I Sanaporcelli! IL DIARIO POLITICO 8 agosto 2019

I Sanaporcelli! IL DIARIO POLITICO 8 agosto 2019

8 Agosto 2019 0 Di Norberto Vitale

Concordo con l’onorevole Michele Gubitosa: “Non ci sarà nessuna crisi di governo”, dice in una intervista al Quotidiano del Sud di Gianni Festa, all’indomani dell’ennesima e più clamorosa rottura della maggioranza sul voto in Senato per l’Alta Velocità Torino-Lione. Sulla quale Gubitosa tiene anche a farci sapere come la pensa: una inutile, antistorica cattedrale nel deserto con i soldi degli italiani. Opinione rispettabile ma basata sui soliti raccogliticci studi che la Casaleggio trasmette ai parlamentari. Si può essere contrari alla Tav ma non per le ragioni che anche Gubitosa ripete pappagallescamente. Siamo contrari a bucare le montagne: per quanto possa sembrare, è già un’ottima e perfino abbondante ragione rispetto alle solenni sciocchezze che vengano accampate. I 57 chilometri della cosiddetta Torino-Lione stanno dentro 5 mila nuovi chilometri che entro il 2035 consentiranno lo spostamento dal trasporto su gomma su ferrovia di 40 milioni di tonnellate di merci l’anno e in particolare collegheranno Torino a Parigi in 3 ore e 17 minuti. Costerà 8 Mld e 600 Mln: 3,6 Mld li mette l’Ue; 2,9 l’Italia; 2,1 la Francia. Entro quest’anno partiranno gli 81 bandi di gara, 43 in territorio italiano per 5,5 Mld di lavori. Saranno impegnate sull’intero tratto, tra appalti e subappalti, 20 mila imprese e verranno impiegati 8 mila lavoratori. Pronosticare la cattedrale nel deserto ad un corridoio europeo di questo tipo, significa non conoscere né le cattedrali né il deserto né la geografia europea. Somigliano a quelli che nei nostri paesi chiamavano sanaporcelli. Il maiale, beato chi ne possedeva uno, era una sorta di assicurazione sulla vita. Dava da mangiare per un anno e la sua salute era più importante della propria e di quella della propria famiglia. Quando il maiale si ammalava o sembrava stesse per farlo, si chiamava appunto il sanaporcelli, una sorta di veterinario-stregone che in genere metteva le cose a posto. In quegli anni andare dal medico era costoso. I contadini dovevano sacrificare galline, prosciutti, formaggi. Si accontentavano così di affidare anche la salute della famiglia nelle mani del sanaporcelli e se la cavavano con poco. Naturalmente curava le persone così come curava il maiale. Lascio immaginare gli esiti diagnostici e terapeutici. Anche in altre stagioni politiche ho avuto il sospetto che oggi è diventato più cospicuo: l’idea cioè che la mia salute di cittadino è nelle mani dei sanaporcelli.

Torniamo al punto: non ci sarà nessuna crisi di governo, dice Gubitosa, e noi gli crediamo. Non sarà infatti il M5s a mandare a casa il governo: sotto i suoi piedi, compresi quelli di Gubitosa, il Movimento si scaverebbe una voragine dalla quale difficilmente potrebbe risalire. In termini di voti stanno sotto il Pd: sarebbero falcidiati da nuove ravvicinate elezioni e il sogno di ritornare al governo si perderebbe nella notte dei tempi. Non solo. Dato che è molto folta la pattuglia di chi nel Movimento dovrà trovarsi un lavoro dopo aver centrato con l’elezione il gratta&vinci, è abbastanza prevedibile che non saranno pochi quelli che diventeranno i nuovi responsabili saltando il fosso. Quelli che resteranno, abbracceranno Di Battista con la stessa venerazione con cui oggi abbracciano Di Maio.

Non sarà il M5s ad aprire la crisi ma ne inghiottiranno ancora parecchie. Salvini va in giro con una sorta di lettera scarlatta sul bavero di una delle sue tante divise. Si è cucito sul petto non la lettera A del romanzo di Nathaniel Hawthorne, ma la lettera T: Tria, Toninelli, Trenta rispettivamente ministri dell’Economia e finanza, delle Infrastrutture e della Difesa. Vanno cambiati: lo ha già detto all’azzeccagarbugli del popolo che a sua volta ci ha preso gusto e di tornare a fare l’avvocato non ne ha nessuna voglia. Dunque troverà il codicillo giusto per definire rilancio dell’azione di governo la ridistribuzione del potere così come hanno certificato a favore della Lega le elezioni europee. Quanto tutto questo ambaradam corrisponda agli interessi del Paese, è difficile e azzardato dirlo. Ricordavo ieri che anche sui caciocavalli, questo governo ha approvato un decreto sui prodotti lattiero-caseari con la clausola del Salvo intese. A meno che Salvini non decida oggi di staccare la spina, i nodi diventati nel frattempo più corposi e ingombranti si ripresenteranno a settembre con una manovra monstre rispetto alla quale anche Salvini, che ha isolato l’Italia ed è stato isolato a sua volta anche da quelli di Visegrad che il leader della Lega aveva abbracciato in chiave antieuropeista, corre il rischio di andare a sbattere a meno che non decida di stampare moneta falsa nelle tipografie clandestine della Padania.

A proposito di situazioni e condizioni precarie, non si schioda la vicenda dei 471 navigator della Campania, 24 quelli selezionati per la provincia di Avellino. A StudioSera è stata nostra ospite ieri Alessandra Filoni, una dei 24 irpini che aspettano da De Luca il via libera per essere assunti e annunciano anche azioni legali contro il presidente della Regione: hanno partecipato ad un concorso pubblico e chiederanno i danni a De Luca che impedisce la loro assunzione. Dalle loro storie, compreso De Luca, dovremmo trarre insegnamento e fare molti atti di contrizione. Persone laureate, con abilitazioni all’insegnamento, con master, costrette a rincorrere il lavoro da una vita: lavoro precario e vita precaria. Sei mesi, un anno, due da una parte; poi altri giri di giostra uguali. Proprio Alessandra è reduce da due trienni da precaria proprio presso gli uffici della Regione Campania che, a lei e ad altri, non ha rinnovato l’incarico per un altro triennio altrimenti avrebbe dovuta assumerla a tempi indeterminato. E’ gente che però non si perde d’animo, pur sapendo che questa discontinuità, questa permanente precarietà non solo rende accidentato il presente ma non mette una sola briciola di garanzia, a cominciare dal trattamento pensionistico, per il futuro. Capisco il principio da cui è partito De Luca, ma la sua ostinazione a non voler firmare la convenzione finisce per diventare un insulto alle storie di queste persone, a prescindere e al di là del RdC e della utilità dei navigator.

Quasi in contemporanea, anzi con un qualche anticipo sulla nuova tegola caduta su Sidigas per il mancato pagamento della ritenuta d’acconto sugli stipendi ei giocatori della Scandone, (la contestazione della Agenzia delle Entrate sulla base degli accertamenti della GdF è di 500 mila euro), veniva annunciata la disponibilità di Sidigas a cedere la società di basket.

Speriamo di non assistere a nuove tarantelle dopo quelle che hanno riguardato l’Us Avellino. Chi cede la Scandone deve concordarlo con i commissari del tribunale fallimentare di Avellino; se verrà ritenuto utile per la società in concordato dismettere l’attività sportiva, il suo valore deve essere apprezzato e reso noto; soltanto dopo si dice: chi è interessato ci scrivesse a questo indirizzo. Sono questi i tre passaggi per evitare le tarantelle.

A latere, mi sembra molto difficile se non improbabile che qualcuno acquisti la Scandone. Acquisti nel senso che paghi se non i 40 mila euro che servono a perfezionare l’iscrizione, dopo i 20 mila anticipati personalmente dal sindaco. Se non la si regala, e comunque al netto delle esposizioni nei confronti dell’Agenzia delle Entrate se confermate, nei confronti dei giocatori, non vedo acquirenti. Il campionato di Serie B di basket, come ci hanno anche da qui spiegato quelli che se ne intendono, ha soltanto costi, certamente molto più contenuti che in Serie A, ma non ha alcun profitto. Devi solo stabilire, come per la Serie C di calcio, quanto puoi e vuoi andare a perderci. In ogni caso, sarà bene evitare la riproposizione delle tarantelle: passaggio pregiudiziale con i commissari; valutazione del bene; indirizzo a cui spedire le offerte. Questo dovremmo averlo ormai capito tutti, senza bisogno di riaprire la giostra dei giuristi e dei consulenti a tempo perso.