DIARIO POLITICO 31 OTTOBRE 2019 – Diritti Medioevali&Mangiatoie!

DIARIO POLITICO 31 OTTOBRE 2019 – Diritti Medioevali&Mangiatoie!

31 Ottobre 2019 0 Di Leonardo D'Avenia

Con molta determinazione, l’amministrazione Festa sta ripristinando la legalità in un settore, quello di chi ha diritto a beneficiare di una casa comunale, per lungo tempo messa sotto i piedi. Con l’aggravante che questo avveniva sotto gli occhi, spesso impotenti, talvolta distratti degli amministratori comunali.

Siamo agli inizi. Gli sgomberi complessivamente riguardano almeno 200 abitazioni occupate illegalmente. Il fatto che alcuni degli occupanti abusivi, la notizia è di ieri, abbiano cominciato spontaneamente a liberare l’abitazione per lungo tempo sottratta a chi ne aveva diritto, segnala che i diretti interessati, consapevoli del fatto di non avere ragione per opporsi, hanno avvertito che stavolta si fa sul serio e forse capito che stavolta non sarebbe bastato rivolgersi a vie traverse precedentemente battute per essere spulciati dalla lista. Hanno anche capito evidentemente che questa amministrazione comunale non mette a disposizione vie traverse.  I primi sgomberi non sono accompagnati da modalità ruvide e spicce ma rispondono a modalità di svolgimento previste dalla legge. Ci si meraviglia nel vedere molti vigili urbani e agenti di polizia che sovraintendono a queste operazioni. Sono operazioni potenzialmente sempre molto delicate e quel che sembra un inutile dispiegamento di forze è invece utile a prevenire, anche e soprattutto con il dialogo, atti, comportamenti o gesti inconsulti. Primo sgomberi che seguono un ordine approvato dalla Prefettura che riguardano nuclei che possono contare su un reddito che non dà diritto ad una casa comunale, e men che meno ad occuparla; o su nuclei che possono contare su altra abitazione di proprietà. Non è che la tua la fitti e poi vai a vivere in una casa che spetta ad altri. Naturalmente ci sono casi di occupanti abusivi del tutto incapienti e indigenti o con minori e disabili a carico: sarebbero una minoranza e questo rende più gestibile trovare soluzioni insieme ai servizi sociali e alla stessa Prefettura. A queste famiglie va assicurato in qualche modo un tetto, che non sia quello occupato abusivamente, una sistemazione che consenta di abbassare quanto più è possibile la soglia traumatica che lo sgombero comporta.

Alla luce di tutto questo, trovo sorprendente l’iniziativa assunta dal consigliere comunale Dino Preziosi che ha chiesto la convocazione delle Commissioni Politiche Sociali e Trasparenza per mettere all’ordine del giorno la sospensione degli sgomberi e la verifica dei casi inserito nella cosiddetta black list dei nuclei da sgomberare.

Preziosi si appella al regolamento pubblicato sul Bollettino della Regione Campania dall’Acer, l’ente che ha sostituito l’Istituto Autonomo Case Popolari che, in un passaggio, prevede la possibilità di regolarizzare, nei sei mesi dell’entrata in vigore, l’occupazione impropria. In questo stesso regolamento, viene anche scritto che sono sanabili le occupazioni avvenute fino al 29 ottobre del 2016. Più nel dettaglio, Preziosi riporta anche i casi di alcuni sfrattati che nel 2013 avevano ottenuto un decreto di assegnazione che venne poi revocato dalla giunta Foti. Siccome secondo Preziosi quella revoca non è stata mai notificata agli interessati, quegli sfrattati non avrebbero potuto sanare per tempo la propria posizione.

A naso, mi pare che l’impianto su cui reggono queste tesi sia poco… prezioso!

L’occupazione impropria che viene estrapolata dal regolamento regionale, lo dico all’amico Preziosi, ci riporta alla fontana di Trevi, al povero Deciocavallo che l’acquista dal signor Antonio Trevi. Deciocavallo è un occupante improprio della Fontana di Trevi che ha acquistato in buona fede una cosa da chi non ne era proprietario. Vero è che poi lo portano via in ambulanza, non valendo per Deciocavallo quella norma del diritto medioevale sul diritto improprio, che ai Deciovacallo di quel tempo consentiva di continuare a godere del diritto di considerarsi proprietario di quella cosa vendutagli fraudolentemente fino a quando non si fosse compiuta l’usucapione. Oggi non è consentito a chi occupa qualcosa abusivamente di continuare a possederla in attesa che catti l’usucapione. Nel caso degli occupanti abusivi, il diritto improprio consisterebbe nel fatto che qualcuno li ha autorizzati ad occupare o ne ha garantito la condizione di occupanti, piegando e stravolgendo a piacimento leggi e regolamenti. Anche se questo fosse, la questione non si sposta di un centimetro. Anzi, emergerebbero altri comportamenti destinati ad essere perseguiti per legge. E comunque se ci sono queste fattispecie, ben vengano alla luce.  A me pare invece che l’aggettivo sul quale confrontarsi non è improprio ma abusivo: chi senza avere titolo né diritto fruisce di un servizio o si impossessa illegalmente di un bene che non è suo. E’ un comportamento illecito e sanzionato dalla legge.

Tra l’altro, questa iniziativa legittima del consigliere Preziosi, ma abbastanza leguleia, nella accezione meno negativa del termine, cioè cavillosa, si sbriciola al cospetto delle realtà che emergono: occupanti abusivi benestanti che fittano ad altri occupanti abusivi; coppie che divorziano soltanto sulla carta per acquisire un qualche titolo a restare nella casa che insieme continuano ad occupare abusivamente e, già che ci sono, per intascare due assegni del reddito di cittadinanza. Argomenti che dovrebbero far riflettere e consigliare maggiore prudenza: si finisce credo involontariamente per stare a Preziosi per confondere il diritto e il rovescio e non si fa capire chiaramente da quale parte si sta. Il consigliere Preziosi è un po’ ostinato, lo dico con stima e rispetto per la persona che conosco da decenni e per il consigliere comunale di lungo corso. Quando abbraccia una tesi la sostiene con forza e fino in fondo. Per anni ha denunciato bilanci taroccati al comune di Avellino; ancora recentemente lo ha fatto ritenendo che la dichiarazione di dissesto dovesse esserne la diretta conseguenza. Nonostante tutto questo non sia risultato, dai monitoraggi del ministero delle Finanze alla Corte dei Conti, Preziosi non ha cambiato di un millimetro le sue convinzioni e le sue denunce. Come in quella canzone di Jim Morrison, fa come il mare, che va contro gli scogli e trova sempre la forza per riprovarci.

A proposito di ostinazione, c’è quella del M5s, di capi e capetti, nei confronti di Radio Radicale. Le hanno provate tutte pur di farla chiudere, bloccando la convenzione durante il precedente governo. Non ci riuscirono perché, udite udite, la Lega si oppose ritenendo che Radio Radicale rende un servizio alle istituzioni, alla democrazia e al dibattito politico e sociale.

Con questo governo, quello col Pd e la immaginaria sinistra di Speranza, si sono riportati avanti con il lavoro ottenendo, con il consenso dei paladini che hanno sventato il colpo di stato di Salvini, che la convenzione per le trasmissioni in convenzione delle sedute parlamentari, delle commissioni parlamentari, dei dibattiti parlamentari e di tutte le altre attività istituzionali delle Camere, venga messa all’asta il 30 aprile prossimo. In questa ostinazione contro Radio Radicale rinvengo quella allergia alla democrazia che connota non pochi capi e capetti del Movimento. So di fare torto a tanti iscritti, simpatizzanti del Movimento, di cui conosco la serietà, la competenza, la passione anche e non ultima per la democrazia, e dunque me ne scuso, ma la trovo insopportabile da parte di chi paga 300 euro al mese il fitto dello scranno di parlamentare della Repubblica ad una associazione privata che è la Casaleggio Associati; da parte di chi taglia i parlamentari, con l’assenso dell’imbambolato Zingaretti, per agitare lo scalpo della casta (in Umbria non ha funzionato e non funzionerà il 26 gennaio in Emilia), lasciando i territori senza rappresentanza e tale sarà la situazione qualunque legge elettorale dovessero inventarsi: la rappresentanza la garantisci fisicamente ai territori: se tagli il numero dei parlamentari, per garantirla devi cancellare i territori.

A proposito di Radio Radicale, Di Maio ha detto: E’ finita la mangiatoia. Detto da uno che mette insieme il pranzo con la cena grazie al fatto che di lavoro ha fatto e fa soltanto il parlamentare da anni, non depone molto. Detto da uno che aveva abolito la povertà e adesso scopre che non ci sono i soldi per contrastarla dopo averne regalati col Rdc a pusher, ladri, usurai, contrabbandieri, finti invalidi, finti divorziati, finti poveri e siamo di fronte ad un meccanismo che ha generato vistosi fenomeni corruttivi molto ampi, neanche depone. E’ finita la mangiatoia detto da chi è stato per 14 mesi al governo come vice presidente del Consiglio e non ha sbloccato un euro dei 62 miliardi di opere pubbliche bloccate in tutta Italia perché c’era da dar conto alla mangiatoia elettorale della decrescita felice, e dirlo a proposito di Radio Radicale, mi indigna. Pochi milioni per una convenzione che porta le istituzioni, il lavoro parlamentare nelle case e nelle macchine di chi viaggia, che rende più consapevoli, informati i cittadini è una mangiatoia per Di Maio. In verità a questo illustre nullafacente, e non solo a lui, bruciano ancora le rassegne stampa del compianto Massimo Bordin, che con stile, sobrietà e ironia si limitava a segnalare gli sfondoni, e non solo quelli sintattici, grammaticali e geografici dei tanti Di Maio e dei tanti Toninelli che esternavano; brucia che questa radio, grazie alla convenzione, produca programmi non in convenzione ma autogestiti che raccontano l’inferno, e la vergogna, delle carceri italiane; che racconta i processi politici e malavitosi, gli intrecci che la cronaca mette a nudo, senza interpellare Nicola Morra; brucia il garantismo

che non esclude alcuno di Radio Radicale, opposto al giustizialismo, d’accatto e feroce, dei Torquemada da strapazzo come Di Maio.

Con molta franchezza. Il 30 aprile prossimo, dovendo scegliere tra il mantenimento della convenzione a Radio Radicale e la fine di questo governo, non avrei dubbi. Mi sento molto più garantito dalla voce di Radio Radicale che dalla sopravvivenza di questo governo.

I temi del lavoro. La Whirpool per il momento non lascia Napoli, continuerà la produzione, ma tiene fermo il proposito di vendere il ramo d’azienda e andarsene. Non è del tutto una cattiva notizia anche per i 150-200 lavoratori irpini dell’indotto. Questo consentirà di aver più tempo per convincerla a restare oppure trovare insieme alla multinazionale un subentrante che faccia elettrodomestici e non altro. Il governo non scivoli come ha già fatto. Verifichi subito quale delle due strade è percorribile e la percorra senza perdere un solo minuto. Non è che fra tre mesi può venire a dirci di essere stato colto di sorpresa e alla sprovvista.

C’è poi la Fca. Da noi a Pianodardine, abbiamo 1800 dipendenti che da anni sono stati messi nel limbo. E molti sono finiti all’inferno, come abbiamo ricordato ieri a StudioSera a proposito delle aste giudiziarie: a decine hanno perso la casa perché nel frattempo sono finiti in cassa integrazione e la capacità reddituale non bastava più a pagare il mutuo alle banche.  La notizia è di queste ore. Fca ha dato vita alla fusione paritaria al 50% con Peugeot. Diventa così il quarto gruppo mondiale, prima anche di General Motor, che mette insieme un fatturato complessivo di 184 miliardi destinato a svilupparsi considerevolmente grazie agli investimenti sulla cosiddetta transizione energetica (macchine elettriche a zero emissioni inquinanti, super intelligenti e sempre più autonome). Questa fusione è la risposta, che aveva cominciato a cercare Sergio Marchionne per rispondere e competere nella sfida a Cina e Usa. Il governo francese ha detto che proteggerà i siti produttivi e i centri decisionali presenti su territorio francese. Quello italiano si aspetta che Fca dia continuità alla produzione industriale italiana e che confermi gli investimenti e le produzioni in Italia. Come ci dimostra l’andamento in questi anni dello stabilimento di Pianodardine, in Italia gli stabilimenti Fca producono meno della metà dei volumi possibili, 1,5 milioni di prodotto. Nell’ultimo piano industriale di Fca, a Pianodardine, a differenza di Cassino per esempio e degli stabilimenti del nord, veniva assicurato un futuro, peraltro generico, per la produzione di motori diesel di ultima definitiva generazione. Una genericità colmata dal successivo annuncio che la produzione dei motori del Ducato sarebbe stata spostata da Foggia in Irpinia.

Questo accordo con i francesi cambia intanto il presupposto che era stato dato, con il diesel, a Pianodardine. Si fondono per puntare soprattutto a produzione che superano definitivamente il diesel.  Per Pianodardine che significa?

Anche in questo caso, occorre attrezzarsi e muoversi per tempo. I rappresentanti del territorio, parlamentari, sindaci, provincia, regione, sindacati (che già lo fanno) sono chiamati a svolgere un’azione concreta, decisa di sollecitazione al governo su uno stabilimento che con i suoi 1800 lavoratori ha pagato più di tutti e ha pagato il prezzo più alto delle strategie industriali di Fca nel Mezzogiorno.

La rinascita di Pianodardine è possibile. I due gruppi che si sono fusi producono insieme già 8,7 milioni di auto per complessivi 45 miliardi di fatturato. Le auto sono Alfa Romeo, Chrysler, Citroen, Dodge, Ds, Jeep, Lancia, Maserati, Opel, Peugeot e Vauxhall. Possibile che rispetto a tutta questa ampia gamma, la nostra Fca e i suoi 1.800 lavoratori possano ritrovarsi di nuovo con le pive nel sacco? Non ci sarebbe da meravigliarsi, semmai da indignarsi. Per evitarci sia la meraviglia che l’indignazione, sarà bene mettere subito al primo punto dell’agenda politica e sindacale la questione.

Infine un breve passaggio sull’inchiesta del Nuovo Clan Partenio, relativa ai presunti intrecci politico-elettorali. Come anticipavo qualche giorno fa, prima dell’udienza di ieri davanti al Tribunale del Riesame al quale il Pm Simona Rossi ha portato nuove carte e intercettazioni a sostegno del quadro accusatorio, lo scenario descritto nella prima ordinanza che ha portato all’arresto di 23 persone, 5 ai domiciliari, e ad altre 17 indagate a piede libero, sarebbe destinato ad allargarsi. Il pm ieri ha assistito con atteggiamento sornione alla udienza del Riesame. Ha lasciato intendere di nuovi e forse clamorosi sviluppi sul versante dei colletti bianchi che favorivano le ingerenze illegali sulle aste giudiziarie e su quello del presunto intreccio politico-mafioso. Le intercettazioni depositate qualche giorno fa danno un quadro più preciso dei rapporti tra il nuovo e il vecchio clan, delle rotture intervenute dopo la quasi piena legittimazione del nuovo clan da parte del vecchio. Qualcosa è andato storto, quella che sembrava una successione pacifica si è inceppata e da lì sono partite le sventagliate di kalashnikov alle auto dei Genovese. Prevedibile che le prossime intercettazioni, che la Procura della Dda distilla con strategica sapienza processuale, scaveranno di più il terreno del voto di scambio politico-mafioso. Vedremo e leggeremo con il massimo rispetto e la considerazione non minore per il lavoro degli inquirenti, tenendo sempre sopra e sotto traccia il profilo garantista rispetto alle cose e alle persone chiamate in causa. Naturalmente senza nulla tacere.