IL CONSUMO DI CIBI ULTRAPROCESSATI UN PERICOLO PER LA SALUTE

IL CONSUMO DI CIBI ULTRAPROCESSATI UN PERICOLO PER LA SALUTE

18 Dicembre 2020 0 Di La redazione

Lo conferma una ricerca del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS). Il Progetto Moli-sani mette sotto accusa l’eccesso di zuccheri, ma non solo . I cibi prodotti industrialmente, come snack, patatine, cibi pronti, bevande gassate,  aumentano il rischio di morte, soprattutto per cause cardiovascolari

 Gli scaffali dei supermercati sono sempre più invasi da cibi prodotti con tecniche industriali. Tutti molto attraenti: dalla comodità di un pasto pronto da scaldare nel microonde al gusto di un sacchetto di patatine, all’economicità di uno snack da portare a scuola come merenda. Una ricerca del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS) conferma ora il sospetto che questi cibi siano dannosi per la salute.

 

Pubblicato sulla rivista scientifica American Journal of Clinical Nutrition, lo studio è stato condotto su oltre ventiduemila cittadini partecipanti al Progetto Moli-sani. Analizzando le loro abitudini alimentari e seguendo per anni le loro condizioni di salute, i ricercatori Neuromed hanno potuto osservare che chi consumava una elevata quantità di questo tipo di alimenti presentava un aumento di rischio di morte per qualsiasi causa del 26% e del 58% per cause cardiovascolari.

“Per analizzare il tipo di cibi – spiega Marialaura Bonaccio, ricercatrice del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione e primo autore dello studio – abbiamo usato la classificazione internazionale NOVA, che caratterizza gli alimenti in base a quanto siano stati sottoposti a processi di estrazione, purificazione o alterazione. In altri termini, quanto siano stati trattati industrialmente. I casi in cui questi processi sono maggiormente applicati rientrano nella categoria dei cibi cosiddetti ultraprocessati. E proprio in chi ha un elevato consumo di questi cibi è emerso l’aumento di rischio per patologie cardiovascolari e cerebrovascolari”.

Il principale imputato potrebbe essere lo zucchero, che viene aggiunto in quantità notevoli. Ma la risposta sembra più complessa. “Secondo le nostre analisi – continua Augusto Di Castelnuovo, epidemiologo del Dipartimento, attualmente presso Mediterranea Cardiocentro di Napoli – l’eccesso di zucchero ha certamente un ruolo nel danneggiare la salute, ma è responsabile solo del 40% dell’aumento di rischio. La nostra idea è che una parte importante la giochi proprio la lavorazione industriale, con le modifiche che può indurre nella struttura e nella composizione dei nutrienti”.

“Gli sforzi per orientare la popolazione a una alimentazione più sana – commenta Licia Iacoviello, Direttore del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione di Neuromed e professore ordinario di Igiene e Sanità Pubblica all’Università dell’Insubria a Varese – non possono più essere rivolti solo al conteggio delle calorie o a generici appelli alla Dieta mediterranea, mezzi con cui sono stati ottenuti anche buoni risultati. Ora il fronte si sta spostando: soprattutto i giovani sono sempre più esposti a cibi preconfezionati, facili da preparare e consumare, estremamente attraenti. Ma questo studio, e gli altri a livello internazionale che vanno nella stessa direzione, ci dicono che una corretta alimentazione è fatta anche scegliendo cibi freschi o minimamente lavorati. Spendere qualche minuto in più nel cucinare un pranzo anziché infilare un contenitore nel microonde, o magari preparare un panino ai propri figli anziché mettere una merendina preconfezionata nello zaino, sono tutte azioni che ci premieranno negli anni”.