FABRIZIO: ORA NECESSARIO UN PD CHE INCLUDA

FABRIZIO: ORA NECESSARIO UN PD CHE INCLUDA

7 Settembre 2018 0 Di Sandro Feola

Crescenzo Fabrizio è uno che la vita politica irpina la conosce bene. Appena maggiorenne era già un iscritto della Dc nella quale ha avuto modo di confrontarsi, anche in maniera aspra e senza alcun timore reverenziale, con politici del calibro di De Mita e Mancino. Tuttavia, questo suo impegno è sempre stato caratterizzato da una particolare attenzione per il mondo del lavoro. Non a caso è stato segretario generale della Filca Cisl per diversi anni durante i quali si è reso protagonista di numerose battaglie a favore dei lavoratori. Proprio per questo Giuseppe Di Guglielmo lo ha voluto alla guida del Dipartimento lavoro della federazione irpina del Pd.

Fabrizio, partiamo dalla politica: lei è stato indicato alla guida di un dipartimento da un segretario giovane e di indiscutibili qualità, che per nominare la sua squadra, però, ha impiegato quasi 5 mesi. Circostanza, questa, che la dice lunga su un Pd diviso, più un insieme di correnti, che un partito. Come pensa di interpretare, al di là dello specifico impegno sul lavoro, il ruolo politico che le è stato assegnato in un tale contesto? E per fare cosa?

Crescenzo Fabrizio

Innanzi tutto va tenuto conto del fatto che il partito è stato impegnato tra aprile e giugno in un faticoso lavoro per la composizione delle liste per le elezioni amministrative di primavera e in un’estenuante campagna elettorale, soprattutto per il comune capoluogo. Il segretario Di Guglielmo ha cercato la strada per un dialogo con le componenti che non hanno partecipato al congresso provinciale, e questo ha ovviamente portato a una dilazione dei tempi,ma quando i tempi sono maturati le scelte sono state fatte.

Non ritiene che una segreteria giovane, e non solo anagraficamente, debba superare lo schema delle correnti, la continua ricerca di una mediazione tra coloro che spesso hanno dimostrato di non avere a cuore il partito ma solo ragioni di parte? Insomma, non le viene da chiedersi se azzerare, appellarsi al popolo irpino di centrosinistra e ricostruire sia meglio di mettere insieme cocci?

Giuseppe Di Guglielmo

Io sono fermamente convinto che chi è nel Pd abbia a cuore il partito, soprattutto dopo sconfitte pesanti come quella del 4 marzo e, successivamente, quella al ballottaggio per l’elezione del sindaco di Avellino. Generalmente quando le cose vanno male si registra il fenomeno inverso, cioè quello a deresponsabilizzarsi, invece nel Pd irpino va colta positivamente la domanda di coinvolgimento e partecipazione, che non credo può essere soddisfatta azzerando ma al contrario includendo.

L’esperienza sindacale è parte importante del suo percorso di vita. Cosa può fare il Pd per risolvere le tante, troppe vertenze aperte. IIA, e poi, all’orizzonte, FCA…

Oggi il Pd è all’opposizione del Governo nazionale e sarebbe troppo facile cavalcare l’onda del malcontento forti del fatto che deve essere il Governo a risolvere i problemi. E’ ciò che ha fatto il Movimento 5 stelle quando era all’opposizione: mai una proposta, mai la volontà di fare fronte comune di fronte alla prospettiva di chiusura delle fabbriche e licenziamenti centinaia di persone. Ma il Pd non è il Movimento 5 stelle, e proprio perché siamo di fronte ad un governo inadempiente rispetto alle vertenze irpine, il Pd di Avellino assumerà iniziative non solo di vicinanza ai lavoratori e di sostegno alle iniziative del sindacato, ma si farà carico di avanzare anche proposte operative.

Intanto le provinciali incombono. Mi dica, hanno ancora un senso le Province rimaste alla riforma Delrio? O è necessario mettere mano ad una riforma, magari tornando alla elezione diretta e a nuove competenze?

La riforma Delrio si inseriva in un ridisegno dell’impianto costituzionale degli organi dello Stato; quel percorso è stato interrotto con l’esito del referendum del 4 dicembre 2016 e quindi una riflessione va fatta. Ma bisogna partire da un progetto complessivo di rappresentanza democratica e funzioni di governo e non procedere per compartimenti stagni.

C’è chi prevede addirittura tre liste espressione del Partito Democratico. Come se ne esce?

E’ un modello già sperimentato per le elezioni comunali di Avellino e se esso ha portato risultati positivi al primo turno, ha mostrato evidenti limiti al ballottaggio. Per la Provincia i meccanismi di voto sono differenti e dovrà essere pensata una strategia ad hoc, nella condivisione e nella qualità della proposta politica.

Lei per diversi anni è stato impegnato nella Democrazia Cristiana e nel PPI. Memorabile la sua elezione a segretario dei giovani avendo contro, tutti insieme, De Mita, Mancino, Gargani, Bianco. Cosa rimane di quell’esperienza? E quanto di quella esperienza porta con sé nel Pd?

Ciriaco De Mita

Era un’altra epoca ovviamente, parliamo di 25 anni fa. Di quel gruppo di giovani coraggiosi che dimostrarono grande autonomia rimane l’esperienza che molti hanno fatto come amministratori locali, dirigenti di partito ed esponenti del mondo dell’associazionismo impegnati in ambito sociale. Gran parte di quei giovani è oggi nel Pd e non credo sia un caso. Per quanto mi riguarda, ero allora e resto oggi un elemento di una squadra, a prescindere dal ruolo ricoperto. Quella fu una grande esperienza proprio perché la squadra era unita. Mi piace pensare che anche il Pd sappia oggi dimostrare unità di intenti di fronte alle sfide che lo attendono in Irpinia.

Ad Avellino la nuova amministrazione comunale si è già guadagnata l’onore delle cronache di un certo livello. Mai come ora la stampa nazionale si occupa del nostro capoluogo. Che idea si è fatto del governo cittadino pentastellato? Alla luce dell’anatra zoppa, quale pensa sia il percorso da seguire? Scioglimento o meglio andare avanti? 

Ad Avellino come a Roma il Movimento 5 stelle non riesce ad uscire dalla campagna elettorale: non è quindi una questione di numeri ma di maturità politica e capacità di governo, due qualità che i pentastellati, alla prova dei fatti, stanno dimostrando di non possedere. Bene stanno facendo i consiglieri comunali del Pd e dell’intera coalizione di centrosinistra a sfidare il sindaco Ciampi e la sua giunta sulla capacità di dare risposte alla città. E su questo terreno lo spettacolo offerto dall’esecutivo è indecoroso. Per questo Avellino è finita con disonore alla ribalta nazionale e di questo devono dolersi il sindaco e i suoi collaboratori, incapaci di trarre le dovute conclusioni dopo aver esposto negativamente la città e gli avellinesi.

Un’ultima domanda sul Partito Democratico nazionale. Renzi? Zingaretti? Per fare cosa, per andare dove? C’è chi sostiene che il Pd debba allearsi con il M5S. C’è chi come Pier Ferdinando Casini sostiene l’alleanza di tutte le forze europeiste contro i populisti. Lei che idea ha del futuro del suo partito? 

Dico che finalmente arriviamo ad un congresso e questo è un bene perchè potrà esprimersi la base del Partito Democratico. Dalle esperienze del governo nazionale e da quelle a livello territoriale il partito dovrà trarre il meglio; poi è chiaro che un congresso è fatto di sfide, contrapposizione di idee, di programmi e di candidati e soprattutto è fatto di scelte. Le alleanze future sono un tassello fondamentale di questo mosaico. Personalmente ritengo che la questione va inserita nel quadro della collocazione dell’Italia nell’Unione Europea e nel contesto mondiale che si sta avviando a tensioni che rischiano di precipitare nelle esasperazioni. E’ fondamentale contrastare il populismo e con esso l’insorgenza dei nazionalismi, siano essi legati a Trump o a Putin, a Orban o a Salvini e Casaleggio. Il Pd è tutt’altra cosa.