FESTA O CIPRIANO? POPOLO O “ÉLITE”, LA SCELTA CHE NON CAPITERÀ MAI PIÙ

FESTA O CIPRIANO? POPOLO O “ÉLITE”, LA SCELTA CHE NON CAPITERÀ MAI PIÙ

7 Giugno 2019 0 Di Sandro Feola

Domenica prossima la città sarà chiamata a compiere una scelta che, senza voler fare retorica, è davvero cruciale. Da una parte c’è una Avellino che è riuscita a mettere insieme una ipotesi concreta di cambiamento, che non sia, però un salto nel buio che assomigli tanto all’ultima giunta a guida pentastellata. Dall’altra c’è il vecchio, altolocato apparato di potere che, invece, pretende ancora di tenere le mani sulla città e che, nelle ultime settimane, si è presentato con una supponenza che è risultata, a tratti, non poco irritante.

E’ la scelta tra Luca Cipriano, che impersona il tentativo di questo vecchio apparato di potere che si è ritrovato intorno al Pd di perpetuare se stesso, e Gianluca Festa, che è riuscito a raccogliere quella parte di Avellino che vuole chiudere con il caos delle guerre interne ai democrat e con la disamministrazione che da queste faide è stata determinata. E’ la Avellino dei professionisti, degli intellettuali e della borghesia più illuminata, quella dei commercianti e quella dei quartieri periferici; una città che vuole un’amministrazione che torni ad occuparsi dell’ordinario, della quotidianità, della viabilità, della manutenzione, dell’inquinamento, dei trasporti, per poi immaginare anche una prospettiva di rilancio pensata per le nuove generazioni. Pur con i limiti che sono propri delle dinamiche politiche, Festa è riuscito a coniugare una significativa esperienza amministrativa che caratterizza lui e molti di quelli presenti nelle compagini che lo sostengono, con quel cambiamento che i cittadini hanno dimostrato di volere fortemente.

Dall’altro lato Cipriano, un professionista affermato nel mondo della comunicazione, che, però, dal punto di vista amministrativo ha alle spalle esperienze molto meno significative. E che se fosse eletto dovrebbe fare i conti con Gargani, Enzo De Luca, Mancino, Petracca, Iacovacci, ognuno dei quali è – legittimamente – espressione di una corrente e di diverse sottocorrenti. Un apparato non solo vecchio e per il quale gli avellinesi hanno dato segni di insofferenza, ma che è ontologicamente conflittuale, irrimediabilmente in guerra al suo interno. A suo sfavore anche il paradosso di essere diventato il candidato di “un apparato di potere” – così lo definiva – contro il quale solo un anno fa ha creato e candidato un movimento, decidendo persino di sostenere apertamente il M5S al ballottaggio contro il candidato ufficiale del Pd.

Cipriano ha incredibilmente riesumato proprio quell’apparato; da questo si è fatto candidare. E’ diventato la maschera dietro la quale si sono rintanati tutti i protagonisti di una politica che la città immaginiamo voglia archiviare. Festa, invece, ha raccolto intorno a sé la voglia di chiudere con questo mondo. Mettendo insieme una squadra compatta e adeguatamente preparata alla pubblica amministrazione.

Se gli avellinesi abbiano o meno la nostra stessa percezione lo capiremo a spoglio avvenuto. Capiremo se avranno trovato anche loro il coraggio di fare strike, abbattendo i birilli “collocati” un anno fa a fine pista da Cipriano. E ai quali – chissà perché – quest’anno si è aggiunto anche lui.