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FALLIRE PER 16 MILIONI?

17 ottobre 2018 0 Di Norberto Vitale

Non sappiamo a quali conclusioni approderà la consulenza chiesta dal ragioniere capo del comune di Avellino che verrà acclusa al bilancio consuntivo 2017 che arriverà in Consiglio Comunali nei primi giorni di novembre.

Sappiamo però che nella sua autonomia e per le sue competenze ritiene Gianluigi Marotta: il deficit accertato è abbordabile con un piano di risanamento quinquennale che la Corte dei Conti non avrebbe eccessive difficoltà ad approvare. Si tratta di 16 milioni: questo è. Da non confondere con la situazione più generale dell’indebitamento che la convenienza politica, l’uso e consumo propagandistico mette insieme, quasi fossero la stessa cosa, ai 16 milioni di deficit. Per farla breve e semplice: il dissesto lo devi dichiarare rispetto ai 16 milioni, a meno che non venga dimostrato che questi rappresentano la goccia che fa definitivamente traboccare il vaso e che da domani il Comune di Avellino non è più in grado di pagare i dipendenti e assicurare il funzionamento dei servizi pubblici essenziali. Può essere che questo sia, ma credo sia un po’ incredibile che il default possa essere imputato e procurato da 16 milioni che nel bilancio costituiscono capitoli e voci non obbligatori: sono accantonamenti discrezionali per garantirsi dai debitori insolventi del comune e per fronteggiare gli esiti delle cause che hai in corso, prevedendo di perderne la metà. Il fatto che questi accantonamenti non siano obbligatori non vuol dire che non siano necessari. Tutt’altro: sono risorse che precauzionalmente metti da parte allo stesso modo di come avviene nei bilanci di una famiglia. Da quello che guadagni, togli quanto serve per pagare spese obbligatorie: bollette, mutui, prestiti e se ti riesce metti da parte anche qualcosa in previsione di accadimenti inaspettati.

La partita si gioca dunque su queste opzioni che una consulenza influenza fino ad un certo punto o, come credo, quasi per niente. La decisione è politica e oscilla tra queste due parole: risanamento o dissesto. Entrambe consegnano quote di responsabilità a chi sceglie l’una o l’altra. Una responsabilità che comprende anche il destino del sindaco Ciampi e della consiliatura. Ma se davvero la si esercita con la spiegata e motivata consapevolezza di mettere in sicurezza la città o almeno di averla allontanata dal precipizio, il fatto che Ciampi resti o se ne vada diventa perfino secondario.