I CAMPIONI DEL VAFFA E IL ’68

I CAMPIONI DEL VAFFA E IL ’68

27 Set 2018 0 Di Norberto Vitale

Domani pomeriggio, alle 17:00, nella Sala Blu del Carcere Borbonico di Avellino verrà presentato “Il ‘68 degli irpini” il libro di Gianni Festa e Paola Saggese, edito da Delta 3, che ricostruisce insieme ai protagonisti di quegli anni, una stagione densa di promesse, speranze, lotte.

Anche ad Avellino, il ‘68 non nasce su una base ideologica ma dalla spinta sociale culturale alla quale la gioventù del tempo, nell’Italia metropolitana e in quella periferica e rurale, aderì naturalmente cogliendo e interpretando lo spirito del Concilio Vaticano II che, lo scrive molto bene oggi sul Mattino Francesco Saverio Festa, “aveva generato nelle coscienze dei credenti la responsabilità di porsi il compito di rifondare il vivere civile e di riconoscersi protagonisti attivi della realtà”.

Le chiese i sacerdoti, sull’esempio della scuola di Barbiana di don Milani, di don Primo Mazzolari, aprirono i loro portoni che andavano ammuffendo anche ad Avellino: San Ciro, con don Michele Grella, padre Pio Falcolini, le esperienze comunitarie e didattiche di Rione Aversa e Rione Mazzini.

Una nuova consapevolezza, la nascita di una coscienza nuova della contemporaneità fece breccia anche ad Avellino e in Irpinia, i cortei per i diritti civili, per il lavoro, le occupazioni di scuole dirette ancora con piglio ottocentesco, la contestazione ai libri di testo che si fermavano alla seconda guerra mondiale e dedicavano poche righe al ventennio fascista, che dalla filosofia tenevano fuori sia Sartre che l’esistenzialismo cristiano di Kierkegaard.

Una stagione intensa sulla quale non è il caso in questa sede di ragionare su altri aspetti che si sarebbero poi radicalizzati e che sono in qualche modo collegati ad essa.

Possiamo però dire che è stata un grande respiro di libertà che ha cambiato in meglio tante cose e tante altre le ha introdotte e cominciate. Questi sono da ritenere cambiamenti che hanno fatto epoca, non la declamazione di quello che senza alcun serio costrutto viene contrabbandato ai nostri giorni anche ad Avellino.

Vorrei ricordarlo agli attuali campioni: quella stagione produsse il cambiamento perché chi lo assecondava si preoccupava anche di esserne all’altezza, studiando, leggendo, cercando di capire le correlazioni, solo di rado facendo ammuina. Insomma, se questi campioni anche nostrani del Vaffa studiassero di più, ci sentiremmo meno in pericolo.