DIARIO IN PRIMA SERATA 26 LUGLIO 2019

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27 Luglio 2019 0 Di Anna Guerriero

INCERTI ORIZZONTI!

L’alzata del Pannetto ha aperto ufficialmente il Ferragosto liturgico e civile di Avellino. Quel simbolo rappresenta l’unità della comunità, la sua memoria, l’incentivo a superare le divisioni, da quelle condominiali a quelle in consiglio comunale. Naturalmente parlo di quelle divisioni che non sono produttive per la comune convivenza e per gli interessi collettivi della città. La divisione è il sale della convivenza, e della democrazia, quando diventa la sfida per garantire la migliore qualità della soluzione ai problemi di ogni ordine e grado. Non so se il Pannetto, come lo Spirito Santo, farà valere le sue effusioni sul nuovo consiglio comunale di Avellino che martedì prossimo si confronterà sulle dichiarazioni programmatiche del sindaco e darà vita alle commissioni consiliari che dovrebbero costituire il motore dell’attività amministrativa e consiliare ma che troppo spesso diventano inutili agorà quando non proprio altrettanto inutili arene gladiatorie. Qualche segnale positivo lo abbiamo rintracciato nelle dichiarazioni di alcuni autorevoli consiglieri comunali, penso a Franco Russo, a Luigi Urciuoli che anche qui da noi, mantenendo ferme e trasparenti le rispettive collocazioni rispetto alla maggioranza, hanno lanciato segnali e comportamenti molto apprezzabili rispetto alla disponibilità di individuare nella qualità del dialogo il migliore percorso per servire Avellino. Festa sappia fare buon uso anche di queste e altre disponibilità che dovessero arrivare su questo versante. Bene ha fatto a chiarire che anche se ce ne fossero le condizioni non ha intenzione di allargare la sua maggioranza. Anche se questo è vero fino ad un certo punto e non perché Festa nasconda le proprie intenzioni.

L’attuale geografia del consiglio comunale non cambierà; cambierà invece il clima e il contesto politico che la supereranno. Mi riferisco in particolare ai gruppi consiliari che fanno riferimento a Luca Cipriano e a Maurizio Petracca. Il chiarimento al quale prima o poi arriverà il Partito Democratico, finirà certamente per oscurare forse fine a far declinare i rispettivi orizzonti politici. Con la sconfitta del 9 giugno sono rimasti senza carte da giocare, confermando in qualche modo l’azzardo e per altro verso l’avventurismo di quel progetto nel quale è stato coinvolto anche una parte appariscente ma a conti fatti residua del Partito Democratico. In politica le sconfitte sono da mettere nel conto ed anche chi è sicuro di stravincere si cautela mettendo da parte una qualche chance per ripartire. Anche perché il progetto di cui sono stati ispiratori e protagonisti era fondato esclusivamente sulla uccisione di troppi padri, Cipriano e Petracca all’indomani della sconfitta si ritrovano senza filo da tessere. Cipriano lo conferma con le dichiarazioni scomposte di questi giorni dalle quali si comprende che altro non gli è rimasto che continuare a fare la guerra peraltro con argomenti non politici ma denigratori delle persone, al limite della diffamazione dentro teoremi scombiccherati dei complotti orditi dai famosi poteri forti ai suoi danni. Sui poteri forti, e solo per un dettaglio curioso, torneremo quando potremo leggere le spese dei candidati sostenute in campagna elettorale quando le presenteranno se non lo hanno già fatto.

Petracca sarà candidato alle regionali, ospite di una delle liste del presidente De Luca. Prima di essere eletto deve però sperare di essere candidato, cosa che gli auguriamo vivamente per il buon ottimo lavoro che sta svolgendo come presidente della Commissione Agricoltura. Deve sperare che De Luca non metta su un piatto della bilancia i suoi voti e sull’altro quelli di De Mita. Come vedete, per entrambi i protagonisti della campagna elettorale di Avellino, sono scenari non proprio esaltanti. Piuttosto direi tristi.