DIARIO IN PRIMA SERATA 26 LUGLIO 2019

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27 Luglio 2019 0 Di Anna Guerriero

ALLA FACCIA DEL RAGIONIER CASORIA!

Le ultime sull’Us Avellino non sono molto rassicuranti ben che in qualche modo sembrano esserlo. Andiamo per ordine.

Domani i tifosi organizzati e non, Curva Sud e Original Fans manifesteranno in Piazza della Libertà per ribadire sostanzialmente due cose: garantire che l’Avellino cominci il campionato di Serie C e che la Scandone possa fare quello di Serie B; e che De Cesare si faccia da parte.

Ieri una delegazione del direttivo della Curva Sud ha incontrato a Napoli proprio De Cesare, il quale avrebbe detto queste testuali parole, così come mi sono state riferite da chi era presente: “Faccio la squadra e vado avanti. Se ad un certo punto dovessi accorgermi che la cosa non va, sono pronto a vendere ma soltanto in presenza di un’offerta congrua”. Sappiamo ufficiosamente che è stato dato incarico a Salvatore Di Somma, in veste di direttore sportivo in pectore, di individuare l’allenatore e procedere all’allestimento della squadra. Non sappiamo più che fine faranno le Pec e contro Pec sulle quali per giorni si è concentrata l’attenzione, ritenendole in qualche modo risolutive per uscire dall’impasse. Sembra di stare nel gioco dell’oca. Con le dichiarazioni di ieri, si ritorna alla casella di partenza.

Abbiamo detto sin dall’inizio che nessuno può intimare a De Cesare di vendere e disfarsi dell’Avellino; che è un fatto positivo, in attesa che questo eventualmente avvenga, che tocchi a Sidigas mettere in piedi una squadra per evitare penalizzazioni in un campionato che nel girone dell’Avellino si presenta molto competitivo e mette in ulteriori difficoltà una squadra che parte in qualche modo arrepezzata. Abbiamo anche detto che questa necessità che sembrerebbe virtù si scontra in qualche modo con la attrattività della cosa che si vorrebbe vendere: chi acquista è costretto a partire da scelte che non ha fatto lui e che potevano essere diverse e, dunque, potrebbe costituire un oggettivo disincentivo.

In ogni caso se De Cesare intende continuare e prendersi tempo per valutare con maggiore serenità le offerte pervenute e che perverranno, è un suo legittimo diritto. Ma allora quale senso dare alle sue dimissioni da amministratore delegato? Sembrava un segnale soprattutto rivolto ai commissari che lo affiancano per dire di non voler essere anche formalmente d’intralcio a trattative che peraltro ha sollecitato lo stesso De Cesare quando ha detto di aspettare manifestazioni di interesse e ancor prima il 3 luglio scorso annunciando il passo indietro dall’Avellino e dalla Scandone.

Comunque sia, se va avanti lui vuol dire che ha le risorse necessarie per farlo e meglio così per tutti. Una cosa però dobbiamo metterla nel conto, a cominciare dai tifosi: se le cose ad un certo punto non dovessero andare, come anche De Cesare razionalmente mette nel novero delle possibilità e se questo dovesse avvenire a campionato in corso, il coperchio sull’Avellino Calcio potrebbe chiudersi definitivamente. A meno che non arrivi un matto, nessuno a quel punto prenderà l’Avellino forse neanche regalata.

L’offerta congrua. Non la stabilisce De Cesare o almeno non è nella sua piena discrezionalità farlo. Ci sono i commissari. L’Us Avellino è un bene direttamente riconducibile al concordato avviato presso la sezione fallimentare del Tribunale di Avellino. Quanto vale l’Us Avellino, le sue quote societarie che valore di mercato hanno? Ognuno può sparare le cifre che vuole. Credo che quella ufficiale debba essere stimata da un consulente scelto da De Cesare e dai commissari. Una valutazione è stata fatta: 500 mila euro, quelli che ha offerto al buio Angelo Antonio D’Agostino, senza peraltro che sia stato messo in condizione di vedere e far leggere le carte e senza dire che nelle intenzioni del progetto di D’Agostino c’era un budget complessivo per un investimento di oltre quattro milioni. L’altra manifestazione di interesse, quella che fa capo ad imprenditori messi insieme da Gaetano Tedeschi, ha valutato zero euro le quote azionarie dell’Avellino. Ha offerto una ricapitalizzazione di 3 milioni per fare il campionato, esattamente tanto quanto costa un campionato di Serie C al risparmio, nella quale il valore dell’Us Avellino non è considerato in quanto ricompreso nei costi di gestione del campionato. Va sottolineata comunque l’irritualità se non il disordine e la confusione che caratterizza questi passaggi. Da una parte si dice di voler vendere soltanto di fronte ad una offerta congrua; dall’altra non si indica a quanto corrisponda questa congruità. Se io voglio vendere una cosa, la prima cosa che devo dire è quanto voglio per venderla. Non c’è una sola transazione, neanche del valore di 5 euro, che avviene con queste modalità. Tu mi dici quanto vuoi; io ti dico se te li do. Il fatto che sia stata rovesciata questa ultra millenaria consuetudine, la dice lunga sul groviglio che si intende dipanare.

Solo a titolo di cronaca, riferisco di quotazioni che parlano di due-tre milioni di euro che sarebbero considerati come congrua offerta per vendere l’Avellino.

Chi si dovesse fare avanti rispetto a questa quotazione o è un matto, e vanno bene pure i matti a condizione che non ci riportino nel baratro a distanza di qualche mese; oppure è semplicemente un matto che quei soldi li andrà a stampare da qualche parte, come diceva Totò, alla faccia del ragionier Casoria.

Da ieri, questo mi sembra di poter ricavare, siamo tornati alla casella di partenza. Speriamo di non restarci impietriti.