IL COVID, I VIAGGI E LA OTTUSITÀ DEL MORALISMO POPULISTA

IL COVID, I VIAGGI E LA OTTUSITÀ DEL MORALISMO POPULISTA

15 Agosto 2020 1 Di Sandro Feola

Il rigore con il quale il Presidente De Luca ha affrontato l’emergenza Covid è servito a contenere i contagi in Campania. La capacità di comunicare, che gli è congeniale, è servita a veicolare la consapevolezza di quanto questo virus non andasse sottovalutato e della esigenza di maturare un alto senso di responsabilità.

Le scelte fatte in ragione di questa consapevolezza sono state tutte condivisibili. Compresa l’ordinanza 68 sui rientri dall’estero, per quanto risenta, in maniera bizzarra, della necessità di evitare che le famiglie campane non solo si becchino il virus, ma siano costrette anche a subire una ulteriore fase di difficoltà economica. La 68, infatti, introduce controlli sacrosanti su chi rientra dall’estero, e la nota a margine invita a fare le vacanze in Italia, ma non impedisce ai turisti di venire a spendere i loro euro a Sorrento, in costiera e anche in irpinia. Un paradosso che non solo vanifica in parte l’ordinanza – piaccia o meno, è innegabile che i turisti agevolino i contagi – ma che dimostra il pragmatismo con il quale la Regione ha dovuto adottare un provvedimento che alla fine tenta di salvare capra e cavoli. Per giunta senza considerare che le Asl non sono nelle condizioni di effettuare i controlli previsti in tempi accettabili.

E proprio in ragione di questa logica un po’ cerchiobottista si incastra anche la carenza di interventi incisivi sul turismo “locale” con annesse movide, discoteche all’aperto, assembramenti sulle spiagge e chi più ne sa più ne metta. Perché i dati dicono con chiarezza che la maggior parte dei contagi si realizza entro i confini nazionali, nei contesti citati, che spesso vengono tollerati per mere ragioni economiche.

In questo contesto, per quanto poco rilevi, vanno segnalati gli isterismi collettivi dei moralisti da social. Politici e semplici cittadini che su Twitter o Facebook sono passati con disinvoltura dal “chiudiamo tutto” al “riapriamo tutto”, e che ora immaginano di biasimare un Popolo e i suoi giovani perché sono semplicemente figli del tempo che sono stati chiamati a vivere. Che è quello della globalizzazione, della interdipendenza, per cui interessi in Germania o in Cina condizionano quelli in Italia e viceversa; dello scambio culturale, dell’Erasmus, della integrazione Europea, di un sistema economico che, specie al Sud, vive in larga parte di turismo. Una realtà che non si ferma, né si limita, né si condiziona facilmente con quattro ciance scritte su Facebook.

I social sono uno spazio meraviglioso che consente a tutti di esprimersi senza alcun filtro, e il bello è proprio questo. L’importante, però, è che chi ha chiara la consapevolezza di quanto sia complessa e articolata la realtà, trovi la voglia di evidenziare che anche il populismo moralista che imperversa su Facebook o Instagram è indice di ottusità, banalità e scarso spessore.