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E’ PROPRIO TUTTO PERDUTO?

La riflessione di Monsignor Aiello sulla Pasqua di Resurrezione: non tutto è perduto, se liberiamo gli esclusi dal macigno che li rende prigionieri. Nella città che rischia di dare il peggio di sè nello scontro elettorale, un messaggio da imparare a memoria.

vescovo avellino

Nella riflessione che il vescovo di Avellino propone a credenti e non credenti, lo scandalo della Croce è la luce che apre varchi nel buio e alimenta grandi e rinnovate speranze alla Storia e alle nostre singole storie. Un messaggio ricco di ispirazioni complesse e all’apparenza distanti, da Pascoli a De Gregori, da Foscolo a Marcel, che monsignor Aiello traduce con naturalezza, semplicità, rispetto, nel quale troviamo spunti e suggerimenti che potrebbero tornare utili anche alla nostra comune convivenza.

E’ proprio tutto perduto?, si chiede il vescovo Arturo pensando alle ansie e alle attese deluse che pesano sul cuore di tanti nella città che aspetta la Pasqua, nelle case dove c’è il dolore di assenze e mancanze, mentre le fontane di Piazza Libertà macineranno la stessa acqua e ai palazzi del potere giungeranno mille “moniti vani”. E’ proprio tutto perduto? Partendo proprio da quell’Uomo inchiodato, possiamo dare un senso e una direzione diversi alla nostra convivenza. Recuperando intanto quella filialità sociale che non è la banale buona educazione: dire ad una persona ti voglio bene, equivale a dire tu non morirai. Sono parole di Gabriel Marcel, un filosofo esistenzialista cattolico del ‘900 che essenzialmente significano questo: non c’è vita lieta se la letizia è il frutto della esclusione di altri. Si tratta cioè, come dice monsignor Aiello, di far srotolare il macigno che imprigiona gli esclusi, che i vivi, come la pietra del Sepolcro, hanno messo per difendersi inutilmente dal contagio della morte. Farsi ragione delle ragioni degli altri. In altri termini, a proposito della convivenza, lo aveva detto Papa Francesco a Pietrelcina due settimane fa.

Nella città che a breve rischia di dare il peggio di sé nell’ennesimo scontro elettorale, il messaggio del vescovo Arturo andrebbe letto e imparato a memoria. Forse così potremmo dire come De Gregori che la guerra è finita e tra due minuti sarà quasi giorno anche da noi. Intanto, Buona Pasqua!

 

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