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FOTI SI LIBERI DEL SUO PRINCIPALE NEMICO: SE STESSO

Tolti i fine settimana e le feste comandate, restano cento giorni effettivi di lavoro a disposizione del sindaco Foti prima di lasciare la parola alle urne.

L’ultimo inciampo, provocato da consiglieri comunali renitenti a votare il bilancio, è stato superato: non ci saranno rimpastini in giunta, che sapevano tanto di scambio merci con il sacrificio per di più di chi ha ben lavorato.

Su un fronte, ha prevalso la saggezza, insieme alla determinazione, di Angelo D’Agostino. Il parlamentare eletto con Scelta Civica ha convinto i suoi utilizzando saggezza: Avellino non ha bisogno di ulteriori giostre ma di responsabilità; e utilizzando determinazione: se insistete, non vi seguirò.

Sull’altro fronte, quello di gran lunga più spinoso del Partito Democratico, un po’ si tira il fiato (se D’Agostino non avesse bloccato sul nascere le intemperanze di Poppa e Iacovacci, la slavina sarebbe diventata valanga) e un po’ si prova a ricostruire rapporti, anche nella speranza di un voto più ampio sull’esercizio finanziario, con consiglieri da tempo lontani se non ostili a Foti, come Matetich e Milo.

Basterà questo per garantire a Foti un percorso dignitoso e con una qualche tranquillità per l’ultimo miglio che resta? Il sindaco, pure bersaglio di ostilità pregiudiziali alimentate dalla brillante assenza del partito e della sua sedicente classe dirigente, ha bisogno di liberarsi di un nemico che in questi anni ha dimostrato di tramare di più e meglio di quelli ufficiali: se stesso. Quello che gli ha suggerito di mediare troppo, provocando nuovi problemi senza risolvere quelli che erano sul tappeto; quello che quando doveva mediare, lo ha caldamente sconsigliato, facendo così marcire nelle contraddizioni il presente e il futuro.

Come in altri passaggi della consiliatura, dai quali non ha tratto le conseguenze, oggi Foti può mettere nell’angolo il suo più sottile nemico: incassi il voto anche striminzito sul bilancio e si regali una botta di vita: coordini direttamente le pratiche dei lavori pubblici, rendiconti mensilmente alla città, lasci perdere le vicende di via Tagliamento e si occupi invece di restituire un pezzettino alla volta, per quello che è possibile, la normalità di cui Avellino è orfana. Una botta di vita, dunque caro Foti, che le eviterà un malinconico tirare a campare.

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Norberto Vitale

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