IL CENTRO DI VALLE  «SOFFRE DI AUTISMO».  SE NE PRENDA CONSAPEVOLEZZA

IL CENTRO DI VALLE «SOFFRE DI AUTISMO». SE NE PRENDA CONSAPEVOLEZZA

2 Aprile 2021 0 Di La redazione

Quei bimbi per i quali venne immaginato sono diventati adulti. Né loro, né nuovi fanciulli affetti dalla sindrome dello spettro autistico, né le loro famiglie, hanno ricevuto risposte adeguate

 

Soffre di autismo: è il quasi-da-vent’anni-costruendo-centro situato nel quartiere Valle, ad Avellino. Come per la malattia, non c’è altra cura che prendersene cura. Un tabù se subito non lo si affronta con forza. Può migliorare con l’attenzione quotidiana. Regredisce se lo lasciato all’abbandono. È questa la storia della struttura, immaginata agli inizi degli anni 2000, la cui prima pietra venne messa nel 2007. È questa la sofferenza di famiglie, bambini e adulti, sofferenti per disturbi del neurosviluppo e che dovrebbero avere attenzione ininterrotta e non un giorno all’anno, ma ben venga la Giornata Mondiale della Consapevolezza per l’Autismo. In Italia si stima che 1 bambino su 77 nella fascia d’età 7-9 anni presenti un disturbo. Proprio ad essi quel centro venne destinato. Oggi che tutto si colora di blu per illuminare la conoscenza, è il rosso il colore che illumina il centro di Valle, il rosso della vergogna. I lavori sono praticamente stati ultimati. Potrà mancare il collaudo o l’accordo sulla gestione. Potrà ancora pendere un giudizio in Tribunale sulla proprietà dei suoli. Quello che non deve mai mancare è la consapevolezza. Di uno scandalo collettivo. E della necessità di non attendere oltre per aprire il centro, magari senza inaugurazione in pompa magna alla presenza di Governo, Regione, Asl e Comune. Perché, ne siamo certi, sul carro ci saliranno tutti. La pandemia  ha aggravato le condizioni dei soggetti autistici e delle loro famiglie: condannati ad un perenne lock-down che si tramuta in carcere senza servizi di adeguata assistenza e terapie per tutte le fasce d’età e attenzione peculiare ai singoli casi, costi quel che costi per la sanità pubblica. La pandemia ha anche aggravato e ritardato l’apertura fisica del centro. Ancora troppe le ombre, gli scaricabarile, su cui bisognerà fare piena luce, affinché l’unico spettro resti quello dell’autismo, di cui prendersi realmente cura.