DIARIO POLITICO 28 AGOSTO 2019 – Gli Italiani non si fidano di Di Maio e Zingaretti!

DIARIO POLITICO 28 AGOSTO 2019 – Gli Italiani non si fidano di Di Maio e Zingaretti!

28 Agosto 2019 0 Di Leonardo D'Avenia

Due ore dopo l’orario delle corride, ma il clima è quello, alle 19 e qualcosa sapremo definitivamente se Pd e M5s daranno vita al governo che eviterà le elezioni anticipate.

Permangono alcuni incagli a cominciare dalla vice presidenza del consiglio che per quanto smentita, il M5s chiede per Di Maio. Nel Pd continuano a trasecolare. Abbiamo detto sì a Conte, espressione del M5s, il vice a Palazzo Chigi deve essere uno solo e deve essere del Pd. L’avvocato del popolo, senza successo ha provato a dire che se non se ne fa nessuno, anche per risarcirlo dopo essere stato sballottato per 14 mesi da Salvini e Di Maio, sarebbe ancora meglio. Intanto ben che il 43% di un sondaggio Ipsos/Corsera dice di essere favorevole alla formazione di un esecutivo, cala bruscamente il gradimento e la fiducia nei confronti di chi dovrebbe dar vita all’esecutivo: Di Maio è al 28%, mentre a giugno riceveva il 54%; Zingaretti, che ha sempre stentato e comunque mai decollato, è addirittura al 23% rispetto al 35% di febbraio. I due dati finiscono per contraddirsi se non confliggere. Gli italiani, pur senza superare il 50% come avvenne per il governo Lega-5Stelle, avvertono il rischio di nuove elezioni dopo un anno dalle precedenti ma non si fidano affatto di quelli che stanno lavorando a scongiurare questo pericolo. Una opinione formatasi anche a causa degli stop and go, degli ultimatum e penultimatum, dei veti e contro veti di questi giorni, nei quali nulla è stato detto e nulla si è saputo sulle questioni che il nuovo governo si propone di affrontare e su come intende affrontarle. Non è questione da poco. Un governo che si annuncia di svolta e di legislatura che nulla sembra aver stabilito, concordato e approvato sulle misure economiche, su quelle sociali, su quelle dell’ammodernamento, sul Mezzogiorno (al quale viene riservato il solito generico titolo: Piano Straordinario per il Sud, senza metterci sopra un euro). Temi sui quali c’è distanza anche siderale tra i due partiti e all’interno dei due partiti. Nel Pd Calenda se n’è andato; Richetti, ex fedelissimo renziano, in direzione ha votato no all’intesa. La base del Pd è abbastanza perplessa, cauta, insomma non fa salti di gioia. Saggiamente sostiene il tentativo ma aggiunge che con i 5 Stelle non si deve fare un governo a tutti i costi.