I 5 STELLE A PALAZZO DI CITTA’?

5 aprile 2018 0 Di Sandro Feola

di Sandro Feola

Il risultato elettorale dello scorso 4 marzo e l’innegabile malcontento dell’elettorato di Avellino fanno supporre che l’eventualità che il M5S vinca le elezioni nel Capoluogo sia tutt’altro che remota. Un’analisi meno superficiale, più complessiva, basterebbe, tuttavia, a evidenziare che il percorso dei seguaci di Grillo verso la conquista di Palazzo di Città non è affatto agevole.

Vediamo perché.

Tutti gli istituti di ricerca confermano che il voto dato ai pentastellati è stato determinato molto marginalmente dai profili dei candidati presentati all’elettorato. In buona sostanza, chiunque si fosse presentato con loro in uno dei collegi del Sud, compreso quello di Avellino, sarebbe arrivato primo. Emblematico, al riguardo, è il caso del collegio di Pesaro, dove Andrea Cecconi ha vinto la competizione con il Ministro Minniti pur essendo stato espulso da Di Maio, Grillo e Di Battista per il caso ‘rimborsopoli’. Molto più accreditabile, quindi, la tesi di chi sostiene che il voto ai cinquestelle, in particolare in un Mezzogiorno martoriato dalla disoccupazione, sia arrivato in larga misura in ragione della speranza di poter ottenere un reddito di cittadinanza e in misura meno significativa per la radicalità della loro azione in termini di moralizzazione della vita politica.

L’elettore che a breve sarà chiamato a scegliere il sindaco di Avellino baderà molto meno alle promesse di sostegno economico, che il comune non può elargire, e molto più alle peculiarità dei candidati: l’attenzione sarà concentrata sulla credibilità, che deriva non solo dall’essere giovani e incensurati, ma anche dall’esperienza e dalla professione esercitata. Eccezion fatta per il deputato che da 5 anni occupa un seggio a Montecitorio, il Movimento 5Stelle non ha, al momento, una classe dirigente locale riconoscibile, che abbia le caratteristiche per persuadere chi vuole votare persone in grado di affrontare e risolvere i tanti problemi del Capoluogo, alcuni dei quali ormai annosi.

C’è, ovviamente, anche l’altra faccia della medaglia.

L’elettorato di Avellino è irritato da un’amministrazione che, suo malgrado a causa di una rissosità interna eccessiva, ha deluso le sue aspettative, non ha saputo e forse neanche voluto intavolare un dialogo con i cittadini,  comunicando solo divisione e indecisione, fatta eccezione per i settori curati da alcuni assessori che hanno dimostrato competenza e impegno.

Se il centrosinistra non darà un segnale chiarissimo di discontinuità con questo passato, e se il M5S, al contempo, riuscirà a scegliere un candidato autorevole e una squadra incisiva, non ci sarà competizione: il comune si tingerà di giallo. L’esito della partita, dunque, dipenderà in larga parte dalle scelte del Pd e dal messaggio che darà a una città che ha ancora un’anima di centrosinistra, ma che si sente profondamente tradita.