FURBETTI DEL CARTELLINO, L’ASL DI AVELLINO CORRE AI RIPARI CON LE IMPRONTE DIGITALI

FURBETTI DEL CARTELLINO, L’ASL DI AVELLINO CORRE AI RIPARI CON LE IMPRONTE DIGITALI

17 Luglio 2018 0 Di Michela Attanasio

 

Furbetti del cartellino attenzione se avete voglia di allontanarvi dal posto di lavoro in maniera ingiustificata magari facendovi strisciare  il badge personale da un vostro collega compiacente pensateci bene. Da giovedì 19 luglio all’Asl di Avellino entra in vigore il nuovo sistema di rilevazione biometrica delle presenze del personale in servizio tramite cioè la codifica delle impronte digitali. Si parte dall’Asl di via Degli Imbimbo, la sede madre dell’azienda locale sanitaria per poi  pian piano essere adottata nelle altre 89 sedi aziendali. Impiegati oltre 100 moderni terminali con display grafico a colori.  A livello nazionale l’Asl è una delle prime realtà ad avere avuto l’autorizzazione dal garante della privacy. Garantita la privacy dei dipendenti visto che il sistema non prevede un database e soprattutto in questo modo è garantito il servizio per quanto possibile all’utenza controllando in maniera diretta che ognuno sia realmente al suo posto di lavoro. La vita diventa dura dunque per i furbetti del cartellino. Dopo la brutta esperienza che vede l’azienda sanitaria locale coinvolta suo malgrado nel processo badge malati dove si è costituita parte civile contro i 33 rinviati a giudizio si è voluti correre ai ripari. Il blitz negli uffici di via degli imbimbo  avvenne nel marzo 2016. Al termine di una lunga e complessa attività investigativa la Squadra Mobile di Avellino accertò che alcuni dipendenti dell’Asl di Avellino, nell’arco temporale tra il 27 febbraio e il 27 marzo 2015, avevano sottratto circa 380 giornate all’azienda sanitaria. Alcuni timbravano il cartellino e poi abbandonavano il posto di lavoro, mentre altri risultavano presenti poiché i colleghi timbravano al loro posto. Mazzetti di badge erano nelle mani di chi aveva l’incarico, di qui anche l’accertamento del reato in concorso, di badgiare per gli altri. Il 4 giugno i 33 rinviati a giudizio accusati a vario titolo di truffa aggravata e falsa attestazione di servizio, sarebbero dovuti comparire per la prima volta davanti al giudice per spiegare la loro versione  ma la loro assenza in aula ha fatto slittare tutto al prossimo 29 ottobre.