FORZA ITALIA SI RIORGANIZZA. REALTÀ O ANCORA FINZIONE?

19 settembre 2018 0 Di Sandro Feola

Forza Italia si riorganizza. Un’altra “ristrutturazione” – l’ennesima – voluta da un Silvio Berlusconi che evidentemente non si rassegna alle percentuali ad una cifra della sua “creatura”, qualcosa che oscilla tra il 7 e il 9%. Dati catastrofici che però la dirigenza azzurra locale, con l’avallo costante di quella regionale, in Irpinia ha ottenuto già da tempo. Venti anni di bello e cattivo tempo, di esclusione di ogni forma di partecipazione e confronto con chiunque abbia tentato di costruire una casa comune, un partito vero, fatto di presenza sul territorio, di menti pensanti e di proposte messe ai voti. Risultato: Forza Italia ridotta all’irrilevanza, più o meno al 5%.

Ora, però, dato che il fondo si è toccato anche altrove, non solo ad Avellino,  Galliani, Brunetta e compagnia devono aver convinto Berlusconi che anche in Campania l’andazzo non è più tollerabile:  coordinamenti provinciali e regionali che non cambiano mai, politicamente inesistenti, improduttivi e per niente adeguati alle sfide poste da M5S e Lega.

E così nella riorganizzazione complessiva, il Cavaliere ha ben pensato di indicare Paolo Russo alla guida del Dipartimento per il Sud. Considerata la verve e lo spessore del personaggio, potrebbe essere l’inizio di un percorso di cambiamento vero, che serva agli azzurri ad uscire dalla palude nella quale, non a caso, ma per espressa volontà di pochi, ristagnano da tempo. Quali cambiamenti si potrebbero profilare per Avellino? Se Paolo Russo, d’intesa con Tajani, in sinergia con un uomo di qualità come Stefano Caldoro, volesse davvero riedificare sulle macerie del nulla di questi ultimi 15 anni, probabilmente potrebbe fare la differenza. 

Se invece la “riorganizzazione” di Forza Italia fosse l’ennesima operazione di facciata, più mediatica che sostanziale, se i coordinatori regionale e provinciale non fossero sostituiti, se l’asse Avellino – Ischia continuasse a definire le sorti del partito irpino, gli azzurri nostrani sarebbero destinati ancora per molto alla irrilevanza. Poco più del nulla purché, ad ogni elezione, sia garantito il seggio al capo e ai pochi amici del capo.