IL DIARIO POLITICO – 6 AGOSTO 2019

IL DIARIO POLITICO – 6 AGOSTO 2019

6 Agosto 2019 0 Di Norberto Vitale

Sembra una partita di giro ma non lo è fino in fondo quella sulla quale sta indagando la Procura di Avellino sul dare e avere che in questi anni è intercorso tra i comuni e l’Alto Calore, di cui i primi sono soci. E’ una indagine che si collega alle indagini precedenti svolte dalla Corte dei Conti.

Nella bolletta delle utenze pubbliche ed anche per quelle private sono compresi i costi per le fognature e la depurazione che Alto Calore non copriva ma incassava ugualmente. C’è stata qualche anno fa anche una sentenza della Corte di Cassazione che ha intimato la restituzione ai cittadini di quei costi pagati a cui non corrispondeva il servizio. Quella sentenza è rimasta sostanzialmente lettera morta. Soltanto qualche cittadino ha ottenuto la restituzione delle somme illecitamente percepite da Alto Calore soltanto dopo aver avviato iniziative giudiziarie davanti al giudice ordinario. Gli altri, ciccia né si sa se Alto Calore ha predisposto il trasferimento delle somme da restituire in capo ai comuni né si sa se i comuni che eventualmente li hanno ricevuti perché non abbiano proceduto e non procedano alla restituzione di quelle somme. Per le utenze pubbliche, si è creata una sorta di partita di giro tra i comuni e l’Alto Calore: i soldi che mi prendo per servizi che non rendo, dice l’Alto Calore, te li scalo da quelli di cui sono creditore o attraverso interventi su reti e condotte del tuo territorio. Una specie di partita di giro all’insegna di una mano lava l’altra, un modo bonario di procedere per di più tra soci. In questa procedura potrebbe ipotizzarsi il reato di danno erariale per i sindaci (anzi che o prima di fare questo accordo compensativo, i comuni avrebbero dovuto avviare iniziative formali e ufficiali per la restituzione di quelle somme) mentre è certo che nei confronti dell’Alto Calore, e di chi lo ha gestito dal 2010 in avanti l’ipotesi è quella di false comunicazioni sociali nei bilanci e nelle comunicazioni ai soci e al pubblico oltre che l’immancabile abuso in atti di ufficio.

E’ una faccenda seria che si ferma però al dito e non guarda alla luna.

Dietro tutto questo ci sono i depuratori che non ci sono. Vi risparmio la storia complicatissima e disordinatissima cominciata nel 2003 quando il Consorzio Alto Calore diventa spa. Mentre riflettiamo e discutiamo su procedure che potrebbero essere state non corrette, dimentichiamo il grande grave diffuso problema di ordine igienico-sanitario che permane in quasi tutti i comuni della provincia di Avellino e che deriva dalla mancanza di depuratori.

Non ci sono perché in molti comuni, a partire dal dopo terremoto, hanno preferito realizzare piazze, piazzole e fontanini e dove i comuni si sono fatti carico di realizzarli, per incompetenza o supponenza o finanziamenti andati a male, sono presto stati lasciati abbandonati, vandalizzati e oggi sono coperti da fitta e inestricabile vegetazione. C’è poco da meravigliarsi se c’è poi l’emergenza ambientale dei nostri fiumi e corsi d’acqua, pensiamo all’Ofanto (l’Arpac ha trovato una concentrazione di mercurio pari a 200 microgrammi quando la soglia massima è di 70 microgrammi), all’Ufita, al Sabato.

E’ abbastanza evidente in questo caso la defaillance delle classi dirigenti locali che pure abbiamo richiamato ieri a proposito di quanto è accaduto per decenni nel Mezzogiorno e quanto ancora potrà accadere con il regionalismo differenziato, i cui fautori richiamano soprattutto il valore salvifico di un progetto destinato a far salire la qualità delle classi dirigenti a beneficio delle risorse pubbliche e del benessere dei propri amministrati.

Vale la pena ripeterlo. Se permane il criterio della distribuzione della spesa pubblica in base alla spesa storica, Reggio Calabria per far funzionare gli asili nido continuerà a ricevere 18 euro pro capite mentre in Brianza a quella stessa testa verranno riconosciuti fino a 3 mila euro. Con questo sistema, al Sud sono stati sottratti in dieci anni, qualcosa come 60 miliardi. Questo viene prima della eventuale incapacità o inconsistenza delle classi dirigenti meridionali che amministrano comuni e regioni. Questi temi li approfondiremo più tardi a StudioSera con il segretario generale della Cisl, Mario Melchionna, e con Salvatore Vecchia, sindaco neoleghista di Cassano Irpino, la cosiddetta Pontida del Mezzogiorno.

Tornano nella giornata di oggi nuovi capitoli di vertenze con le quali ci confrontiamo da molti mesi a questa parte.

Per tranquillizzare l’ambiente abbastanza teso dopo l’ultimo incontro di luglio al ministero, IIA ha inviato oggi a Valle Ufita il direttore del personale. Non credo che Saverio Lopes sia in grado di dare notizie nuove rispetto a quelle che conosciamo. La ristrutturazione dello stabilimento dovrebbe partire a settembre (anche se non viene detto con quali risorse e di chi) e che l’attività produttiva vera e propria dovrebbe partire a maggio-giugno 2020. Comunque, sulla scorta di quanto verrà detto, ci sarà nel pomeriggio un’assemblea dei lavoratori nella quale presumibilmente verrà deciso se attendere ancora o passare ad iniziative di protesta: i lavoratori di Bologna sono rientrati tutti (e guadagnano mediamente 300 euro in più di quelli che lavorano a Valle Ufita); i bus continua a costruirli in Turchia il socio Karsan; a Valle Ufita continua la cassa integrazione a go go e quel poco che si dovrebbe produrre si è bloccato perché non ci sono soldi per acquistare i materiali.

L’altro tema è la Lioni-Grottaminarda dopo il passaggio di consegne alla regione Campania che ne ha assunto la committenza. I lavori dovrebbero riprendere la seconda settimana di settembre, sempre che oggi, in queste ore, a Napoli, i legali della regione e quelli del ministero risolvano la questione dei contenziosi aperti giustamente dalle imprese per i pagamenti rimasti in sospeso e per i danni provocati dalla decisione unilaterale di fermare i lavori il 31 dicembre dell’anno scorso. Ballano 15 milioni di euro, dei quali la Regione Campania non intende farsi carico. Chi rompe paga e i cocci sono suoi. Cioè del governo che sulla Lioni-Grottaminarda ha voluto prendersi questo lusso con i soldi degli italiani e dei campani. Né altrimenti si capirebbe come procedere. Sarebbe ben strano se De Luca cambiasse idea. Sui Navigator, che non paga la regione Campania, fa il braccio di ferro su una questione di principio. Difficile, e sarebbe il massimo della incoerenza, se poi decidesse di appizzarci 15 milioni prelevandoli dal bilancio regionale per pagare le pazzielle di Toninelli e Carlo Sibilia.

Intanto ad Avellino il sindacato di Gianluca Festa è cominciato in qualche modo baciato dalla buona sorte. C’è una pioggia importante di risorse cantierabili a breve che vengono messe a disposizione del Piano Integrato Citta Sostenibile, firmato ieri a Napoli con la Regione. Avellino è la prima città a partire dopo essere stata, dopo Firenze, la seconda città italiana per qualità dei progetti presentati. Di questo va dato principalmente atto e merito all’amministrazione Foti e poi agli interventi successivi dell’amministrazione Ciampi fino a quelli del commissario Priolo. Festa si ritrova una bella eredità. Su di lui peserà però la responsabilità più grande: quella non solo di avviare i cantieri dei 14 progetti ma di farli camminare. Sono 16 milioni di euro tra i quali spiccano la riqualificazione  degli ingressi Est e Ovest della città per complessivi 2 Mln e 600; 4 Mln e 500 mila per Valle; 2,1 Mln per la rivitalizzazione economica  commerciale del Centro Storico; 3,5 Mln per la Dogana; 2 Mln per il Victor Hugo oltre agli interventi di ulteriore riqualificazione per Villa Amendola, la fontana di Bellerofonte, la Casina del Principe, il Palazzotto (lo storico istituto Regina Margherita). Si capisce che è l’occasione per avviare concretamente quel rinascimento urbanistico, civico, sociale che la città attendeva da troppi anni e che diventa il supporto indispensabile alla rinascita della città capoluogo che ha costituito la pietra angolare delle dichiarazioni programmatiche del sindaco. Su questo primo banco di prova, Festa si gioca una chance notevolissima. E’ chiamato a cambiare la storia ultradecennale di una città permanentemente cantierata e come abbiamo imparato spesso inutilmente cantierata, con lavori infiniti e inconclusi. Sappia sin d’ora, come credo sia perfettamente a conoscenza, che sarà principalmente su questo che a breve gli avellinesi misureranno il sindaco e la sua maggioranza. Potrà far bene o in maniera eccellente tutto il resto, ma se mancherà l’obiettivo dei tempi compatibili ma certi di realizzazione e consegna dei lavori, anche se su questo ci sono variabili spesso indipendenti dalla volontà di un sindaco, non gli sarà valso a molto.

Infine le nomine della giunta regionale nella sanità. Su 14 aspiranti manager di Asl e Aziende ospedaliere, soltanto due degli 11 irpini che concorrevano sono stati confermati. Alla Asl di Avellino, nuovo mandato per Maria Morgante. Per Mario Ferrante, riconferma con lo spostamento da Caserta a Benevento.

Al Moscati, al posto di Angelo Percopo, arriva Renato Pizzuti. Viene dall’ospedale San Pio di Benevento e da rapporti anche molto tesi con Clemente Mastella, che lo definì un “fantasma istituzionale” per la presunta scarsa sinergia e collaborazione con l’assemblea dei sindaci da parte di Pizzuti; e da altri bracci di ferro con le associazioni, culminati in un esposto alla Procura per i perenni disagi e le presunte gravi carenze nella gestione di quell’ospedale.

Senza entrare nel merito, almeno ora, qui Pizzuti troverà un’azienda che ha certamente i suoi problemi ma sta bene in piedi e costituisce per molti aspetti e per molte delle sue attività, un riferimento anche di eccellenza in Campania e nel Sud. Gli auguriamo di migliorarlo. Se non dovesse risultare possibile, ci auguriamo che non lo peggiori.