie per i destini dell’Us Avellino e della Scandone.

Sul fronte dell’inchiesta giudiziaria, un capitolo importante verrà scritto il prossimo 13 settembre sul ricorso presentato dalla Procura alla decisione del Gip Marcello Rotondi di dissequestrare beni per 97 milioni, limitandosi a tenerne bloccati 8 che fanno riferimento al patrimonio personale di De Cesare e non alle società Sidigas. Sarà una pronuncia importante. Se verrà confermato il sequestro di beni per 8 milioni, l’impianto accusatorio e le stesse indagini che lo sostengono potrebbero non dico vacillare ma certamente subire uno scossone. La tesi della procura di Avellino è che Sidigas deve 62 milioni a vario titolo all’Erario e almeno 20 milioni a Eni. Da qui l’iniziativa a favore dei creditori di porre sotto sequestro beni per 97 milioni di euro.

Se il sequestro dovesse essere confermato per 8 milioni, vorrà dire che questi 8 milioni bastano per fronteggiare l’esposizione debitoria che a questo punto non sarebbe quella calcolata dalla Procura e anche se fosse quella, il debitore sarebbe nelle condizioni di poterla comunque fronteggiare avendo a disposizione altre accertate risorse per farlo. Come si comprende, quello del 13 agosto è uno snodo importante per una inchiesta nella quale si ipotizzano tra gli altri gravi reati penali come l’auto riciclaggio e la sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte che sarebbe avvenuta attraverso il conferimento degli importi di Sidigas spa e Sidigas.com in Enerimpianti srl e da questa dirottati anche verso l’Us Avellino e la Scandone. Quello che intanto emerge con evidenza è la lettura molto diversa della vicenda tra Procura e Gip.

Intanto si concludono con due sostanziali rinvii questioni che stanno a cuore a tutti.

Gli avvocati della Regione e quelli dell’Avvocatura di Stato ieri a Napoli si sono aggiornati al 20 di agosto dopo aver cominciato a confrontarsi sui 15 milioni che qualcuno dovrà tirare fuori se si vogliono far ripartire i lavori della Lioni-Grottaminarda annunciati per la seconda settimana di settembre. La nuova committenza, la regione Campania, non intende farsi carico di pagare i contenziosi aperti dalle imprese per i danni che sono stati provocati dalla chiusura immotivata dei cantieri. L’avvocatura dello Stato, a nome del governo, proverà a convincerla a farsene carico almeno per una parte ma se questo dovesse accadere De Luca dovrà spiegare a che titolo mette i soldi dei cittadini della Campania per sanare debiti fatti perfino con scienza dal governo mentre per una questione politica e di principio si oppone alla assunzione dei navigator che non verrebbero pagati dai soldi dei cittadini della Campania. Il rischio concreto di questo nuovo braccio di ferro, è che la ripresa dei lavori, e saranno trascorsi nove mesi dallo stop, possa slittare ad altre calende.

Stessa cosa per IIA. I sindacati hanno ottenuto diciamo così il contentino di far scendere in Valle Ufita in pieno agosto il direttore del personale ma le bocce restano ferme al 18 luglio: c’è l’impegno ribadito di far partire a settembre la ristrutturazione produttiva dello stabilimento. Per il resto, tutto come prima: cassa integrazione che continua; l’attesa che si sblocchino i fidi bancari per acquistare i materiali che servono alla residuale produzione che avviene in Valle Ufita.

Un buon segnale arriva sul patrimonio comunale di Avellino sulla cui gestione per anni hanno regnato confusione, approssimazione, convenienze di vario tipo e conio. Un primo passo venne con l’amministrazione Foti dall’assessora Paola Valentino che cominciò a mettere ordine, sfrattando quanti anche da decenni non pagavano il canone. Lavoro poi ripreso dal commissario Priolo che continua con Festa. Ieri è toccato ad un campo di calcetto di Valle dove l’associazione che lo gestiva sarebbe morosa da una decina di anni. La sottrazione a chi non ne ha titolo o risulta moroso continuerà per altre strutture a meno che i gestori non decidano di conciliare e mettersi in paro.

L’inghippo è antico e per impedire che si rigeneri va voltata decisamente pagina.

Queste situazioni prevalentemente sono state originate dal fatto che i gestori di immobili pubblici scalassero dal canone di locazione lavori di manutenzione ritenuti straordinari per il buon andamento e l’integrità del bene. Perché questa pratica compensativa possa essere intrapresa, c’è però la necessità anzi l’obbligo che prima di farli questi lavori, se considerati indifferibili e straordinari, devono essere contabilizzati e poi autorizzati dall’amministrazione comunale. Questo non sempre per non dire quasi mai, è avvenuto. Il gestore faceva i lavori e quando il comune reclamava il pagamento del fitto, si presentava il conto.

Ben che la norma sia chiara e inequivocabile, intorno ad essa si è giocato molto.

E’ il caso dunque, per cambiare pagina, che questa norma venisse scritta a caratteri cubitali su ogni nuovo contratto a venire e che il suo mancato rispetto comporta l’automatica ed immediata rescissione del contratto con relativo sfratto.

E’ un segnale molto importante che riceve la città e che chiude una lunga ed anche insopportabile parentesi di ammiccamenti, occhiolini, congreghe che hanno reso e rendono alcuni cittadini più uguale degli altri.