DECRETO DIGNITÀ: OTTANTAMILA POSTI DI LAVORO IN MENO. LICENZIAMENTI ANCHE IN IRPINIA

15 luglio 2018 0 Di Sandro Feola

Ottomila posti di lavoro in meno ogni anno fino al 2028: 80mila disoccupati in più. Tanto ci costerà il cosiddetto ‘decreto dignità’, primo atto prodotto dai 5stelle ora al governo. E purtroppo non lo dice l’opposizione, non è una valutazione “di parte”: lo dicono i tecnici del Mef, che nell’elaborare la relazione tecnica che accompagna ogni provvedimento varato dal Consiglio dei Ministri, sono tenuti a prevederne le conseguenze. E lo fanno con numeri alla mano, che come ha sottolineato Carlo Calenda, “non te li puoi inventare”. Sono quelli. Inesorabilmente quelli.

Ottomila posti di lavoro in meno all’anno che peseranno sul Sud. Secondo l’ultimo rapporto Svimez, l’occupazione nel meridione era ripartita con ritmi anche superiori al resto del Paese, ma con ancora 380mila unità sotto il livello pre crisi. Ora si aspettano ottantamila posti di lavoro in meno che, in parte, interesseranno anche in una realtà come quella irpina, che a fatica aveva colto gli effetti della recente riforma del mondo del lavoro. Alla luce dei dati e delle valutazioni degli imprenditori locali c’è da prevedere che i nuovi senza lavoro saranno diverse centinaia, e che gran parte di questi saranno giovani precedentemente assunti grazie al Jobs Act.

Carlo Calenda

Questa la dura realtà dei numeri che i signori Ministri grillini non possono più ignorare. Perché guidare un Ministero non è come gestire una pagina Facebook dove puoi postare tutte le fesserie che ti passano per la testa, fare promesse mirabolanti e raccontare alle persone in difficoltà una realtà che non c’è. Occorre leggere i documenti, studiare i provvedimenti, analizzarne le conseguenze. Occorre studiare, signori ministri e signori deputati. Perché lo Stato non è il blog di Grillo né la sua pagina Twitter. E’ una realtà complessa che richiede non solo acume, ma anche preparazione, dedizione, studio e sacrificio.

Che il governo esca dai social, dunque. Prima che il Paese, e con esso l’Irpinia, inneschino la marcia indietro. Con danni irreparabili per la dignità di tutti.