IL CAOS CALMO DEL PD IRPINO

IL CAOS CALMO DEL PD IRPINO

15 Apr 2018 1 Di Sandro Feola

di Sandro Feola

Volendosi esercitare nell’arte, peraltro anche piuttosto inutile, di analizzare i fatti di via Tagliamento, occorrerebbe distinguere tra le anime del Pd che si sforzano di risollevare le sorti del partito e quelle che, invece, stanno tentando unicamente di prenderne il controllo, muovendosi per la verità in maniera un po’ goffa. Quando un’alleanza ha in sé contraddizioni decisamente appariscenti, i contraenti non solo ne evidenziano la strumentalità, ma rischiano, loro malgrado, di commettere errori grossolani. Specie quando a corsa ormai avviata, tradiscono un crescente nervosismo, senza riuscire più a nascondere che, di fatto, lavorano per far saltare il tavolo.

Enzo De Luca e Umberto del Basso De Caro

Ma andiamo per ordine. 

L’area che fa capo al Senatore De Luca, si sa, è alleata a quella del sottosegretario Umberto Del Basso De Caro. Politico, quest’ultimo, di indiscusse qualità e di non poco acume, che però stavolta pare abbia voluto fare di necessità virtù, apparentandosi con molti che, fino a qualche settimana fa, andavano predicando contro l’invasione sannita della verde e democratica Irpinia. E così nello stesso schieramento che vede ora insieme l’ex parlamentare di San Tommaso e il deputato di Benevento, coabitano ex segretari e dirigenti provinciali che non hanno mai mancato di esprimere critiche feroci contro lo stesso ‘sistema’ del quale ora chiedono il ripristino. Anche amministratori di comuni importanti, che si andavano vantando di essere i maggiori sostenitori del Governatore, ora si ritrovano alleati di uno dei suoi pochi e più agguerriti avversari interni. Insomma, discordanze e incongruenze decisamente stridenti alle quali è davvero difficile dare giustificazioni plausibili senza doversi arrampicare su un numero significativo di specchi, anche in questo caso in maniera piuttosto goffa.

Sia chiaro, anche sull’altro versante ci sono contraddizioni che non passano inosservate. Molti dei più accesi contestatori del Sindaco di Avellino, ad esempio, si sono ritrovati accanto a Bruno Gambardella, una delle persone più vicine a Rosetta D’Amelio, ma anche assessore alla cultura della Giunta Foti. Ad onor del vero, il professore di lettere, impegnatissimo nel Pd, ha operato ottenendo risultati oggettivamente diversi rispetto all’andazzo complessivo di Palazzo di città, ma è pur sempre un assessore del buon Paolo. Quisquilie se paragonate alla contraddizione di fondo sulla quale è stata edificata l’alleanza deluchiana-decariana, ma pur sempre incongruenze degne di nota.

In questo contesto, gli esponenti della corrente sannitico-irpina hanno avviato una sorta di guerriglia contestando tutto il contestabile, senza tenere in debita considerazione, però, il peccato originale dal quale è scaturita la loro alleanza. E così si è arrivati al paradosso di un ricorso contro un pacchetto di tessere, presentato alcune settimane fa, ma che, alla luce della nuova e inaspettata alleanza interprovinciale, gli stessi promotori hanno sperato di perdere (sic!). Surreale, ma tant’è. Anche il rinvio del congresso, che qualcuno dalle parti di Benevento ha definito una vittoria, rischia di essere un boomerang per chi lo ha chiesto: dà la possibilità di organizzarsi meglio, è vero, ma soprattutto a chi nel partito è arrivato più recentemente.

Bruno Gambardella

Volendo parafrasare il bel romanzo di Sandro Veronesi, al quale Nanni Moretti si ispirò per girare uno dei suoi più bei film, si potrebbe dire che in queste ultimi giorni il Pd è sprofondato in una sorta di ‘caos calmo’. Chi teme di andare verso la sconfitta preferisce il caos, anche se ha acquisito comportamenti improntati alla calma, anche se tenta di spacciare per battaglie di trasparenza quelli che sono probabilmente i colpi di coda di chi sente ormai destinato all’opposizione interna.

In conclusione, effettivamente viene da chiedersi se analizzare i fatti di via Tagliamento serva a qualcosa. In tutta onestà, delle vicende interne al Pd non frega niente a nessuno. I cittadini di Avellino, al massimo, sono in attesa di sapere chi sarà il loro sindaco, se sarà in grado di affrontare e risolvere i problemi, se saprà ridare una prospettiva a chi si sente mortificato da un declino visibile da tempo a vista d’occhio. Gli irpini, tutt’al più, si sforzano di capire se i loro nuclei industriali avranno un futuro, se i loro figli potranno realizzarsi qui, senza dover fare le valige e andare altrove; se avranno ancora servizi sanitari adeguati e accessibili per le loro tasche.

Eppure è innegabile che dall’esito del congresso Pd dipenderà molto del futuro amministrativo delle nostre comunità. Ed è questo il motivo per il quale molti dei protagonisti dovrebbero sforzarsi di chiudere il sipario, scendere dal palcoscenico e smettere di recitare. Altri, dopo decenni di vita politica e vari disastri all’attivo, farebbero bene a dedicarsi ad altro. L’auspicio è che qualcuno dalle parti di via Tagliamento glielo faccia finalmente notare.