I “MARZULLIANI” DEL TERZO MILLENNIO

I “MARZULLIANI” DEL TERZO MILLENNIO

9 Ottobre 2018 0 Di Norberto Vitale

Il bilancio consuntivo del comune di Avellino dopo la rivisitazione del commissario prefettizio passerà nei prossimi giorni alla valutazione dei revisori dei conti quindi in Commissione bilancio prima di arrivare in consiglio comunale per il voto.

Il deficit è stato sin qui utilizzato dalla giunta Ciampi prevalentemente per criminalizzare politicamente i predecessori e per estremizzare una situazione che è e resta delicatissima di suo.

Ne abbiamo sentite di tutte, la più recente ha paventato la possibilità di non poter corrispondere gli stipendi ai dipendenti. In assenza di fatti nuovi e accertati, si può dire con sufficiente certezza che negli ultimi cinque anni gli amministratori di Avellino non hanno distratto né indotto altri a distrarre o a coprire buchi. Un punto di forza per criminalizzare e estremizzare, è stato costituito dalla denuncia secondo la quale il comune di Avellino non aveva una mappa chiara del suo patrimonio.

A dir poco una imperdonabile sciatteria rispetto alla quale chi veniva chiamato in causa, nel caso l’assessora Paola Valentino, aveva inutilmente sfidato, carte alla mano, chi andava sostenendo quella accusa.

Il caso potrebbe dirsi definitivamente risolto nell’apprendere che l’assessore alle finanze si appresta a lanciare il nuovo piano di alienazioni che a cominciare dall’ex macello, passando tra aree comunali, proprietà di alloggi comunali e garage, teoricamente potrebbe far incassare al comune una somma prossima ai 30 milioni di euro. In realtà, il “nuovo” piano non è altro che quello messo nero su bianco dalla giunta Foti.

Cade dunque definitivamente l’accusa sventolata sdegnatamente per settimane. Giusto per ribadire: in quel piano c’è esattamente l’elenco di tutte le proprietà comunali, la loro ubicazione, il loro stato, il loro valore di mercato.

Dunque, 30 milioni potenzialmente da incassare rispetto ad un deficit acclarato di 36: se tutto il patrimonio proposto in vendita venisse acquistato, solo con questa voce, il deficit verrebbe sostanzialmente abbattuto. Non sarà così.

Sono anni che lo stesso censito patrimonio viene messo in vendita e puntualmente va via poca roba se non niente. Tentare di nuovo oltre ad essere un obbligo dettato dalle necessità, non nuoce ma pensare che andrà diversamente dal passato è eccessivamente ottimistico.

La partita dei conti di Avellino, e non solo di Avellino, va giocata su altri tavoli. Sono necessari ma non sufficienti l’oculatezza degli amministratori, il severo controllo della spesa corrente, l’attivazione di nuove e aggiuntive risorse. Il gravame accumulato dai comuni è tanto ed è troppo e le buone pratiche da sole non tireranno fuori i comuni dal tunnel in cui sono stati cacciati.

Vedremo se nella legge di bilancio diventeranno operativi linee guida e emendamenti che consentiranno ai bilanci comunali di prendere fiato, a cominciare dalla proposta di scorporare il deficit dal bilancio ordinario.

E’ su questo fronte che gli amministratori e i sindaci, compreso quello di Avellino, dovrebbero impegnarsi anzi che utilizzare non sempre a ragion veduta il deficit per criminalizzare, estremizzare, diffondere più panico di quanto occorra realmente.

Nel frattempo il sindaco Ciampi non ha dato riscontro alcuno al confronto sul bilancio a cui lo ha invitato, quasi sfidato, l’ex sindaco Paolo Foti.

Lo stesso mancato riscontro, dobbiamo registrare da parte dell’onorevole Maria Pallini da noi invitata a discutere sul Decreto Dignità, quello che la parlamentare va illustrando come la legge che cancella la precarietà del lavoro.

Evidentemente hanno preso alla lettera Marzullo: si fanno le domande e si danno le risposte.